martedì 24 luglio 2018

CIBO IN GRAVIDANZA: DECALOGO degli alimenti pericolosi e dei corretti comportamenti da adottare


Alimentarsi in maniera equilibrata e salutare soprattutto in gravidanza è molto importante, per questo occorre seguire una dieta corretta, completa e varia. 
E’ basilare che la gestante conosca i cibi che possano rappresentare un rischio per lei e il futuro nascituro.

Sarebbe consigliabile EVITARE

1° categoria 
- Pesce crudo, crostacei (aragoste, astici, gamberi, gamberoni), pesce essiccato (che di solito non è ben cotto) in quanto presentano una probabilità maggiore di contenere batteri rispetto a quello cotto.
- Pesce affumicato per evitare i rischi connessi alla presenza di sostanze cancerogene legate al processo di affumicatura.
- Pesce che potrebbe contenere un’alta quantità di mercurio come lo squalo, il pesce spada, lo sgombro e il tonno. Il mercurio, anche se naturalmente presente nell’ambiente, viene inoltre rilasciato nell’aria dagli scarichi industriali inquinanti; in questo modo entra in contatto con le specie acquatiche accumulandosi nel loro tessuto adiposo sottoforma di metilmercurio.Tracce di mercurio sono presenti in quasi tutti i tipi di pesce, ma particolarmente presenti in quelli più grandi. L’eccesso di mercurio può danneggiare il feto o il sistema nervoso del neonato che si sta sviluppando. Sono quindi da privilegiare i pesci ricchi di omega 3 e poveri di mercurio come: salmone, aringhe, acciughe, sardine.
- Frutti di mare (ostriche e vongole) che potrebbero essere contaminati dagli scarichi industriali e contenere microbi pericolosi, in grado di provocare gravi patologie gastrointestinali alla gestante. La cottura in questi casi è sufficiente a scongiurare il rischio di infezioni, ma è inefficace in presenza di tossine, si consiglia quindi di privilegiare il consumo di alimenti confezionati di provenienza industriale in quanto soggette a controlli severi e periodici.

2° categoria
- Il latte e i prodotti derivati (formaggi, yogurt, …) sono alimenti che, se consumati nelle giuste dosi, devono essere presenti nella dieta della neo mamma in quanto ricchi di proteine, grassi e calcio ad essa necessario basta però scartare quelli pericolosi. Sono quindi da evitare:
- latte non pastorizzato e prodotti derivati
- formaggi molli maturati con le muffe, come il brie e il camembert
- formaggi erborinati come Roquefort e Gorgonzola
- formaggi molli come le tome e i tomini freschi, a meno che non siano prodotti con latte pastorizzato.
- alcuni formaggi di capra
Sono però da considerati sicuri i formaggi a pasta dura e semidura come il Parmigiano e il Grana. 
Il rischio legato a questo tipo di alimenti è la possibile presenza del batterio Listeria monocytogenes. La gestante che contrae la listeriosi può andare incontro ad
aborto spontaneo e parto prematuro. La sintomatologia in caso di avvenuta infezione è del tutto analoga a quella legata a disturbi parainfluenzali comprendenti febbre, dolori muscolari, brividi, talvolta associati a nausea e/o diarrea, per tanto di difficile individuazione. Solo raramente può evolvere in una forma potenzialmente letale di meningite e in infezioni ematiche.

3° categoria
- Uova poco cotte o crude in cui è difficile escludere la presenza di Salmonella e di conseguenza alimenti a base di uova crude come: zabaione, maionese artigianale,e tiramisù. Le uova dovrebbero quindi essere cotte finché sia il tuorlo che l’albume non risultino perfettamente solidi.
- Gelato artigianale, che a differenza di quello industriale, in genere considerato sicuro e mousse potrebbero essere prodotto con latte e uova non pastorizzate e quindi possibilmente contaminate con Salmonella.

4° categoria
- La carne è un alimento ricco di proteine, ferro e vitamina B12 e rappresenta quindi una parte importante della dieta sana di ogni futura mamma; è però importante che le gestanti non consumino carni crude, non ben cotte, compresi fegato, salsicce, ma anche hot-dog e piatti pronti di gastronomia, insaccati come prosciutto, arrosto di tacchino e pollo, salame e mortadella, a meno che non siano ben cotti.perché potrebbero rischiare diverse intossicazioni alimentari come: Listeria, E.coli, Campylobacter, Salmonella, Toxoplasma.
La toxoplasmosi è un’infezione parassitaria, spesso asintomatica o al massimo associabile a lievi sintomi parainfluenzali; contrarre però la patologia durante la gravidanza, espone la mamma al rischio di contagiare il feto per un 50%. Se un neonato viene contagiato può soffrire di problemi alla vista o all’udito, disabilità intellettive, convulsioni e altri problemi di carattere neuronale.

Le temperature consigliate da rispettare nella cottura delle carni sono le seguenti: 
- Arrosto o costolette di maiale: cottura ad almeno 63 °C.
- Arrosto e bistecche di manzo, vitello e agnello: cottura ad almeno 63 °C.
- Hamburger di manzo, vitello, agnello e maiale: cottura ad almeno 71 °C.
-Tritata di pollame: cottura ad almeno 74 °C.
- Petto di pollo: cottura ad almeno 77 °C.
- Pollo intero: cottura ad almeno 82 °C.

Per quanto concerne il consumo di fegato durante la gravidanza, si raccomanda attenzione e moderazione. Pur essendo una buona fonte di proteine, ferro, acido folico, vitamine del gruppo B, pare contenere addirittura un eccesso di vitamina A potenzialmente responsabile di malformazioni fetali. Secondo l’Institute of Medicine (IOM), la RDA (dose giornaliera consigliata) di vitamina A per le gestanti è di 2.565 UI (unità internazionali) al giorno. Una ricerca condotta su donne che hanno assunto al giorno circa quattro volte la quantità consigliata dall’IOM nei primi due mesi di gravidanza hanno presentato un rischio più che doppio del normale di partorire un figlio affetto da malformazioni.

Coloro che non hanno contratto Toxoplasmosi prima della gravidanza dovrebbero evitare il consumo di frutta e verdura cruda o che non può essere sbucciata. Va posta particolare attenzione alle insalate pronte. Si consiglia quindi di lavare molto bene la verdura, usando anche del bicarbonatio per poi sciacquarla abbondantemente sotto l’acqua corrente; operazione da eseguire anche con le insalate già imbustate. 

5° categoria
Alimenti particolarmente soggetti a rischio contaminazione di Salmonella ed E.coli.
- Succhi di frutta non pastorizzati
- Tisane e tè a base di estratti vegetali (è invece ammesso il tè tradizionale, meglio se decaffeinato)
- Paté e salse a base di carne o pesce affumicato vendute come fresche (le versioni confezionate sono sicure)
- Germogli crudi
- Pasti da asporto e piatti già pronti che presentano alta contaminazione

Le infezioni da Salmonella e da E.coli di solito provocano: diarrea, nausea, crampi addominali e febbre e possono continuare anche per diversi giorni.
Le gestanti che contraggono Salmonella e/o E. Coli, possono trasmettere l’infezione al feto, che a sua volta può soffrire di diarrea, febbre e, più raramente, di meningite dopo la nascita.

6° categoria
- Alcool: può provocare basso peso alla nascita e parto prematuro
- Caffè si consiglia di non superare 200 mg di caffeina al giorno pari a due tazzine; vanno considerate bevande eccitanti anche tè, cola, bevande energetiche e cioccolato, le cui porzioni andranno ridimensionate. Se si eccede nelle dosi si potrebbe andare in contro a nervosismo e tachicardia, tutte situazioni che non giovano al feto. 
- Dolci da utilizzare con moderazione in quanto un loro eccesso potrebbe promuovere nella neo mamma diabete gestazionale o iperglicemia.


Preparazione degli alimenti in gravidanza
Cucinare i vari alimenti prevede processi delicati che molti sottovalutano: ma è proprio il momento in cui possono verificarsi contaminazioni durante la manipolazione e preparazione del cibo. 

La FDA (food and drug administration) ha stabilito a tal proposito delle semplici regole a cui attenersi:
- Lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima e dopo aver maneggiato gli alimenti.
- Lavare i taglieri, i piatti, gli utensili da cucina e i piani di lavoro con acqua calda, sapone e aceto dopo che sono venuti a contatto con carne cruda, pollame, pesce, uova o ortaggi freschi non lavati.
- Tenere lontani tutto gli alimenti crudi, in particolarl modo pesce, carne e pollame, dagli alimenti pronti o cotti.
- Lavare la frutta e la verdura con acqua corrente prima di consumarle; la dove necessario, rimuovere lo sporco in superficie con una spugna ruvida oppure un bruschino impiegato unicamente a tale scopo.
- Togliere e buttare via le foglie più esterne degli ortaggi a foglia.
- Togliere le parti marce o non integre della frutta e della verdura
- Evitare di consumare alimenti cotti che sono stati fuori frigo per più di due ore.
- Controllare che la temperature del frigo sia di 4 °C al massimo e quella del freezer sia al massimo di -17 °C per rallentare la proliferazione dei batteri.

I corretti comportamenti da adottare in garvidanza 

Anzi tutto andiamo a sfatare il falso mito che la donna in gravidanza debba “mangiare per due”, sarebbe un errore gravissimo che va evitato.
Sempre più attenzione viene posta al peso della gestante in modo che non si appesantisca eccessivamente durante i movi mesi.
Attenzione va soprattutto posta al tipo di alimenti introdotti in modo da scongiurare possibili carenze nutrizionali sia per la gestante che per il nascituro.

Alimenti da preferire
- Frutta e verdura: fonte indiscussa di vitamine, minerali e fibre. L’obiettivo ideale sarebbe quello di mangiarne cinque o più porzioni al giorno, privilegiando la verdura per evitare un’eccessiva assunzione di zuccheri. 
- Carboidrati come pane, riso, patate, pasta e altri farinacei devono rappresentare la frazione energetica più importante di ogni pasto, da preferire quelli integrali ai raffinati..
- Le proteine devono essere reperiti da fonti di cui è nota la filiera di provenienza: via libera quindi a pesce, legumi, uova, semi, carne da tagli magri. 
- Noci, semi e legumi sono inoltre buone fonti di ferro, un minerale particolarmente prezioso in gravidanza.
- Latte e latticini rappresentano un’ottima fonte di calcio, l’ideale per la donna in gravidanza sarebbe di consumarne circa 3 porzioni al giorno, scegliendo prodotti magri, a basso contenuto di grassi. Oltre ai prodotti lattiero-caseari, costituiscono una valida fonte di calcio alcuno tipi di acqua, frutta secca a guscio e rucola.

Gli alimenti ricchi di grassi, oli e zucchero, sale (anche presenti in modo occulto) vanno drasticamente limitati per ridurre il rischio di aumentare eccessivamente di peso e/o sviluppare diabete gestazionale o preeclampsia (nel caso di eccessivo consumo di sale)

Ulteriori fabbisogni da rispettare
- Una donna in età fertile che preveda o non escluda una gravidanza dovrebbe sempre e comunque almeno nei 3 mesi precedenti un possibile concepimento, assumere almeno 0,4 mg/die di acido folico. Una gestante ha bisogno di una quantità doppia di acido folico rispetto ad una non gestante, perché la vitamina è coinvolta nella fase iniziale della sintesi degli acidi nucleici, molto intensa a causa dell’elevato ritmo di replicazione cellulare, oltre che alla corretta formazione del tubo neurale.
Sono alimenti particolarmente ricchi di acido folico: verdure a foglia verde (spinaci, broccoli, asparagi, lattuga), legumi (soprattutto fagioli, piselli), frutta (sopratutto kiwi, fragole e arance), frutta secca a guscio fegato e altre frattaglie, alcuni formaggi (soprattutto brie e camembert), uova, lievito, germe di grano.

- In gravidanza aumenta anche il fabbisogno di vitamina D, che svolge un ruolo chiave nel corretto assorbimento del calcio. La vitamina D non è molto comune nei cibi e per raggiungere livelli ematici soddisfacenti di questa vitamina è importante, senza esagerare, anche l’esposizione alla luce solare per permettere l’attivazione nella produzione della vitamina anche a livello cutaneo.
- Il fabbisogno di ferro in gravidanza risulta fortemente aumentato perché, oltre alle necessità materne, il ferro serve al feto per la formazione di emoglobina e mioglobina e per la costituzione di un deposito epatico di ferro; tale riserva, infatti, sarà utilizzata durante la vita neonatale per compensare la bassa concentrazione di ferro nel latte materno. Per la gestante si raccomanda un introito giornaliero pari a 30 mg di ferro.
- Gli acidi grassi omega 3 (reperibili nella frutta secca a guscio) non devono mai mancare in gravidanza; rappresentano infatti un valido spuntino non solo capace di contrastare gli improvvisi attacchi di fame, ma essenziale per garantire il corretto sviluppo neuronale del nascituro e il benessere spicofisico della neo mamma. 
- L’olio extravergine d’oliva è il condimento per eccellenza e va preferito a quello di semi o ad altri grassi come burro e margarina, il cui consumo va comunque limitato.
- Poichè è molto frequente che in gravidanza si presenti stipsi, la neo mamma dovrebbe cercare di mangiare molte fibre, cercando di avvicinarsi quindi alla quota raccomandata di circa 30-35 g di fibre al giorno. Un simile introito è raggiungibile solo attraverso il consumo costante ed equilibrato di cereali integrali, ortaggi, legumi, verdura, frutta fresca, ma anche fibra solubile come psyllium.
- Non dimentichiamo il consumo di acqua, il cui fabbisogno aumenta durante la gravidanza. L’acqua contribuisce inoltre a prevenire la costipazione, le emorroidi, il gonfiore eccessivo e le infezioni delle vie urinarie.

lunedì 23 luglio 2018

Sorbetti estivi


Cosa c’è di meglio in estate di un bel sorbetto? Ancor meglio se artigianale o home made!
 Il sorbetto solitamente viene servito a metà pasto, per predisporre lo stomaco ad accogliere le successive pietanze, o per preparare la bocca alla portata successiva, ma sempre più spesso lo troviamo a chiusura di pasto o come fresca merenda.
Approfittiamo quindi della frutta che la stagione ci regala per realizzare un ottimo sorbetto fatto in casa facendoci aiutare da una gelatiera oppure da un semplice robot da cucina.
Non tutti sanno che il sorbetto ha origini antichissime: più delicato dalla granita, ma dalla consistenza simile al gelato, questo fresco dessert era già conosciuto ai tempi dei romani; furono poi gli Arabi ad imparare ad utilizzare la neve mista al sale marino per mantenere bassa la temperatura del sorbetto nel corso della lavorazione. Fu poi di nuovo grazie ad un italiano, un pescatore di Aci Trezza, che nacque la gelateria. Il nipote del pescatore (Francesco Procopio dei Coltelli) portò poi nel XVII secolo l’invenzione a Parigi, dando origine al primo caffè d’Europa, “Le Procope” appunto!

Sorbetto al limone (senza gelatiera)  

Ingredienti
500 ml di acqua
180 ml di succo di limone
200 g di zucchero
½ limone (la buccia)

Procedimento
Taglia a metà i limoni e rimuovi la polpa facendo attenzione a non intaccare la parte bianca che risulterebbe amara; usa come coppette per il sorbetto le metà svuotate dei limoni.
Versa in un pentolino lo zucchero e l’acqua e fai sciogliere il tutto a fiamma bassissima; quando il composto sarà freddo, aggiungi il succo di limone e la scorza grattugiata.
Versa il composto ottenuto nei contenitori per il ghiaccio e lascia consolidare per 12 ore nel freezer, assieme ai limoni svuotati.
Rimuovi i cubetti al limone dal freezer e mettili in un frullatore da cucina; procedi tritandoli finemente. A questo punto disponi la mousse di limone così ottenuta all’interno dei limoni svuotati. Servi il tutto a fine pasto.

Sorbetto al mango (con albume)   

Ingredienti
300 g di polpa di mango
200 g di zucchero
250 ml di acqua
1 limone
1 albume

Procedimento
Fai sciogliere a fuoco lento lo zucchero nell’acqua in un pentolino e lascia raffreddare il composto ottenuto. Frulla la polpa di mango con una parte dello sciroppo di zucchero e il succo di limone, quindi unisci questa miscela al resto dello sciroppo di acqua e zucchero e metti tutto nel freezer per rassodare. Quando il composto inizierà a rapprendersi, unisci l’albume montato a neve e disponi di nuovo in freezer per altre due ore prima di servire.

Sorbetto alle fragole (con gelatiera)   

Ingredienti
350 g di zucchero
350 ml di acqua
500 g di fragole
2 limoni
1 albume

Procedimento
Versa in un pentolino lo zucchero e l’acqua, per ottenere a fiamma bassissima uno sciroppo, quindi fallo freddare. Unisci allo sciroppo, il succo dei limoni e le fragole, precedentemente passate al setaccio o frullate con il mixer, per ottenere una purea.
Monta a neve fermissima l’albume, quindi incorporalo al composto, versa il tutto nella gelatiera. Quando il sorbetto sarà pronto, decoralo con foglie di menta fresca e servilo.

Sorbetto di carote al Marsala    

Ingredienti
300 gr carote
120 gr zucchero a velo o di canna
4 cucchiai Marsala D.O.C
1 albume
50 gr mandorle dolci tritate e tostate

Procedimento
Lava e pela le carote; cuocile al vapore o grattugiale finemente.
Mette dentro un robot da cucina carote, zucchero, marsala, albume e frulla il tutto fino ad ottenere un composto cremoso. Lascia il tutto in freezer per 3 ore. Al momento di servire, frulla di nuovo il composto ghiacciato. Versa il sorbetto dentro bicchieri alti a stelo, guarnisci con le mandorle tritate.

Sorbetto di pomodoro (con gelatiera)     

Ingredienti
6-8 pomodori maturi
succo di limone
2 cucchiai di zucchero per ogni pomodoro
q.b. erba cipollina
q.b. peperoncino
q.b. zenzero grattugiato
foglie di menta opp foglie di basilico
q.b. sale

Procedimento
Scotta per qualche minuto i pomodori così da poterli spelare, dopo di che frullali assieme al succo di limone, erba cipollina, peperoncino, sale e zenzero. Metti il composto in una gelatiera fino ad ottenere una consistenza morbida. Servi il tutto aggiungendo qualche foglia di menta o di basilico per guarnire.


Sorbetto al caffè     

Ingredienti
300 gr zucchero
300 ml caffè
450 ml acqua
150 ml panna montata

Procedimento
Fai bollire acqua e zucchero, poi unisci il caffè ristretto. Una volta che il tutto si sarà raffreddato, aggiungi la panna non montata. Trasfersci il tutto per 2 ore in frigorifero dopo di che passalo in l freezer; durante il processo di congelamento frulla il composto almeno 3 volte (circa ogni ora) per impedire che diventi completamente ghiacciato. Frullalo ancora una volta prima di servirlo.


Sorbetto alla frutta      

Ingredienti
400 gr frutta di stagiione
50 gr zucchero
1 limone
½ bicchiere acqua
8 - 12 cubetti ghiaccio


Procedimento
Prepara uno sciroppo con il succo del limone e versalo in una casseruola con lo zucchero e l'acqua. Appena sciolto lo zucchero, lascialo raffreddare. Lava bene i frutti, avendo l’accortezza di lasciarne una piccola parte per la decorazione. Metti i frutti dentro una ciotola e versaci sopra lo sciroppo al limone. Lascia riposare il tutto per 30 minuti. Metti il contenuto della ciotola dentro un frullatore assieme ai cubetti di ghiaccio e frulla il tutto finemente. Servi dentro dei calici alti, guarnendo con la frutta che avevi lasciato da parte.

lunedì 18 giugno 2018

INTOLLERANZA ALL'ISTAMINA


L'istamina è un “mediatore chimico” responsabile di risposte allergiche e immunitarie. La produzione endogena avviene a partire dall'aminoacido istidina; l'istamina è presente però anche naturalmente in numerosi alimenti.

Perchè l'istamina possa essere presente negli alimenti, è necessaria la presenza di aminoacidi liberi, microrganismi, batteri e condizioni che ne consentano la crescita e la trasformazione; alte concentrazioni di istamina si trovano principalmente nei prodotti della fermentazione microbica quali formaggi fermentati, carni in scatola, vino, birra, pesce fresco che non è stato conservato alle temperature idonee.


In un organismo sano, l’istamina prodotta attraverso normali processi fisiologici a livello endogeno o introdotta attraverso i cibi, viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell'intestino tenue, al fine di evitarne l'assorbimento e il manifestarsi delle tipiche risposte allergiche.
Se il soggetto presenta un sistema digestivo compromesso perchè affetto da intestino irritabile, disbiosi intestinale, squilibri a carico della flora batterica intestinale o deficit di DAO, andrà in contro alla presenza di elevati livelli di istamina nell'intestino tenue che poi si riverserà nel sangue provocando la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche.

I quattro parametri da tenere sotto controllo sono quindi:
- Il livello di istamina assunta dall’organismo: non solo attraverso il cibo, ma anche attraverso l’ambiente e le piante che ci circondano
- Il livello di istamina prodotta dai batteri intestinali a partire dall’istidina
- Il livello di istamina rilasciato dai mastociti in risposta ad allergeni con cui l’organismo entra in contatto
- Il tasso di degradazione enzimatica da parte della DAO, se i suoi livelli sono troppo bassi non risultano sufficienti a degradare tutta l’istamina

L’eccesso di istamina si traduce in numerose manifestazioni anche molto diverse fra loro:



- disturbi a carico dell’intestino e del sistema digestivo come sindrome dell’intestino irritabile, gonfiore, diarrea, stitichezza (meno comune), dolori e bruciori allo stomaco, dolori addominali, nausea, vomito, reflusso acido, pesantezza di stomaco, crampi o flatulenza

- sintomi legati alla pelle come eruzioni cutanee, orticaria, psoriasi, eczemi, acne o brufoli, rosacea o arrossamenti cutanei, prurito (anche oculare), infiammazione della pelle, orticaria


- disturbi legati all’apparato respiratorio come congestione, asma, irritazioni e costipazione della mucosa nasale, starnuti , tosse cronica, rinite, asma, difficoltà respiratorie
- sintomi a carico del sistema cardio-circolatorio come aritmia, tachicardia, collassi circolatori, ipotensione, ipertensione, brividi, vertigini, palpitazioni, vertigini
- disagio a carattere psicologico come stati di ansia, stress, depressione, squilibri dell’umore, irritabilità, mancanza di concentrazione

- ulteriori manifestazioni come: mal di testa, fibromialgia, lacrimazione, affaticamento, problemi di sonno, edema (spesso interno a occhi, bocca e gola).

I disturbi solitamente compaiono circa 45 minuti dopo l'assunzione di alimenti contenenti istamina e scompaiono dopo un lasso di tempo variabile da soggetto a soggetto.

Il contenuto di istamina è variabile all'interno dello stesso tipo di alimento, quindi spesso accade che anche ingerendo lo stesso alimento la sintomatologia può verificarsi come non. Sicuramente il consumo combinato e ripetuto di alimenti ad elevato tenore di istamina, può condurre alla comparsa di sintomi molto accentuati.

Nei soggetti con dermatite atopica e in soggetti che soffrono di mal di testa, l'istamina presente negli alimenti provoca un peggioramento dei sintomi stessi.

Contrariamente ad un'allergia alimentare, l'intolleranza all'istamina non interessa il sistema immunitario, per tanto non è riscontrabile per mezzo di un classico test allergologico.

Anche sostanze come la tiramina (ammina derivante dall'aminoacido tiroxina), la caffeina, la solanina, la teobromina, la serotonina ecc...possono provocare reazioni simili all'istamina.

L'unico accorgimento praticabile è l'attenzione alimentare verso l'esclusione dalla dieta di alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori: in questo ultimo caso si tratta di alimenti che sono di per se privi di questo aminoacido a che sono comunque in grado di stimolare la liberazione di istamina da parte dell’organismo. Si raccomanda per tanto di ridurre al minimo gli alimenti ricchi di istamina e quelli amino liberatori assumendoli quindi in piccole quantità, bassa frequenza e non in associazione.

ALIMENTI NON CONSENTITI

Va precisato che al fine di evitare carenze nutrizionali, è opportuno non eliminare completamente tali alimenti e che anche una astensione totale protratta a lungo è sconsigliata.

Alimenti ricchi di istamina
Pomodori, crauti, spinaci, conserve, Ketchup, salsa di soia, pesce in scatola (conservati, marinati, salati o essiccati quali sardine, tonno, sgombro, acciughe, aringhe), pesce affumicato (come aringa, salmone..), crostacei e frutti di mare, salsicce, salame, carne secca, prosciutto affumicato, mortadella, formaggi fermentati e stagionati, alcolici, vino, birra, aceto di vino, lievito.

Alimenti istamino-liberatori
Cioccolato/cacao, fragola, banana, ananas, papaya, agrumi (arance, pompelmi…), kiwi, lampone, pera, avocado, molluschi e crostacei, noci, nocciole, mandorle e anacardi, albume d’uovo, carne di maiale, caffè.


ALIMENTI CONSENTITI E CONSIGLIATI

- Carne e pollame freschi o surgelati scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile
- Pesci freschi o surgelati, come il merluzzo, la trota ecc. La conservazione dei pesci a basse temperature è in grado di rallentare in misura consistente la sintesi di istamina batterica
- tuorlo d’uovo
- Formaggi freschi, ricotta e altri latticini, come latte, yogurt ecc...
- Frutta fresca come mele, pesche, albicocche, meloni, cachi ecc. Escludendo quella non consentita
- Verdura a foglia larga (lattuga, cicoria…), carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli, preferibilmente fresca, cruda o cotta. Escludendo quella non consentita
- Cereali preferibilmente quelli integrali
- Olio extravergine di oliva da impiegare a crudo nella giusta quantità per condire gli alimenti
- succhi di frutta privi di acido citrico
- tè a base di erbe
.- Aceto di mele o limone per condire
- Consumare almeno 2 Litri di liquidi al giorno preferendo acqua oligominerale naturale

CONSIGLI COMPORTAMENTALI

- Evitare l’esposizione al caldo eccessivo
- Evitare stress emotivi
- Smettere di fumare
- Rendere lo stile di vita più attivo cercando di abbandonare la sedentarietà
- Alcuni farmaci, soprattutto se assunti per lunghi periodi, possono inibire l’azione degli enzimi detossificanti l’istamina a livello intestinale e se associati a cibi ricchi di istamina portare a intolleranza all’istamina
- Durante la gravidanza a causa di una maggiore presenza dell'enzima diaminossidasi, secreto dalla placenta, può verificarsi una remissione della sintomatologia da intolleranza all'istamina


PROBIOTICI un importante aiuto 

Oltre a prestare attenzione agli alimenti introdotti, è fondamentale rinforzare l’intestino mediante l’assunzione di probiotici adeguati. Un intestino ben funzionante è in grado di sopperire anche alla nuova introduzione di alimenti contenenti istamina o istamino liberatori.

TEST di dosaggio attività della Diaminossidasi (DAO)

La determinazione dell’attività di questo enzima, è utile per individuare un efficace trattamento preventivo con un conseguente miglioramento della qualità di vita del paziente.
Attraverso un semplice prelievo ematico è possibile determinare l'attività dell'enzima DAO mediante una tecnica immunoenzimatica.





















giovedì 24 maggio 2018

DIABETE: la corretta alimentazione da seguire


Il Diabete Melliti di Tipi II  è una  patologia che interessa il metabolismo del glucosio che una volta assorbito dal tratto intestinale e riversato nel sangue, non viene ricaptato in maniera sufficientemente efficace a causa di un'alterazione ormonale a carico dell'insulina oppure per un mal funzionamento dei recettori periferici preposti a tale funzione; in questo modo il glucosio resta in circolo determinando una serie di reazioni metaboliche negative che si rercuotono sulla corretta fisiologia dell'organismo
Il Diabete Mellito Tipo 2 è un disturbo che comprende numerosissime sfaccettature, ma ciò che accomuna tutti i quadri clinici è una situazione di iperglicemia (>110 mg/dl), eventualmente accompagnata da iperinsulinemia ed iperlipidemia ( ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia LDL ); ovviamente, questo determina frequentemente sovrappeso, ipertensione, glicazione delle proteine plasmatiche, aumento del rischio di aterosclerosi, retinopatia, neuropatia, nefropatia e piede del diabetico.

Fare una tempestiva diagnosi di diabete di tipo 2 è essenziale per trattare la patologia nel migliore dei modi ed evitare ripercussioni sullo stato di salute che portano ad abbassare la qualità e l'aspettativa di vita del paziente. Le complicanze legate a questa patologia possono risultare anche molto gravi, soprattutto a livello della retina, del rene e del cuore.


DECALOGO COMPORTAMENTALE
Il primo approccio che il paziente diabetico deve affrontare è quello dietoterapeutico al fine di : raggiungere e/o manteniere un peso corporeo desiderabile, prevenire l’iper o l' ipoglicemia, ridurre il rischio di sviluppare l’aterosclerosi e le complicanze micro vascolari quali retinopatia e insufficienza renale.
In caso di sovrappeso o obesità è fondamentale ridutte il peso per ristabilire i livelli ematici di glucosio e abbassare i fattori di rischio cardiovascolare. Valori della circonferenza addominale superiori a 94 cm nell'uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato", valori superiori a 102 cm nell'uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un "rischio elevato".
Adottare uno stile di vita più attivo come andare al lavoro a piedi, in bicicletta, parcheggiare lontano, fare le scale evitando l’uso dell’ascensore risulta fondamentale per eliminare il grasso in eccesso, attivare il metabolismo di base e promuovere il corretto dimagrimento. Quando è possibile è raccomandabile praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana sia di tipo aerobico, che anaerobico.
Imparare a leggere le etichette dei prodotti è importante per valutare il contenuto in zuccheri spesso presenti anche in forma occulta; meglio evitare gli alimenti “senza zucchero” in quanto sono spesso ricchi di grassi e di conseguenza ipercalorici oltre che ricchi di edulcoranti.

DECALOGO DIETETICO
- ridurre il consumo di zuccheri semplici
- ridurre il consumo di grassi saturi
- incrementare il consumo di fibra
- non saltare la colazione
- consumare pasti completi (carboidrati + proteine + verdura + frutta) a pranzo e cena
- evitare periodi di digiuno prolungato quindi spezzare la giornata con adeguati spuntini



ALIMENTI SCONSIGLIATI
- zucchero bianco, zucchero di canna o fruttosio per dolcificare le bevande
- marmellata e miele
- dolci quali torte, pasticcini, biscotti, frollini, gelatine, budini, caramelle
- frutta sciroppata, candita, mostarda di frutta
- bevande zuccherine come cola, acqua tonica, tè freddo, succhi di frutta
- salse contenenti zucchero tipo ketchup
- condimenti grassi come burro, lardo, margarine
- insaccati
- superalcolici

ALIMENTI CONSENTITI CON MODERAZIONE
- frutta poiché contiene naturalmente zucchero (fruttosio). È importante rispettare le quantità indicate nella dieta e limitare al consumo occasionale i frutti più zuccherini (uva, banane, fichi, cachi, mandarini).
- dolcificante
- prodotti da forno dietetici per diabetici, ricordando che seppur senza zucchero non sono ipocalorici, ma hanno un valore calorico pressoché uguale agli analoghi tradizionali
- vino
- sale limitando il consumo di quello aggiunto in fase di cottura e degli alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità come cibo in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia)
- castagne, patate e il mais sono importanti fonti di amido quindi sono da considerarsi sostituti di pane, pasta e riso
- legumi rappresentano un’importante fonte di proteine vegetali ma contengono carboidrati, quindi è importante rispettare le quantità indicate nella dieta

ALIMENTI CONSENTITI
- verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti
- pesce (fresco o surgelato) non meno di due-tre volte alla settimana
- carboidrati complessi (pane, pasta, riso, fette biscottate) e cereali integrali
- olio d’oliva, aggiunto a crudo e con moderazione
- formaggi da consumare un paio di volte alla settimana; il Grana Padano D.O.P. o Parmigiano possono essere consumati con moderazione con maggior frequanza
- affettati più magri come prosciutto cotto, crudo, bresaola, speck, arrosto di tacchino e pollo privandoli del grasso visibile
- carne sia rossa che bianca proveniente da tagli magri e che sia privata del grasso visibile; pollame senza pelle
- latte e yogurt scremati o parzialmente scremati
- acqua oligominerale almeno 1,5 litri al giorno 


INDICE GLICEMICO DEGLI ALIMENTI
È utile per il paziente diabetico imparare a distinguere gli alimenti in base all’indice glicemico in modo da mantenere sotto controllo i livelli di glicemia ematica.
L’indice glicemico (IG) di un alimento indica l’incremento glicemico indotto dall’ingestione di una porzione di quell’alimento rispetto ad uno di riferimento (glucosio o pane bianco), a parità di contenuto di carboidrati.

I fattori che possono far variare l’IG degli alimenti:
- il grado di maturazione della frutta, più questa è matura maggiore sarà l'indice glicemico, in quanto è aumentato il tenore zuccherino 
- la zona di coltivazione e le variazoni legate al clima e al territorio, può influenzare l'indice glicemico di un particolare alimento
- la cottura dell'alimento, che può far variare l'IG a causa del diverso contenuto di zuccheri tra un alimento crudo e uno cotto
- il grado di cottura degli alimenti a base di amido: maggiore èil tempo di cottura e maggiore risulterà l'IG di quell'alimento; ciò dipende dal rilascio di amido che è maggiore nei cibi più cotti
- la masticazione: più si mastica più si alza l'indice glicemico di un alimento, poichè si va a liberare un maggior contenuto di zuccheri
- il contenuto di fibre solubili presenti in un alimento, un alimento ricco in fibre solubili avrà un IG basso poichè le fibre riducono l'assorbimento del glucosio e riducono quindi il picco glicemico
- il processo di raffinazione dei cereali per cui si eliminano gran parte o tutte le fibre in essi contenute, farà si che un cereale raffinato presentiun IG maggiore rispetto ad uno non raffinato o integrale. 

Alimenti ad ALTO indice glicemico: da 55 a 100 in su
da 55 -60 IG
riso rosso, riso soffiato, cereali special K, semola di grano duro, porridge, riso lungo, mais in chicchi, riso di camargue, pane al latte, orzo perlato, nespole, papaya, melone, castagne, banana matura, datteri, albicocche, bibite gassate, miele, maionese industriale, cioccolato in polvere zuccherato, ovomaltina, senape, ketchup, sciroppo d'acero, Nutella

da 65 – 70 IG
pane di segale con il 30% di segale, pane nero, farina semi - integrale, farina di granturco, farina di grano tenero, riso comune, fette biscottate, polenta, miglio, pane bianco, pane di riso, pane azzimo con farina bianca, amaranto soffiato, patate lessate con buccia, barbabietola cotta, zucca, uva passa, farina di castagne, tamarindo, fave cotte, zucchero di canna integrale.
da 75 – 85 IG
tapioca, pop corn, riso soffiato, riso precotto, crackers, maizena, farina di grano bianco, latte di riso, anguria, purè di patate, rape cotte, sedano rapa, carote cotte 

da 90 - 100 IG e oltre
farina di riso, pane bianco, riso parboiled, fecola di patate, patate al forno, glucosio, sciroppo di mais, birra, sciroppo di glucosio, maltodestrine, datteri secchi

Alimenti a MEDIO indice glicemico: da 40 a 50 
IG 40
farro, pane azzimo realizzato con farina integrale, farina di quinoa, fiocchi di avena, kamut, avena, pane integrale, grano saraceno, pasta integrale, succo di mela senza zucchero, latte di cocco, succo di carota senza zucchero, fave crude, fagioli rossi, prugne secche, cicoria.
IG 45
farina di farro, grano, cous cous integrale, pane di kamut, farina di kamut, bulgur, riso basmati integrale, spaghetti cotti al dente, segale, pane di segale, farina di segale, piselli,: succo di arancia, succo di mango, succo di pompelmo, succo d'uva, mirtillo, uva, salsa di pomodoro, banana non matura, ananas fresco, carote crude

IG 50
mango, litchi, kiwi, cachi, topinambur, patate dolci, succo di mela, succo di mirtillo, succo di ananas, riso basmati, riso integrale, muesli, pane realizzato con il 65% di farina di quinoa, cereali tipo All brain, surimi di granchio, pesche sciroppate, ananas sciroppato, sushi

Alimenti a BASSO indice glicemico: da 0 a 35 
IG 0
tutti i tipi di pesce, tutti i tipi di carne, frutti di mare, uova; the e caffè senza zucchero, acqua, tutti i tipi di olio, parmigiano, formaggio di capra 
IG 5
crostacei, aceto, spezie, erbe aromatiche (prezzemolo, basilico, e così via)
IG 10-15
cipolle, funghi, bietola, broccoli, olive, asparagi, ravanelli, cavolini di bruxelles, finocchio, pinoli, sedano, insalata belga, peperoni, scalogno, cavoli, spinaci, zucchine, cavolfiori, soia, lupini, mandorle, ribes nero, nocciole, noci, arachidi, crusca (sia di grano che di avena), tofu, zenzero, peperoncino
IG 20-25
melanzane, carote, germogli di bambù, carciofi, limone, ciliegie, lamponi, more, anacardi, pompelmo, mirtilli, uva spina, fragole, ribes, lenticchie verdi, fagioli di soia, piselli secchi, fagiolo nano, yogurt di soia, cioccolato fondente, cacao in polvere, orzo, farina di soia
IG 30
fagiolini, aglio, pomodoro, barbabietole, rape, mandarini,passion fruit, pere, fagioli cannellini, lenticchie, lenticchie gialle, ricotta, latte scremato, formaggi freschi, latte di mandorla, latte di avena, latte di soia
IG 35
succo di pomodoro, sedano rapa, melagrana, banane acerbe, albicocche, prugne, arance, mela, fico, pesca, noce di cocco, ceci, fagioli neri, fagioli rossi, fagioli Azuki, fagioli borlotti, quinoa, amaranto, semi di girasole, lievito di birra.








mercoledì 2 maggio 2018

Morbo di Crohn: la corretta nutrizione



CARENZE VITAMINICHE NEL MORBO DI CROHN

La zona più colpita dal Morbo di Crohn, malattia infiammatoria cronica a carattere genetico ed autoimmune dell'apparato digerente, è l'ileo terminale (porzione finale dell'intestino tenue) e il colon (intestino crasso).

A livello dell'ileo terminale l’intestino svolge l’azione di captare Vitamina B12 e di riassorbire i sali biliari immessi dalla cistifellea durante la digestione.
La Vitamina B12 svolge all’interno dell’organismo delle importantissime funzioni; assieme al fattore intrinseco secreto nello stomaco, questa vitamina compone il fattore di maturazione eritrocitario, che porta alla maturazione dei globuli rossi a livello del midollo osseo. Inoltre la Vitamina B12 è implicata nella sintesi del DNA e regola il metabolismo dei glucidi, dei lipidi e delle proteine.
Nei soggetti sani, la Vitamina B12 viene stoccata nel fegato; pertanto è molto difficile valutarne un deficit se non a distanza di anni. Contrariamente a quanto avviene in un quadro fisiologico, nel Morbo di Crohn queste riserve epatiche vengono compromesse, quindi la carenza di Vitamina B12 si instaura velocemente portando ad un’alterazione dei globuli rossi, all’insorgenza di uno stato anemico per carenza di ferro. Un deficit da Vitamina B12 è associato a debolezza, pallore, ittero, stanchezza, lingua liscia, talvolta pruriginosa e arrossata, formicolii, ridotta percezione del dolore, irritabilità, mal di testa, tendenza alla depressione, riduzione dell'efficienza mentale, compromissione dell'equilibrio ed alterazioni del sonno. Non rari i casi riscontrati di possibili alterazioni in gravidanza a carico del feto a causa di malformazioni irreversibili proprio a causa del fatto che la Vitamina B12 rappresenta un fattore metabolico cellulare coinvolto nella sintesi nucleica. Le donne gravide affette da malattia di Crohn devono integrare questa vitamina in maniera più accurata rispetto a coloro che non ne sono affette.


I soggetti colpiti da Morbo di Chron non riescono a promuovere il corretto riassorbimento dei sali biliari a livello dell'ileo terminale; questi stazionano quindi nel lume intestinale dove esplicano la loro naturale funzione trattenendo gran parte della porzione grassa presente negli alimenti. Ciò provoca steatorrea (condizione patologica caratterizzata da presenza di notevoli quantità di sostanze grasse non digerite nelle feci) e la riduzione dell’assorbimento di molecole liposolubili, tra cui principalmente vitamine, che così vengono espulse continuamente provocando ipovitaminosi. Le vitamine principalmente coinvolte nel malassorbimento lipidico sono la vitamina K (importante fattore di coagulazione) e la vitamina D; una sua carenza provoca un'alterazione del metabolismo osseo (rachitismo, osteomalacia e osteoporosi) e porta ad un aumento del rischio di contrarre malattie cardiovascolari.

Nel Morbo di Crohn si riscontra sovente l'alterazione della flora batterica intestinale, talvolta eccessivamente stimolata, mal nutrita o addirittura modificata (a causa della steatorrea e della compromissione generale dell'intestino). I batteri intestinali rappresentano un vero esercito a difesa dell’organismo nei confronti degli attacchi dei patogeni esterni.



DIETA PER LA FASE CRONICA


La dieta comune da adottare in caso di Morbo di Crohn non richiede accorgimenti particolari, ma si può rivelare indispensabile per alleviare i sintomi e i disturbi più importanti apportando un certo sollievo al soggetto malato. Sicuramente è importante prestare attenzione ad una corretta cottura delle pietanze; i metodi più adeguati sono la bollitura, la cottura a vapore, la cottura in pentola a pressione e la cottura a bassa temperatura. Sono da escludere le fritture, le cotture alla griglia e piastra. Da moderare i metodi di stufatura e brasatura, come anche saltatura in padella e gli arrosti al forno.
In questo modo non solo è possibile ridurre l’utilizzo dei grassi, ma anche la presenza di cataboliti tossici che si possono generare durante la cottura come composti di Maillard, acrilamide, acroleina, formaldeide ecc).
Anche nel corso della fase asintomatica, meglio escludere il consumo di latte ed i latticini se non si è abituati ad assumerli con regolarità; questi alimenti contengono infatti elevate quantità di lattosio che necessita della presenza attiva e funzionante dell’enzima intestinale lattasi per essere digerito. Nell’adulto questo enzima inducibile (ovvero attivato dalla presenza di substrato -lattosio) tende a scomparire. Lo zucchero (lattosio) non assorbito, staziona nel lume intestinale esercitando potere osmotico sulla mucosa, richiamando così acqua dai tessuti periferici verso il lume intestinale causando diarrea e disidratazione. Una situazione di questo genere provocherebbe in coloro che sono affetti da Morbo di Chron un riacutizzarsi della patologia; la diarrea acquosa che caratterizza questa malattia è legata infatti già da un ridotto assorbimento glucidico. E’ proprio la diarrea a causare l'alterazione dell’equilibrio elettrolitico di calcio, magnesio e potassio che si manifesta con l'insorgenza di alcuni disagi a carico di nervi periferici e muscoli portando a crampi e ridotta efficienza di contrazione. 

Il kefir essendo una sostanza altamente digeribile, in grado di regolarizzare l’intestino e migliorare lo stato di benessere in pazienti affetti da patologie intestinali come colite, morbo di Crohn e malattie digestive, potrebbe rappresentare una valida alternativa al latte anche per coloro che presentano intolleranza al lattosio. Il Kefir infatti stimola la digestione promuvendo le secrezioni salivari, gastriche e pancreatiche; stimola inoltre la produzione di anticorpi e aumenta le difese immunitarie; grazie all'elevata concentrazione di batteri lattici in esso presenti, protegge e rinforza la flora batterica intestinale. 

Colui che è affatto da Morbo di Chron non ne deve però abusare nel consumo in quanto il Kefir promuove la peristalsi intestinale quindi l'eccesso potrebbe scatenare le crisi diarroiche.
Sempre al fine di tenere l’intestino “a riposo” è consigliabile limitare l'impiego incucina di zucchero e sale (saccarosio raffinato e cloruro di sodio), spezie urticanti (capsaicina del peperoncino, piperina del pepe, gingerolo dello zenzero, isotiocianato del rafano, allicina dell'aglio e della cipolla ecc), bevande alcoliche e alimenti o bevande che contengono stimolanti della peristasi intestinale (bevande o alimenti che contengono caffeina o analoghi, come teobromina, teina ecc).
Una particolare attenzione va posta agli additivi, in particolare quelli contenenti tracce di titanio, considerato un acceleratore dell'infiammazione per il Morbo di Crohn.
Meglio limitare il consumo di funghi: tutti i funghi, anche quelli commestibili, producono una piccola quantità di sostanza venefica; inoltre, questi alimenti, in particolare quelli raccolti, possono contenere tracce significative di inquinanti oltre a risultare difficili da digerire.

In fine è saggio evitare il consumo elevato di alimenti scarsamente digeribili e potenzialmente fermentativi quali frutta, ortaggi, cereali e legumi; come anche l’eccesso di alimenti grassi e/o contenenti grassi di bassa qualità come quelli idrogenati.
Di fondamentale importanza per coloro che sono affetti da Morbo di Chron è il mantenimento del corretto trofismo della flora batterica intestinale. Quindi è giusto assumere una buona dose di molecole prebiotiche (rappresentate principalmente da fibra solubile) da assumere anche in concomitanza a probiotici, in modo tale da aumentare la naturale barriera contro gli attacchi esterni. Altrettanto importanti sono gli acidi grassi essenziali Omega 3 (per la loro capacità antinfiammatoria) e gli antiossidanti naturali (utilissimi nella lotta contro i radicali liberi, l'infiammazione ed la trasformazione neoplastica). Altrettanta attenzione va prestata alla Vitamina B12 che può essere reperita attraverso il consumo di alimenti di origine animale, come il fegato, la carne rossa, il pesce, rosso d’uovo, formaggi stagionati; là dove l’alimentazione non soddisfi i fabbisogni dell’individuo, è possibile ricorrere ad integrazione mediante preparati opportunamente formulati.
Sarebbe invece corretto prestare attenzione all’eccessivo consumo di fibre insolubili presenti nella crusca, nella buccia dei legumi, nella frutta e negli ortaggi, responsabili di incrementare il rischio di diarrea, meteorismo e dolori addominali.

Solitamente il soggetto affetto da Morbo di Chron dovrebbe seguire una dieta a basso residuo fisso, in cui viene limitato il consumo di fibre (che favoriscono la peristalsi) e di alcuni alimenti che vengono digeriti con difficoltà; in questo modo i movimenti intestinali vengono ridotti per non esacerbare i sintomi dolorosi annessi al Morbo di Crohn, come i crampi, la pancia gonfia, la diarrea, i gas intestinali.
Spesso per poter individuare con maggior precisione i cibi che danno fastidio (variabili da individuo ad individuo) si consiglia di annotarli su un diario in modo da poterli riferire allo specialista che deciderà se ridurli o eliminarli dalla dieta.


cibi da evitare

Pane, pasta e riso integrali, cereali integrali, frutta secca, verdure crude, alcune verdure cotte come broccoli, cavoli, mais, cavolfiore, cipolle; carni grasse, carni e salumi affumicati, fagioli e lenticchie, succhi di frutta, marmellate molto dolci, conserve, spezie come peperoncino, curry; edulcoranti sia naturali che chimici; caffè, alcolici, bibite gassate, fritture e dolci elaborati. I latticini, così come il grano, sono da bandire in caso di intolleranze accertate, altrimenti il loro consumo va limitato perché irritante l’intestino.


cibi permessi

Pane bianco e crackers senza semi, riso bianco, verdure di stagione cotte e private di buccia e/o semi, come asparagi, carote, zucchine, fagiolini, zucca, patate, carne bianca o rossa magra, tenera e morbida, uova, pesce frutta cotta.

Si raccomanda di bere molto, fare piccoli pasti durante la giornata, masticando piano e a lungo, per accorciare e favorire il processo digestivo.

martedì 20 febbraio 2018

Dieta per potenziare le difese immunitarie

Nuovo articolo uscito su "DIAGNOSI E TERAPIA" rivista di benessere e salute distribuita sia tramite copia cartacea nelle farmacie italiane, sia in copia digitale sul loro sito  
Ecco a voi...buona lettura sulla CORRETTA ALIMENTAZIONE PER POTENZIARE LE DIFESE IMMUNITARIE



venerdì 2 febbraio 2018

Alimenti indicati se il sistema immunitario è basso

Sistema immunitario debilitato? Quali sono i sintomi. 

Si parla di difese immunitarie basse quando il valore totale dei globuli bianchi è inferiore a 4000 cellule per 3 mm di sangue; questa condizione patologica, anche se spesso associata a sintomi aspecifici, espone l’organismo ad un aumentato rischio di contrarre malattie.

Un sistema immunitario sano permette di stare in salute più a lungo; le difese immunitarie rappresentano infatti una barriera fondamentale per l’organismo, grazie alle quali si protegge dagli attacchi esterni.

I sintomi che ci devono far capire che il nostro sistema immunitario si sta indebolendo sono:

- sindrome da raffreddamento
- stanchezza
- rallentata cicatrizzazione
- infezioni del cavo orale (es gengive infiammate e arrossate) o del tratto digerente (es diarrea frequente, crampi e gonfiore), infezioni urinarie 
- mal di gola 
- sindrome influenzale 
- reazioni allergiche frequenti legate a polline, polvere e smog 
- improvvise vampate di calore
- mancanza di lucidità legata ad assidua fiacchezza ed estenuante stanchezza
- caduta di capelli


Calo delle difese immunitarie: può essere anche colpa dell'alimentazione


Una corretta nutrizione è fondamentale per mantenerci salute; perchè le funzioni fisiologiche vengano svolte al meglio non dobbiamo mai far mancare al nostro organismo i sei macronutrienti fondamentali:

proteine - indispensabili per costruire muscoli forti e difese reattive e letali verso le aggressioni esterne
carboidrati - da cui trarre energia
grassi - come fonte di energia supplementare
vitamine - permettono di regolare e coordinare i processi metabolici dell’organismo
minerali - coadiuvano la regolazione di moltissimi processi metabolici
acqua - fornisce il substrato in cui avvengono tutte le reazioni biochimiche

Ormai è noto che la mal nutrizione esponga l’individuo ad una maggior vulnerabilità nei confronti delle malattie infettive; alcune ricerche sperimentali indicano che carenze di micronutrienti (ad esempio di zinco, selenio, ferro, rame, acido folico, e vitamine A, B6, C ed E), alterano la risposta immunitaria negli animali.



Ecco i macronutrienti principalmente coinvolti nel mantenimento di un sistema immunitario sano:

Selenio - la cui carenza pare correlata ad un maggior rischio di sviluppare tumori alla vescica, al seno, al colon, al retto, al polmone e alla prostata.

Vitamina A - gioca un ruolo chiave in presenza di infezioni garantendo il mantenimento dell’integrità delle superfici mucose e influenzando alcune sottocategorie di linfociti T, linfociti B e citochine. Quando si ha carenza di vitamina A, le difese immunitarie tendono ad abbassarsi e di conseguenza si è maggiormente esposti al rischio di attacchi da parte di agenti infettivi.

Vitamina B2 - in grado di migliorare la resistenza alle infezioni batteriche nei topi, anche se non è ancora chiaro come questo si traduca in termini di miglioramento della risposta immunitaria.

Vitamina B6 - se assunta nelle corrette dosi, è in grado di potenziare la risposta immunitaria influenzando la capacità dei linfociti di maturare e differenziarsi in diversi tipi di linfociti T e B.

Vitamina D - prodotta dalla pelle esposta alla luce del sole sappiamo essere in grado di segnalare una risposta antimicrobica al batterio responsabile della tubercolosi (Mycobacterium tuberculosis); ciò fa presagire che un analogo comportamento possa essere svolto nei confronti anche di altri batteri.

Vitamina E - è in grado di migliorare la risposta immunitaria all’epatite B e al tetano dopo la vaccinazione; non si esclude che analogo ruolo possa essere giocato verso anche altri agenti patogeni.

Zinco - se presente in tracce è essenziale per garantire il corretto funzionamento delle cellule del sistema immunitario; al contrario il suo eccesso può inibire la funzionalità del sistema immunitario.


Gli alimenti che fortificano le difese immunitarie

Soprattutto con l’arrivo della stagione fredda, il sistema immunitario può essere sottoposto a continua sollecitazione trovandosi a combattere contro febbre, mal di gola, raffreddore e altri malanni. I rimedi naturali in grado di fortificare le difese immunitarie li possiamo trovare sulle nostre tavole ogni giorno; i cibi giusti possono svolgere un ruolo importante, agendo in modo benefico sul sistema immunitario e sullo stato generale del nostro fisico.

Cibi da prediligere:

- Ortaggi e frutta ricche di vitamina C, il cui ruolo nel fronteggiare le infezioni è ormai noto da tempo. Questa vitamina è in grado di ridurre fino al 40% l’azione dannosa dei radicali liberi sui globuli bianchi e potenzia l’attività dei linfociti. Per colmare il fabbisogno quotidiano (circa 60 mg) , è sufficiente una spremuta d’arancia e un paio di kiwi. Frutta e verdura sono importantissime anche per assicurare l’apporto di caroteni, protettori dei tessuti e delle mucose, comprese quelle di bronchi e polmoni. Le verdure a foglia rappresentano inoltre un’ottima fonte di acido folico che svolge un effetto riparatore sui linfociti; la famiglia dei cavoli (broccoli, cavolini, cavolfiore, verza) è invece ricca di isotiocinati, composti preziosi per disintossicarsi in caso di infiammazioni. Si consiglia di assumere circa 5 porzioni fra frutta e verdura al giorno sia cruda che cotta.

- Semi oleosi forniscono vitamina E, preziosa per l’effetto protettore sui linfociti, potenziato dalla presenza del coenzima Q10 e del betaglucano, composti che si trovano in buone concentrazioni anche nei cereali integrali non privati del germe. Una-due porzioni al giorno di cereali integrali (orzo, riso, frumento e farro, anche sotto forma di fiocchi), pari a circa 80-120 grammi e due-tre cucchiai di semi oleosi, aiutano anche a raggiungere un buon apporto di aminoacidi solforati, fondamentali per la regolazione della risposta immunitaria. Sono, infine, una discreta sorgente di zinco, presente anche nel pesce e nei legumi, importante fattore di sintesi dei globuli bianchi.

Sono invece da moderare:

- latte e grassi di origine animale: trigliceridi e colesterolo in eccesso rischiano di occludere, oltre ai vasi sanguigni, anche i vasi linfatici. Meglio, inoltre, scegliere condimenti di origine vegetale, aggiungendo all’olio extravergine di oliva, olio di lino o canapa che grazie al loro contenuto di acidi grassi omega-3 e 6, contrastano i fenomeni infiammatori e assicurano un migliore assorbimento dell’ossigeno a livello delle cellule, rendendole meno sensibili ad attacchi indesiderati.

- zuccheri semplici e dolci che lo contengono poichè sono in grado di diminuire l’azione difensiva dei linfociti e ridurre l’assorbimento di vitamina C.



Top ten dei migliori cibi  alleati del nostro sistema immunitario 

- agrumi ricchi di vitamina C, sono gli alimenti top nella lotta a raffreddori e malanni autunnali. Consumati in quantità, possono infatti svolgere un ruolo fondamentale nel rafforzamento delle difese immunitarie.

- carote e tutti gli alimenti ricchi di betacarotene (si riconoscono per il loro colore rosso-arancione) in quanto ottimi stimolatori del sistema immunitario. Il betacarotene infatti, svolge un'azione importantissima, aumentando il numero delle cellule in grado di combattere le infezioni e contribuendo ad eliminare i radicali liberi, principali responsabili dell'invecchiamento cellulare. Anche la zucca, le patate dolci e il tuorlo dell'uovo svolgono un'azione simile nella lotta contro infezioni e virus stagionali.

- echinacea nota per la sua azione immunostimolante che stimola i globuli bianchi a distruggere batteri e virus. Può essere assunta sotto forma di capsule e pastiglie oppure come estratto secco da utilizzare per la preparazione di tisane.

- aglio che grazie all’ allicina e al solfuro in esso contenuti è in grado di stimolare la moltiplicazione delle cellule che si occupano di combattere virus e infezioni.

- funghi per l’elevata concentrazione di betaglucani in essi presenti che migliorano l'attività del sistema immunitario contro le infezioni.

- cioccolato fondente in grado di arricchire e potenziare il nostro sistema immunitario in quanto direttamente responsabile dell’aumento dei linfociti-T., in grado di debellare infezioni e virus.

- fragole svolgono un'azione pari a quella delle arance e degli agrumi in generale, per quanto riguarda il rafforzamento delle difese immunitarie, sebbene in pochi conoscano questa loro proprietà. Durante l'autunno-inverno questo frutto è fuori stagione, ma è possibile trovarlo surgelato con tutte le sue proprietà benefiche intatte.

- salmone che essendo ricco di vitamina D svolge un ruolo fondamentale nella lotta contro infezioni e virus alle vie respiratorie superiori, rappresentando uno degli alimenti maggiormente capaci di rinforzare il sistema immunitario.

- cavolo rosso, fonte di vitamina C, aiuta a proteggere l’apparato respiratorio e rinforza l’attività fagocitaria dei globuli bianchi, contribuendo così a potenziare il sistema immunitario.

- frutta secca in generale e mandorle in primis, sono alimenti ricchi di vitamina E e antiossidanti, entrambi in grado di svolgere una potente azione contro i malesseri stagionali e le infezioni alle vie respiratorie.

yogurt, ricco di probiotici e fermenti lattici vivi, aiuta a mantenere in salute la flora batterica intestinale e ad aumentare le difese immunitarie a livello dell'intestino.


Oltre a garantire al nostro organismo una alimentazione sana e bilanciata, per rafforzare il sistema immunitario, è fondamentale che esso si attenga anche a delle buone norme comportamentali che prevedono:

- praticare sport o di svolgere un'attività fisica leggera (30 minuti di camminata al giorno a passo veloce) almeno 2 - 3 volte a settimana.

-evitare l'abuso di alcol e perdere peso se si è sovrappeso o obesi.

- smettere di fumare dato che il fumo aumenta gli stati infiammatori dell'organismo sovraccaricando il sistema immunitario, inibendo inoltre l'azione delle ciglia del naso, rendendo più facile l'ingresso di patogeni.

- riposare almeno 8 ore a notte, evitando di stravolgere il ritmo sonno - veglia.

- ridurre le condizioni stressanti e attuando condizioni che permettano di scaricare lo stress e le tensioni accumulate nella giornata.