venerdì 20 febbraio 2015

psiconeuroendocrinoimmunologia: una disciplina dalle mille virtù



La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) è una disciplina che si basa sui lavori di Hans Selye sullo stress degli anni trenta in cui viene presa in esame la relazione fra il sistema nervoso, il sistema immunitario e il sistema endocrino.
PNEI, rappresenta nel panorama scientifico, un elemento innovativo, che consente di ampliare la visione clinica tradizionale mettendo in relazione salute e attività motoria.
E’ noto da studi degli anni novanta che l’eccessiva sollecitazione muscolare, induca la produzione di miochine ( citochine pro-infiammatorie) da parte dei miociti. 

Parallelamente, fu evidenziato che un regolare e moderato allenamento oltre che presentare una significativa risposta contro i disturbi correlati con la Sindrome Metabolica come aterosclerosi, sovrappeso, diabete, colesterolo, etc, presenta un ruolo estremamente importante nella regolazione dell’umore. A seguito dell’attività fisica il cervello produce infatti una particolare sostanza oppioide: l’anandamide che dona senso di diffuso benessere. Il termine "runner’s high" è ormai una definizione diffusa che indica lo stato di euforia e benessere che si insatura a seguito di attività motoria come la corsa e il jogging. PNEI pone speciale rilievo anche al ruolo euforizzante legato al ballo da intendere come movimento “coreografico” praticato presente in ogni luogo fino dall’antichità. Il ballo permette a tutto il corpo di muoversi; la musica infatti favorisce il coordinamento del corpo, i balli di gruppo poi favoriscono la socializzazione e il rafforzarsi dei rapporti sociali.

Sarebbe quindi corretto cominciare a pensare ad una “terapia fisica”, intesa come parte integrante del generale cambio di stile di vita volto alla cura dell’essere umano. Sono sempre più numerosi, inoltre, studi scientifici che cercano di spiegare i benefici legati all’attività fisica e il loro spiccato ruolo nel potenziamento delle difese immunitarie. E’ infatti emerso come il sistema immunitario di coloro che camminano 5 giorni a settimana per circa 30-45, risulti essere più forte di coloro che hanno uno stile di vita sedentario. Resta comunque il fatto che i maggiori benefici vengono tratti da un regolare ma moderato esercizio fisico, mentre sforzi eccessivi e prolungati, anche in soggetti allenati, possono provocare una immunosoppressione rendendoli più vulnerabili alle infezioni e ai malanni stagionali.



PNEI e obesità 

Il Sistema PNEI potrebbe essere un valido alleato per combattere il dilagante problema dell’obestità: abbassando i livelli di stess, aumentando il buonumore, la socialità e combattendo la sedentarietà.
L'obesità è una patologia tipica, anche se non esclusiva, delle società "del benessere" ed è quasi sempre correlata ad altre malattie, tra cui le disfunzioni cardiocircolatorie, diabete mellito di tipo 2, patologie a carico del sistema osteo-articolare, ictus, sindrome da apnea notturna e alcuni tipi di tumore. L'obesità è più comunemente causata da una combinazione di eccessivo apporto calorico, mancanza di attività fisica, ma potrebbe anche essere influenzata da fattori di tipo cognitivo e genetico interferenti reciprocamente; nonché dallo stress.
Secondo alcuni autori australiani, studi sull'uomo hanno dimostrato che soggetti esposti a stress rilevano una maggiore preferenza verso cibi grassi e molto dolci. Studi sui roditori, effettuati dagli stessi autori hanno dimostrato che una dieta ricca di grassi e zuccheri porta negli animali cambiamenti chimico-biologici a livello dei neurotrasmettitori responsabili del senso di fame e sazietà. Una dieta ricca di grassi e/o zuccheri sembrerebbe coadiuvare l’ attenuazione di comportamenti ansiogeni in ratti esposti a stress, identificando questi alimenti come “cibi del conforto”.
Sicuramente anche la componente genetica gioca un ruolo determinante nell’instaurarsi del fenomeno dell’obesità, in particolare per quanto concerne la variabilità genetica legata alle vie di trasmissione della dopamina.
Una dieta controllata e bilanciata, un corretto e adeguato esercizio fisico oltre che un mirato approccio psicologico sono da ritenersi dei capisaldi per una terapia preventiva e curativa contro l'obesità.

sabato 10 gennaio 2015

Bagordi festivi? A tutto c'è rimedio!


Dopo gli eccessi culinari legati al periodo natalizio, è bene cominciare al meglio il nuovo anno!

Si sa che i chili (e i centimetri) accumulati nel periodo delle feste vanno via non appena si torna al regime alimentare quotidiano. Ma spesso ci si vede diversi e accade che ci si faccia prendere dall'ansia di tornare in forma. Spesso ci si affida a “soluzioni riparatrici” fai da te. Peccato che sovente sortiscono l'effetto opposto, oltre che a provocare seri danni alla salute.
Non mettiamo fretta al nostro organismo, già stressato dalle abbuffate dei giorni appena passati; l’importante adesso è depurare l'organismo dalle tossine accumulate dai cibi fritti, dalle salse, creme, condimenti e intingoli vari.

Ecco qui un piccolo DECALOGO su cosa occorrerebbe fare ed evitare, per tornare in forma in poco tempo.

1) No ai digiuni forzati
Non fa assolutamente bene all’organismo stare a digiuno per periodi prolungati.
Il digiuno porta ad accumulare un appetito esagerato che sarà soddisfatto solo con un'altra grande abbuffata.
Molto meglio mangiare cibi poco calorici, come frutta e verdura ( anche cruda) ad intervalli nella giornata in modo da non sentirsi mai pieno, ma fornendo acqua e fibre.

2) Sì alla colazione
Non saltare la colazione anche se la sera prima hai cenato abbondantemente. Cerca di preferire il te al latte intero per qualche giorno e cerca di usare biscotti o fette biscottate integrali.

3) Si al movimento e all’attività fisica
Per ritornare in forma oltre che stare attenti a tavola, occorre integrare con una sana attività fisica, costituita principalmente da lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, esercizi aerobici come fitness e corsa. Se poi non si è amanti dello sport, basterà evitare per qualche giorno l'ascensore e salire le scale a piedi più volte al giorno, spostarsi a piedi anzichè prendere l'automobile o il bus, per garantire un minimo d'attività fisica.

4) No ai lassativi o farmaci diuretici
Pensare di prendere lassativi per sgonfiarsi è un'errata convinzione, oltre al fatto che certi medicinali devono essere assunti solo su prescrizione medica onde evitare pericolosi effetti collaterali. 
Cerca piuttosto di aumentare il consumo di fibre non solo assumendo più frutta e verdura, ma anche consumando cibi integrali ( cereali per la colazione, pane e pasta).

5) Si a bere molti liquidi
Una buona abitudine è quella di cominciare fino dalla mattina, a digiuno appena alzati, a consumare bevande a base di acqua come te, tisane, spremute e frullati di frutta. Mangia dello yogurt nell’arco della giornata, preferibilmente come spuntino.

6) No all'eccesso di cibi light o barrette
Resisti alla tentazione di consumare cibi light come bevande senza zucchero, caramelle dolcificate ecc. 
Mangiare “light” non significa mangiare sano; spesso alcuni di questi alimenti possono nascondere delle insidie. Le barrette come pasto sostitutivo poi non appagando il senso di sazietà, rischiano di aumentare l'introito calorico, inducendo a mangiare altri cibi.
Assumi piuttosto ai pasti cibi leggeri e al contempo sazianti a base di verdure, proteine e cereali integrali.

7) Via le ossessioni

Non è salubre pesarsi spesso e controllare i “rotolini” ad ogni specchio. Fai un bel respiro e rilassati, cerca di rivedere la tua alimentazione, introduci più acqua, fibre, frutta e verdura, muoviti, fai pasti piccoli e ripetuti nell’arco della giornata, riduci le porzioni e vedrai che i “danni” delle feste spariranno!










venerdì 19 dicembre 2014

POLENTA DALLE NUMEROSE PROPRIETA'

La polenta tradizionale è fatta con il mais, alimento a base carboidratica facilmente digeribile e in grado di donare senso di sazietà.
A differenza di quanto ci potremo aspettare, la polenta non è affatto un piatto ricco di calorie, sono i condimenti con cui lo associamo a renderlo tale.
E’ interessante sapere che il contenuto calorico associato a questo alimento è variabile in relazione al grado di idratazione, quindi dalla sua consistenza (una polenta molto soda ha più calorie di una polenta più liquida)
Come riferimento si prendono in considerazione i valori nutrizionali del mais, che sono sempre pari a 350 kcal per 100 g.

Come si può vedere dalla tabella sottostante, la farina di mais e’ molto ricca di carboidrati, in particolare amido, mentre è povera di proteine e vitamine e ricca dell’aminoacido triptofano; scarse sono anche le proteine che formano il glutine, per questo la farina di granoturco non e’ adatta alla panificazione, ma può essere consumata da chi e’ affetto da celiachia, da intolleranze alimentari e da disturbi provocati da un malassorbimento intestinale.
Per lo stesso motivo il mais può essere il cereale di prima scelta nell’alimentazione dei bambini durante lo svezzamento.


Valori nutrizionali per 100g di prodotto

Calorie
183 kcal
Calcio
3 mg
Acqua
56.3 g
Ferro
0.9 mg
Vitamina A
34 RAE
Fosforo
50 mg
Carboidrati
40.8 g
Potassio
65 mg
Fibre
1.3 g
Sodio
1 mg
Lipidi totali
1.4 g
Zinco
0.5 mg
Zuccheri  totali
0.8 g
Vitamina D
0 IU
Grassi saturi  totali
0.17 g
Vitamina E
2 mg
Acidi grassi monoinsaturi  totali
0.31 g
Vitamina B1
0.18 mg
Proteine
4.4 g
Vitamina B2
0.05 mg
Acidi grassi polinsaturi  totali
0.6 g
Vitamina PP
1 mg
Colesterolo
0 mg
Vitamina B6




























Sapevi che la polenta regola la glicemia?

Una polenta sana è prodotta con farina integrale, biologica, non Ogm, meglio se macinata a pietra da non più di due settimane, solo così conserva il suo patrimonio vitaminico,minerale e fibre.
La polenta di grano saraceno è più ricca di proteine di quella di mais, priva di glutine, ricca di sali minerali, vitamine B ed E, aminoacidi come listina e triptofano. Questo alimento ha anche un effetto depurativo; grazie al glicoside rutina, rinforza i vasi sanguini migliorando la circolazione.


Abbinamenti nutrizionali più corretti per consumare una saporita polenta: 

Essendo il mais carente di proteine è meglio abbinarla a un condimento proteico, ma per non solo carne:
- Polenta e ricotta di capra
– Polenta e tempeh
– Spezzatino di seitan
– Polenta e legumi 


RICETTA: POLENTA E FUNGHI per due persone

INGREDIENTI
· 200 g di funghi misti a piacere (champignon, finferli, porcini)
· 4 rametti di prezzemolo
· 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
· 1 spicchio di aglio
· 50 ml di vino bianco secco
· Sale 
· Pepe nero macinato al momento
· 500 ml di acqua
· 125 g di polenta
· 20 g di Parmigiano Reggiano in scaglie
PREPARAZIONE
Pulisci i funghi eliminando la parte terrosa del gambo con le radichette e sciacquali delicatamente sotto acqua corrente. Affettali.
Lava i rametti di prezzemolo, selezionando le foglie, una volta tamponate per togliere l'eccesso di acqua, trita il tutto con la mezzaluna. 
Metti in padella due cucchiai di olio con uno spicchio d'aglio e unisci i funghi e fai cuocere a fiamma vivace; se non gradisci l'aglio toglilo e fai finire di cuocere i funghi a fiamma bassa per 20 minuti circa aggiungendo un pò di vino bianco. 
A fine cottura aggiungi il prezzemolo tritato, un'abbondante manciata di pepe e sale.
Prepara la polenta mettendola a cuocere in acqua salata per 45 minuti / 1 ora ( se usi la polenta precotta, controlla sulla confezione gli esatti tempi di cottura). Abbi cura di versare la polenta a pioggia all'acqua bollente, unisci un cucchiaio d'olio extravergine di oliva e mescola continuamente con una frusta per evitare che si formino grumi.
Quando la polenta è pronta suddividila fra due piatti, appiattiscila con un cucchiaio e poni al centro di ognuno una porzione di funghi. Cospargi con le scaglie di Parmigiano Reggiano e decora con il prezzemolo tritato.

Servila calda e buon appetito

giovedì 30 ottobre 2014

Zucca gialla non solo ad Halloween

La zucca è un alimento dolcissimo e gustoso associata alla festività di Halloween . E' un peccato consumarla solo in un breve periodo dell'anno, si tratta infatti di un nutriente amico delle diete ipocaloriche, adatta anche a chi soffre di diabete apportando 18 Kcal per 100 grammi di prodotto. Da sempre note sono le sue proprietà rinfrescanti , diuretiche , lassative e digestive .

Il 94,5% del frutto è rappresentato da acqua, i carboidrati rappresentano il 3,5%, le proteine sono solo l'1,1% e i grassi sono pressoché assenti ( 0,1%). E' invece ricca di caroteni, pro-vitamina A, minerali di tra cui fosforo , ferro , magnesio e potassio ; oltre che di vitamina C e di vitamine del Gruppo B .



Della zucca gialla possiamo mangiare tutto:
- i semi sono ricchi di tocoferoli , tocotrienoli, steroidi (1%), proteine, pectine, selenio, zinco, manganese, acido oleico e linoleico 
- i fiori ottimi mangiati fritti, ma anche crudi ad insalata
- la polpa da sempre usata non solo in ambito culinario, ma anche in cosmesi per la preparazione di maschere per il viso utilissime non solo per levigare la pelle e pulirla in profondità; ma anche per idratare intensamente in caso di scottatura.



RICETTA PER UNA TORTA DI ZUCCA SUPER SALUTARE

Ingredienti per la base
250 gr di farina di farro
120 ml di latte di riso o di latte di mandorle
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
2 cucchiai di miele
1 pizzico di cannella o di cacao in polvere
½ cucchiaino di lievito per dolci

Ingredienti per la crema di zucca
450 gr di polpa di zucca dolce cruda
200 gr di yogurt intero al naturale
3 cucchiai di miele
2 o 3 cucchiai di latte di riso o di latte di mandorle
1 cucchiaino di fecola di patate
½ cucchiaino di cannella in polvere

Preparazione
Versa la farina di farro in una ciotola capiente unisci a poco a poco il latte di riso o mandorle e inizia ad impastare. Aggiungi il miele poi la cannella, l'olio extravergine d'oliva e il lievito per dolci. Lavora a mano gli ingredienti con energia fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Se risulta troppo appiccicoso, aggiungi ancora un po' di farina, in alternativa se non ti sembra abbastanza morbido unisci ancora un po' di latte di riso o di mandorla. Lascia riposare l'impasto per un ora a temperatura ambiente.
Prendi la polpa di mezza zucca gialla e tagliala a cubetti e cuocila per circa 15 minuti. Quando la zucca sarà cotta, disponila su un piatto e lasciala raffreddare.
Adesso fodera con carta da forno una tortiera a cerniera (diametro 21 centimetri).
Lavora ancora un po' l'impasto con le mani e stendilo nella tortiera formano un bordo di circa 3 centimetri. Bucherella il fondo con la forchetta. Frulla la zucca ormai fredda con lo yogurt e il miele usando la fecola di patate per addensare leggermente, aggiungi la cannella e un po' d'acqua se occorre ottenere un impasto più liquido. Dovrai ottenere una purea di zucca molto cremosa.
Versa l'impasto così ottenuto nella tortiera fino a raggiungere i bordi dell'impasto. Livella il ripieno con un cucchiaio. Cuoci in forno preriscaldato a 200 gradi per 10 minuti, poi continua la cottura per altri 30 minuti a 180 gradi. Sforna e lascia raffreddare a temperatura ambiente.

BUON APPETITO!






domenica 12 ottobre 2014

Parmigiano Reggiano, secoli di inconfondibile genuinità

La storia
La produzione del Parmigiani Reggiano comincia nel Medio Evo e oggi come allora rappresenta un prodotto naturale e genuino ottenuto con latte crudo e senza l'aggiunta di additivi destinato ad una stagionatura minima di 12 mesi e pronto per essere portato in tavola.


Le proprietà nutrizionali
Il Parmigiano Reggiano rappresenta un prodotto versatile ad ogni esigenza ed età: altamente digeribile e tollerabile, presenta un ridotto contenuto di colesterolo, oltre ad essere privo di galattosio e lattosio.

Cento grammi di Parmigiani Reggiano soddisfano l'85% del fabbisogno quotidiano di fosforo e coprono interamente quello del calcio e vitamina B2 per questo è un valido alimento per coloro che praticano sport; oltre che a favorire la crescita ossea nel bambino, a garantire il raggiungimento del picco di massa ossea ( intorno ai 17-19 anni) e a prevenire l'osteoporosi nell'adulto e nell'anziano.




La territorilità 

Il Parmigiano Reggiano è prodotto nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Mantova a partire da allevamenti di bovine il cui latte è unicamente destinato alla trasformazione. 

I maestri casari tramandano con passione a tutt'oggi, di generazione in generazione, l'arte legata alla produzione di questo formaggio unico nel suo genere.


Dalle bovine al prodotto finito
Negli allevamenti le bovine vengono nutrite secondo un rigido disciplinare che prevede l'impiego di foraggi di provenienza locale, con l'esclusione di quelli fermentati o insilati, non che di sottoprodotti dell'industria alimentare, oltre che di farine animali.


Per ogni forma di Parmigiano Reggiano vengono impiegati 600 litri di latte!

Il latte munto la sera prima viene privato della parte grassa mediante il naturale processo dell'affioramento spontaneo così da ottenere latte scremato. Il latte scremato della sera prima viene mescolato al latte intero munto la mattina stessa, così da ottenere 600 litri di latte parzialmente scremato.

Il latte ottenuto viene posto all'interno di un calderone e riscaldato a circa 55°C, ad esso viene poi aggiunto il caglio naturale e del siero innesto ricco di fermenti lattici che porteranno alla coagulazione naturale del latte.

Il siero innesto ceppi di lattobacilli termofili a forte attività acidificante e resistenti alle temperature di cottura della cagliata, ottenuti da colture naturali in siero e proveniente esclusivamente dall'ambiente di produzione ; viene prodotto solitamente la sera antecedente.

Il caglio permette al latte di coagulare; il coagulo gelatinoso che viene a formarsi verrà poi rotto dai maestri casari con un attrezzo chiamato spino e ridotto in piccoli grani. 

La cagliata ottenuta viene sottoposta a cottura (55°C per circa 40 min), al termine della quale i granuli proteici ricchi di caseina precipitano per gravità separandosi dalla parte sierica ( più acquosa).

La parte coagulata viene raccolta e poi avvolta in teli di lino e una volta sgocciolata dalla parte sierica, depositata in una fasciera che le conferirà la forma definitiva.

Nelle ore immediatamente successive alla caseificazione i lattobacilli fermentano tutto il lattosio presente nella cagliata in circa 6-8 ore. Anche il galattosio, che si forma dal lattosio, viene metabolizzato rapidamente e nel giro di 24-48 ore scompare completamente. Questo spiega come mai il Parmigiano Reggiano è perfetto per tutti coloro che sono intolleranti al lattosio.

Ogni forma viene poi immersa in una soluzione salina composta da acqua e sale naturale a temperatura di 16-18°C, per 20-25 giorni. Grazie al processo osmotico il sale penetra all'interno della forma, nel formaggio maturo il contenuto in sale è pari a circa 1,4%.

Le forme ottenute vengono in questo modo avviate alla stagionatura; la stagionatura minima prevista è di 12mesi al termine dei quali gli esperti del Consorzio decreteranno il destino della forma.

La forma può essere venduta in quanto ritenuta idonea, può continuare con la stagionatura per 24-30 o più mesi e poi commercializzata come tale oppure può essere ritenuta non idonea.


Nel caso la forma superi i test di idoneità subisce marchiatura a fuoco e decretata come prodotto DOP; nel caso sia ritenuta non idonea non presenta il marchio del Consorzio e la marchiatura a fuoco e viene destinata ad altro utilizzo.

La consistenza e lo spessore della crosta costituiscono una naturale protezione del formaggio contro gli agenti esterni, si consiglia quindi di evitare una lunga esposizione dell'alimento all'aria al fine di evitare fenomeni ossidativi che potrebbero impoverirne il gusto.

Il Parmigiano Reggiano si adatta ad un confezionamento sotto vuoto che ne permette la conservabilità in frigo anche per alcuni mesi.

Una volta sulle nostre tavole, non resta che gustare tutto il suo sapore: il Parmigiano Reggiano è un alimento estremamente versatile ottimo sia gustato da solo che per esaltare il sapore di piatti a base di carne, pesce, verdura e alcuni tipi di frutta.

A questo punto BUON APPETITO!

sabato 20 settembre 2014

IMPARA A CONOSCERE IL MICROBIOTA CHE E' IN TE!



Cosa è il microbiota?


Si definisce microbiota l'insieme di tutti i microrganismi che vivono nel nostro organismo: batteri, funghi, virus che si trovano a livello delle mucose, all'interno dell'intestino e nei polmoni

Non va confuso con il microbioma ovvero tutto il patrimonio genetico di questi ospiti.

Il microbiota è rappresentato da organismi commensali che svolgono molte attività metaboliche che interagiscono con quelle dell'ospite.

Possiamo definire il microbiota come un vero e proprio organo che fa parte del nostro organismo, che non potrebbe vivere al di fuori di esso, così come esso svolge per noi fonte di sopravvivenza.

La composizione del microbiota varia nel tempo in relazione allo stato di salute, del cibo consumato e dei farmaci assunti; un esempio su tutti è legato all'alterazione che si verifica a carico della flora batterica intestinale quando si effettua terapia antibiotica.

I cambiamenti che si hanno a carico del microbiota, provocano effetto su l'insorgenza di asma e allergie.


I maggiori benefici apportati dal microbiota:

-ATTIVITA' INTESTINALE: rappresenta forse la più nota delle attività da esso svolte.

Il microbiota intestinale favorisce la capacità digestiva e l'assimilazione o meno di alcuni cibi. Al contempo ciò che ingeriamo influenza l'attività di questi microrganismi.

-REGOLAZIONE DELL'INFIAMMAZIONE: per effetto sul metabolismo energetico.

Alterazioni nella composizione de microbiota, possono innescare sindromi metaboliche. I microrganismi deputati a tale regolazione hanno la capacità di regolare i livelli di insulina, la cui mancata risposta può portare all'insorgenza di diabete di tipo 2.

Batteri commensali sono anche responsabili dell'alterazione del tessuto adiposo che sappiamo regolare lo stimolo della fame.


microbiota e cancro

Recenti studi hanno portato alla luce un'associazione fra microbiota e alcuni tipi di tumore ( al colon, allo stomaco, all'esofago, ai polmoni, al pancreas, alla mammella).

La maggior parte dei tumori sono legati a processi infiammatori. A livello terapautico quindi un ottimo approccio consisterebbe nell'abbassare i livelli infiammatori usando farmaci specifici e mirati che vadano ad intervenire sul microbiota.

Tali farmaci non solo abbasserebbero i livelli di infiammazione locale, ma interverrebbero sui meccanismi con cui il microbiota regola il processo infiammatorio stesso.

 

domenica 8 giugno 2014

CAFFE' VERDE

Sempre maggiore è la quantità di prodotti a finalità "dimagranti" che sono presenti sul mercato e facilmente reperibili anche su internet sui quali però manca una reale certificazione di qualità.
Sicuramente è stato stimato che il mercato legato all'industria degli integratori è diventato negli anni sempre più proficui con un introito nel 2014 di circa 350miliardi di dollari (Market Research News).
Tuttavia la reale efficacia di molti di questi prodotti necessiterebbe di una indagine molto più accurata, soprattutto quando il prodotto in questione promette "cure" miracolose in pochissimo tempo.
Il CAFFE' VERDE attualmente rappresenta un integratore fortemente gettonato, portato in auge per le proprietà terapeutiche dimagranti ad esso associate.

Un passo indietro...
Il caffè è un alimento noto da tempo, largamente consumato in Italia. Sono ormai note le sue caratteristiche proprietà nutrizionali che lo vedono ricco in fitocomposti (acido clorogenico, acido caffeico e idrossichinone) noti per il potere antiossidante.
Una volta raccolto, il caffè viene essiccato e poi tostato; processi che modificano sia l'aroma che le proprietà antiossidanti dell'alimento di partenza.
Purtroppo pochi sanno che è proprio la tostatura responsabile della perdita di circa il 90% di acido 5-caffeolchinico (il principale fra gli acidi clorogenici presenti nel caffè) e di conseguenza della maggior parte delle caratteristiche antiossidanti ed esso legate.

Estratto di caffè verde (GCE)

L'estratto di caffè verde è ottenuto dai semi di caffè verde non sottoposti a tostatura e contiene naturalmente sia caffeina che acidi clorogenici. 
Il caffè verde, non essendo sottoposto a tostatura, mantiene quindi inalterata la presenza di polifenoli anti infiammatori e antiossidanti.
Si stima che il contenuto di acidi clorogenici nel GCE sia di 5-12 g ogni 100g di prodotto.
Il GCE, a differenza del caffè tostato, contiene basse concentrazioni di caffeina per tanto non causa i noti effetti eccitatori ad essa associati ( mal di testa, nausea, vomito, problemi gastrointerici, irritabilità, nervosismo, insonnia) 


Benefici legati agli ACIDI CLOROGENICI
Da anni sono noti i benefici ad esso associati come ad esempio:
- riduzione del rischio cardiovascolare
- riduzione del diabete di tipo 2
- riduzione del rischio di patologie neuro degenerative come M. Alzheimer
- aumento dell'azione insulinica
- riduzione dell'assorbimento del glucosio a livello intestinale
- calo ponderale 
- inibizione dell'accumulo di trigliceridi a livello epatico
- controllo della glicemia
- inibizione dell'enzima coinvolto nell'omeostasi glucidica (glucosio-6-posfato)
- effetto anti infiammatorio e antibatterico


In base a tali caratteristiche, comprovate da vari trials clinici condotti sia sull'uomo che sull'animale, possiamo indicare il caffè verde come un prodotto nutraceutico coadiuvante nel controllo del peso in quanto responsabile della riduzione dei parametri legati all' obesità.
Ulteriori indicazioni ricavate dai trials clinici condotti hanno evidenziato che la maggior parte degli acidi clorogenici sono altamente assorbiti e metabolizzati nell'uomo rendendo quindi il GCE un prodotto altamente biodisponibile per tale sostanza.
Studi a riguardo hanno dimostrato la caratteristica dell'acido clorogenico di inibire l'assorbimento di glucosio a livello intestinale era strettamente legato al fatto che tali composti permangono stabili nello stomaco e nel piccolo intestino per poi essere trasformato in acido caffeico a livello della microflora intestinale a livello ciecale.
L'acido clorogenico inoltre a livello epatico inibisce la glucosio-6-posfato regolando l'omeostasi glucidica.
L'effetto anti obesità, non è legato solo all'acido clorogenico, ma anche ai suoi metaboliti ( acido caffeico e acido chinico) che sono responsabili dell'inibizione dell'alfa amilasi e di conseguenza di una diminuizione dell'intake calorico.
Gli acidi clorogenici contenuti in GCE inoltre sembra abbiamo un ruolo di antagonisti sull'uptake del glucosio che conseguentemente viene assimilato in misura inferiore, ma al contempo più efficacemente a causa di una migliorata sensibilità all'insulina.
Sembra quindi sussistere un razionale per l'impiego di acido clorogenico nel combattere l'insulino-resistenza.

Regolamentazione
Attualmente non ci sono studi clinici che siano riusciti a fornire la corretta dose efficace con cui GCE dovrebbe essere impiegato per conferire tutte le virtuose caratteristiche anti obesità fino ad ora elencate. Per tanto fino ad ora l'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha stabilito che manca un'appropriata caratterizzazione della sostanza ( acido clorogenico) rispetto all'azione ad essa imputata sulla protezione da stress ossidativo e riduzione del rischio obesità.
Nel complesso si può quindi sicuramente affermare che sia uno stile di vita salutare che includa attività fisica e un corretto intake calorico a fornire le basi per la riduzione del rischio cardiovascolare e obestà. L'integrazione con GCE potrebbe essere ammessa, senza eccessi, inquadrata in maniera opportuna e solo a seguito di un consulto da parte di uno specialista, all'interno di una alimentazione corretta e bilanciata.