sabato 20 settembre 2014

IMPARA A CONOSCERE IL MICROBIOTA CHE E' IN TE!



Cosa è il microbiota?


Si definisce microbiota l'insieme di tutti i microrganismi che vivono nel nostro organismo: batteri, funghi, virus che si trovano a livello delle mucose, all'interno dell'intestino e nei polmoni

Non va confuso con il microbioma ovvero tutto il patrimonio genetico di questi ospiti.

Il microbiota è rappresentato da organismi commensali che svolgono molte attività metaboliche che interagiscono con quelle dell'ospite.

Possiamo definire il microbiota come un vero e proprio organo che fa parte del nostro organismo, che non potrebbe vivere al di fuori di esso, così come esso svolge per noi fonte di sopravvivenza.

La composizione del microbiota varia nel tempo in relazione allo stato di salute, del cibo consumato e dei farmaci assunti; un esempio su tutti è legato all'alterazione che si verifica a carico della flora batterica intestinale quando si effettua terapia antibiotica.

I cambiamenti che si hanno a carico del microbiota, provocano effetto su l'insorgenza di asma e allergie.


I maggiori benefici apportati dal microbiota:

-ATTIVITA' INTESTINALE: rappresenta forse la più nota delle attività da esso svolte.

Il microbiota intestinale favorisce la capacità digestiva e l'assimilazione o meno di alcuni cibi. Al contempo ciò che ingeriamo influenza l'attività di questi microrganismi.

-REGOLAZIONE DELL'INFIAMMAZIONE: per effetto sul metabolismo energetico.

Alterazioni nella composizione de microbiota, possono innescare sindromi metaboliche. I microrganismi deputati a tale regolazione hanno la capacità di regolare i livelli di insulina, la cui mancata risposta può portare all'insorgenza di diabete di tipo 2.

Batteri commensali sono anche responsabili dell'alterazione del tessuto adiposo che sappiamo regolare lo stimolo della fame.


microbiota e cancro

Recenti studi hanno portato alla luce un'associazione fra microbiota e alcuni tipi di tumore ( al colon, allo stomaco, all'esofago, ai polmoni, al pancreas, alla mammella).

La maggior parte dei tumori sono legati a processi infiammatori. A livello terapautico quindi un ottimo approccio consisterebbe nell'abbassare i livelli infiammatori usando farmaci specifici e mirati che vadano ad intervenire sul microbiota.

Tali farmaci non solo abbasserebbero i livelli di infiammazione locale, ma interverrebbero sui meccanismi con cui il microbiota regola il processo infiammatorio stesso.

 

domenica 8 giugno 2014

CAFFE' VERDE

Sempre maggiore è la quantità di prodotti a finalità "dimagranti" che sono presenti sul mercato e facilmente reperibili anche su internet sui quali però manca una reale certificazione di qualità.
Sicuramente è stato stimato che il mercato legato all'industria degli integratori è diventato negli anni sempre più proficui con un introito nel 2014 di circa 350miliardi di dollari (Market Research News).
Tuttavia la reale efficacia di molti di questi prodotti necessiterebbe di una indagine molto più accurata, soprattutto quando il prodotto in questione promette "cure" miracolose in pochissimo tempo.
Il CAFFE' VERDE attualmente rappresenta un integratore fortemente gettonato, portato in auge per le proprietà terapeutiche dimagranti ad esso associate.

Un passo indietro...
Il caffè è un alimento noto da tempo, largamente consumato in Italia. Sono ormai note le sue caratteristiche proprietà nutrizionali che lo vedono ricco in fitocomposti (acido clorogenico, acido caffeico e idrossichinone) noti per il potere antiossidante.
Una volta raccolto, il caffè viene essiccato e poi tostato; processi che modificano sia l'aroma che le proprietà antiossidanti dell'alimento di partenza.
Purtroppo pochi sanno che è proprio la tostatura responsabile della perdita di circa il 90% di acido 5-caffeolchinico (il principale fra gli acidi clorogenici presenti nel caffè) e di conseguenza della maggior parte delle caratteristiche antiossidanti ed esso legate.

Estratto di caffè verde (GCE)

L'estratto di caffè verde è ottenuto dai semi di caffè verde non sottoposti a tostatura e contiene naturalmente sia caffeina che acidi clorogenici. 
Il caffè verde, non essendo sottoposto a tostatura, mantiene quindi inalterata la presenza di polifenoli anti infiammatori e antiossidanti.
Si stima che il contenuto di acidi clorogenici nel GCE sia di 5-12 g ogni 100g di prodotto.
Il GCE, a differenza del caffè tostato, contiene basse concentrazioni di caffeina per tanto non causa i noti effetti eccitatori ad essa associati ( mal di testa, nausea, vomito, problemi gastrointerici, irritabilità, nervosismo, insonnia) 


Benefici legati agli ACIDI CLOROGENICI
Da anni sono noti i benefici ad esso associati come ad esempio:
- riduzione del rischio cardiovascolare
- riduzione del diabete di tipo 2
- riduzione del rischio di patologie neuro degenerative come M. Alzheimer
- aumento dell'azione insulinica
- riduzione dell'assorbimento del glucosio a livello intestinale
- calo ponderale 
- inibizione dell'accumulo di trigliceridi a livello epatico
- controllo della glicemia
- inibizione dell'enzima coinvolto nell'omeostasi glucidica (glucosio-6-posfato)
- effetto anti infiammatorio e antibatterico


In base a tali caratteristiche, comprovate da vari trials clinici condotti sia sull'uomo che sull'animale, possiamo indicare il caffè verde come un prodotto nutraceutico coadiuvante nel controllo del peso in quanto responsabile della riduzione dei parametri legati all' obesità.
Ulteriori indicazioni ricavate dai trials clinici condotti hanno evidenziato che la maggior parte degli acidi clorogenici sono altamente assorbiti e metabolizzati nell'uomo rendendo quindi il GCE un prodotto altamente biodisponibile per tale sostanza.
Studi a riguardo hanno dimostrato la caratteristica dell'acido clorogenico di inibire l'assorbimento di glucosio a livello intestinale era strettamente legato al fatto che tali composti permangono stabili nello stomaco e nel piccolo intestino per poi essere trasformato in acido caffeico a livello della microflora intestinale a livello ciecale.
L'acido clorogenico inoltre a livello epatico inibisce la glucosio-6-posfato regolando l'omeostasi glucidica.
L'effetto anti obesità, non è legato solo all'acido clorogenico, ma anche ai suoi metaboliti ( acido caffeico e acido chinico) che sono responsabili dell'inibizione dell'alfa amilasi e di conseguenza di una diminuizione dell'intake calorico.
Gli acidi clorogenici contenuti in GCE inoltre sembra abbiamo un ruolo di antagonisti sull'uptake del glucosio che conseguentemente viene assimilato in misura inferiore, ma al contempo più efficacemente a causa di una migliorata sensibilità all'insulina.
Sembra quindi sussistere un razionale per l'impiego di acido clorogenico nel combattere l'insulino-resistenza.

Regolamentazione
Attualmente non ci sono studi clinici che siano riusciti a fornire la corretta dose efficace con cui GCE dovrebbe essere impiegato per conferire tutte le virtuose caratteristiche anti obesità fino ad ora elencate. Per tanto fino ad ora l'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha stabilito che manca un'appropriata caratterizzazione della sostanza ( acido clorogenico) rispetto all'azione ad essa imputata sulla protezione da stress ossidativo e riduzione del rischio obesità.
Nel complesso si può quindi sicuramente affermare che sia uno stile di vita salutare che includa attività fisica e un corretto intake calorico a fornire le basi per la riduzione del rischio cardiovascolare e obestà. L'integrazione con GCE potrebbe essere ammessa, senza eccessi, inquadrata in maniera opportuna e solo a seguito di un consulto da parte di uno specialista, all'interno di una alimentazione corretta e bilanciata.

domenica 25 maggio 2014

ALLERGIA AL NICHEL


L' allergia al nichel detta anche SNAS, provoca prevalentemente reazioni allergiche al contatto sia a carico della cute esterna, che delle mucose interne a causa degli alimenti che contengono questo metallo.


Il nichel è un metallo praticamente ubiquitario, lo si ritrova nel terreno, nei fertilizzanti, nelle sigarette, nei gas di scarico delle macchine. Esso è presente anche nei negli animali, nei vegetali, oltre che all'interno del corpo umano in quanto è strettamente coinvolto in molti processi biologici.

L'allergia al nichel è scatenata quando nell'organismo è presente in una concentrazione piuttosto elevata; ai soggetti sensibilizzati ne basta quindi una minima quantità per scatenare la sintomatologia.

Il Patch Test è un valido test per la diagnosi.

AI soggetti allergici che mostrano una chiara sintomatologia nei confronti di questo metallo e che, sottoposti ad opportuni test di laboratorio, abbiano avuto esiti positivi, non restano tante cure se non quella di allontanare dalla propria questo metallo.


Sintomi legati all'intolleranza al nichel:
· dermatiti e pruriti, anche da contatto, che si manifestano sul volto, sulle mani, sulle gambe
· afte o infiammazioni boccali e gengivali
· gonfiori addominali
· malessere generale diffuso
· senso di stanchezza e pesantezza
· senso di nausea
· mal di testa
· crampi addominali, gonfiore addominale.
· perdita o aumento di peso.
· disfunzione intestinale (stipsi o diarrea)
· cistite
· difficoltà respiratorie
· tachicardia
· vertigini e giramenti di testa
· alopecia

Differenza fra intolleranza e allergia:
Nel caso di allergia al metallo i sintomi possono essere più o meno gli stessi ma più accentuati, soprattutto per quanto riguarda la dermatite da contatto; si possono avere anche dei casi di crisi respiratoria ed asma.


ALIMENTI CHE CONTENGONO NICHEL
· Cacao: il cioccolato è una delle fonti di nichel più concentrate. Il cioccolato fondente ne contiene 2,6 microgrammi per grammo, il cioccolato al latte 1,2 e il cacao in polvere 9,8.
· Frutta secca: noci, nocciole, arachidi e mandorle; attenzione se presenti in tracce nei prodotti industriali e confezionati. Attenzione anche all' uva passa
· Ortaggi: pomodori, asparagi, broccoli, carote, cavoli, cavolfiori, fagiolini, finocchi, lattuga, sedano, radicchio, lattuga. Sono di solito più tollerati: cetrioli, zucca, zucchine, melanzane e peperoni.· Verdure: Spinaci contengono nichel, pari a 0,30 microgrammi per grammo. Ma anche cipolla e funghi
· Legumi: lenticchie, ceci, soia, fagioli rossi ( 0,45 microgrammi di nichel per grammo)
· Frutta essiccata: la frutta essiccata contiene quantità di nichel maggiori rispetto alla frutta fresca. ciò potrebbe dipendere anche dai trattamenti industriali. Tra la frutta essiccata possiamo trovare fichi, uvetta, albicocche e prugne.
· Frutta fresca: kiwi, pere, prugne
· Bevande: soprattutto quelle a base di cioccolata, caffè, tè e birra, con attenzione a quelle contenute in lattina.
· Cibi in scatola: il pericolo sta nel contenitore ( lattine e scatolette). Tra i cibi in scatola si possono trovare tonno, carne, legumi, frutta e verdure.
· Cereali: avena, mais, miglio e grano saraceno. Bisogna prendere in considerazione sia i cereali in chicco che le relative farine e i prodotti confezionati che possono contenerle.
· Frutti di mare e pesce: ostriche, salmone, gamberi e cozze, aringhe e sgombri.
· Liquirizia
· Condimenti e altro: lievito chimico, dadi da brodo (tutti, anche vegetali)


SOSTANZE NICHEL ASSIMILABILI ( sostanze che non contengono nichel ma che inducano lo stesso tipo di reazione)
· Grassi vegetali idrogenati, grassi cotti, grassi e oli vegetali non idrogenati e cotti che si possono trovare in: biscotti, brioches, cracker, fette biscottate, focaccia, gelato industriale, pan carrè, pane all'olio, snack, pasticcini
· Semi oleosi tostati: noccioline e anacardi ( con i suoi contengono 5,1 microgrammi di nichel per grammo)
· Margarine
· Patatine fritte



CIBI CHE POSSONO ESSERE CONSUMATI CON MODERAZIONE
cavoli, cetrioli 
farina 00
riso brillato
caffè
olio di oliva
uova
frutta (eccetto quella citata in precedenza)
cipolla ( solo se usata per insaporire)
banane
albicocche
caffè d'orzo
cicoria
orzo
camomilla
mele
agrumi
cime di rapa
melanzane
peperoni
zucca

ALIMENTI CHE POSSONO ESSERE CONSUMATI LIBERAMAMENTE 

tutte le carni
pesce (tranne quello scritto in precedenza)
latte e derivati
patate


ALTERNATIVE SUGGERITE
· Fette croccanti o gallette di farine varie (niente mais e avena)
· Fiocchi di cereali (niente mais e avena)
· Pane non condito
· Dolci fatti con burro
· Sorbetti
· Zabaione

......MA NON SOLO I CIBI NASCONDONO NICHEL
· Acqua del rubinetto
· Stoviglie: si consiglia di utilizzare pentole di vetro o acciaio inox
· Indumenti o gioielli: soprattutto bigiotteria, ma anche cerniere, bottoni.
· Amalgama per otturazioni odontoiatriche
· Fumo di sigaretta (grande quantità)
· Argento
· Cosmetici
· Oro bianco
· Alcune Pentole di metallo
· Protesi dentali o ortopediche
· Smalto
· Tinture per capelli
· Detersivi (saponi, shampoo, creme)






martedì 13 maggio 2014

CAFODOS: frode alimentare?



Un po' di “storia”


Nell'estate del 2010 i Carabinieri del Nucleo antisofisticazione (Nas) scovarono a Bisceglie( Puglia) , un deposito con alcuni bidoni di cafodos (400 litri arrivati dalla Spagna). 
Un anno prima a Bari, una ventina di persone finirono all'ospedale per intossicazione alimentare, dopo aver mangiato alici acquistate a mercato. 
Unteriori episodi sono stati riscontrati alla fine di ottobre 2013 dei quali parlò per giorni, tv, radio e televisione ; da allora i controlli sono aumentati, ma il fatto il Cafodos è una sostanza subdola che è praticaemnte impossibile da scovare, anche a seguito di controlli chimici mirati!


Cosa è il Cafodos:


Viene erroneamente utilizzato il termine di “sostanza dopante”, ma in realtà di tratta di una miscela di additivi che vengono aggiunti al pescato. Il processo fisiologico di deterioramento delle carni, avviene progressivamente dopo che il pesce è stato pescato ed è IRREVERSIBILE , quindi “rivitalizzare un pesce in deterioramento “ non lo riporta alla sua originaria freschezza!! 
Cafodos: miscela di acido citrico, citrato di sodio e perossido di idrogeno (quest’ultimo vietato nei prodotti ittici), aggiunti per ridare al pesce un po’ di brillantezza e prolungarne la conservazione mediante un effetto battericida. Questo prodotto è praticamente impossibile da rilevare con le analisi sul prodotto perché una volta rinnovato l’aspetto del pescato, si trasforma in acqua sul pescato e poi per evaporazione si volatilizza, la pericolosità risiede nel fatto che può permanere sul prodotto anche una settimana
L'utilizzo di questa miscela chimica è vietata in Italia ma la cui vendita si ritrova su internet da parte di una ditta produttrice spagnola
Gli addetti ai lavori sanno che il Cafodos può migliorare l’aspetto soprattutto dei filetti di pesce e che l’abbinamento con i polifosfati aumenta la quantità di acqua trattenuta dal pesce stesso che così appare di consistenza dura e piena. 

Il Cafodos viene utilizzato ugualmente anche se in modo totalmente illegale per aumentare del 50% la shelf life del prodotto.
La pericolosità di tale operazione, da considerarsi a tutti gli effetti una vera e propria sofisticazione alimentare sta nel fatto che il Cafodos viene spruzzato sul pesce in via “preventiva” quando ancora è fresco e non ha iniziato il suo processo di decomposizione.




Se ingerito.....

La miscela del Cafodos di per se risulta essere non tossica per l'uomo, se non assunta ad alte concentrazioni, ma sicuramente è lecito dire che i maggiori rischi per la salute dell'uomo sono connessi alla diretta ingestione di pesce di fatto non fresco e spesso addirittura avariato. 
Si posano manifestare così i classici sintomi legati ad intossicazione alimentare come nausea, vomito, vertigini, cefalea e dissenteria.
L'ingestione di questi pesci non più freschi, presentano elevate concentrazioni di istamina, possono provocare nel consumatore forti reazioni allergiche (fino allo shok anafilattico) e in alcuni casi provocare sindromi da avvelenamento soprattutto in quei soggetti che soffrono di patologie importanti come i cardiopatici.



Legislatura....


L’uso del Cafodos sul pesce fresco si deve interpretare come una frode commerciale, anche perché non viene dichiarato in etichetta. Per rendersi conto della situazione basta dire che per legge gli additivi devono rispondere ad una necessità tecnologica e non devono indurre in errore il consumatore 
Il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, per frode in commercio. Il magistrato ha iniziato a indagare dopo una segnalazione arrivata dal Ministero della Salute ed ha incaricato i Nas di fare controlli in tutta Italia. 


Dagli accertamenti fatti finora il pm Guariniello è risalito a due ditte produttrici spagnole sui cui ha chiesto una rogatoria internazionale per avere maggiori informazioni.
Coldiretti afferma che “E’ necessario rendere obbligatoria l’indicazione della provenienza in etichetta per il pesce fresco e trasformato dopo che negli ultimi cinque anni di crisi sono quasi triplicate le frodi a tavola con un incremento record del 170 per cento del valore di cibi e bevande sequestrate dai NAS perché adulterate. Sempre da Coldiretti sappiamo che “Più di due pesci sui tre consumati in Italia provengono dall’estero ma il consumatore non riesce a saperlo per la mancanza di una informazione trasparente.” Attualmente la legge sull’etichettatura per il pesce fresco prevede la sola indicazione della zona di pesca mentre per quello trasformato quella di confezionamento. Il pesce italiano, ad esempio, fa parte della cosiddetta “zona Fao 37”, che contraddistingue il prodotto del Mediterraneo. Il rischio di ritrovarsi nel piatto prodotto straniero è tanto più forte nella ristorazione, dove spesso vengono spacciati per italiani prodotti che arrivano in realtà dall’estero”. Coldiretti sottolinea inoltre il rischio dell’aumento delle frodi a tavola a causa della diffusione sempre più capillare di cibi low cost.









sabato 19 aprile 2014

Il cioccolato tante virtù per la salute e l’umore!


Un po' di storia....
Leggenda narra che la coltura del cacao si fosse sviluppata a partire dal terzo re Maya: Hunahpu. Il frutto della pianta del cacao era considerato talmente prezioso che era utilizzato anche come moneta presso la popolazione Maya e successivamente anche dagli Aztechi. Si riteneva che i semi della pianta del cacao avevano un origine divina: "theobroma", da qui la concezione che il cacao fosse "cibo degli dei" (dal greco Theos che significa “dio” e “bromos” cibo), per i suoi effetti e per le sue proprietà nutrizionali.
Il termine italiano “cioccolato” deriva dall’azteco “chocolatl” attraverso la parola spagnola “chocolate”.
La scoperta del cacao fu poi introdotta in Europa dove l'alimento veniva utilizzato come una medicina.
Successivamente, nell'Europa barocca, il cioccolato fu utilizzato in molti modi stravaganti ed elaborati per accompagnare altre pietanze durante i pasti di aristocratici ed ecclesiastici.
l cioccolato svolse un importante ruolo a livello sociale in tutta Europa e in gran parte del mondo come alimento d'élite.
Nel XVII secolo, la cioccolata aveva conquistato quasi tutti: nutriente, digestiva, stimolante, afrodisiaca, efficace contro l'ipocondria, stimolante, utile per utile per la voce, queste erano le principali qualità riconosciute in questo alimento.



….non  scordiamo le numerose proprietà nutrizionali

Sempre maggiori studi evidenziano l'importanza di un consumo regolare di cioccolato per la salute portando ad una riduzione del rischio cardiovascolare del 37%,del rischio diabete del 31%( agendo positivamente sull'insulino resistenza) e del rischio ictus del 29%.

Nonostante il suo contenuto di grassi saturi, studi dimostrano che mangiare il cioccolato fondente non ha alcun effetto sui livelli di colesterolo ematico.

Il grasso nel cioccolato viene dal burro di cacao, il grasso vegetale che si trova nei semi (il cioccolato al latte ha grassi in più dovuti all’aggiunta di latte). Circa il 36% del grasso nel chicco di cacao è costituito da grassi sia mono che polinsaturi, tra cui, l’acido oleico che costituisce la percentuale più elevata. Chiaramente negli altri tipi di cioccolato il contenuto di colesterolo dipende dalla percentuale di latte in essa presente.

Numerosi studi sostengono che il cioccolato, soprattutto quello fondente concorra alla protezione dei nervi da danno meccanico e infiammazione. I grassi buoni entrano a far parte della struttura mielinica protettiva dei nervi e gli antiossidanti li proteggono dal danno ossidativo.

Il cacao è famoso per il suo contenuto in antiossidanti, in particolare di composti polifenolici, soprattutto flavanoli (epicatechina e proantocianine). Questi composti agiscono come forti antiossidanti alimentari. Il cioccolato fondente contiene più antiossidanti e meno zucchero rispetto al cioccolato al latte.

Fra gli anti ossidanti va ricordato anche il ruolo svolto dai flavonoidi contenuti nel cacao, che esplicano anche attività antinfiammatoria, antiaggregante e favoriscono il rilassamento della parete dei vasi sanguigni con ripercussioni positive per la pressione arteriosa. I flavonoidi, inoltre, migliorano la sensibilità insulinica con riduzione del rischio di sviluppare diabete.

Per esercitare tutti questi effetti positivi è importante che il cioccolato sia di ottima qualità, l'Istituto dei Tumori di Milano consiglia il consumo di circa 6,7 g di cioccolato fondente al giorno, ovvero circa mezza tavoletta a settimana.

Il cioccolato è naturalmente ricco di minerali: , ferro, rame, magnesio e potassio. Fosforo, zinco e calcio

Il cioccolato, soprattutto quello fondente, viene ritenuta una sostanza eccitante; nonostante il suo basso contenuto di caffeina, contiene anche teobromina, un parente della caffeina, ma molto meno potente. La
teobromina è un alcaloide noto per ridurre la pressione sanguigna ed ha anche azione lipolitica.

Oltre che al cuore il coccolato fa bene all'umore e questo grazie alla presenza dell'aminoacido triptofano, feniletilamina e seretonina. Studi condotti in tal senso hanno evidenziato come basterebbe assumere 350 mg di triptofano al giorno per avere un controllo positivo sulla rabbia.

Possiamo quindi affermare che un consumo moderato di cioccolato possa giovare all’umore e alla gestione delle proprie emozioni, l’importante come sempre è non esagerare in quanto si parla di un alimento ad elevato tenore calorico.

Va comunque tenuto presente che bambini che sono in grado di mangiare con moderazione ma regolarmente cioccolato hanno il 22% di probabilità di non essere obesi e in sovrappeso in età adulta rispetto ai bambini che non consumano affatto tale alimento.

E' importante infatti abituare i bambini ad un consumo moderato di cioccolato in modo che da adulto possa avere una maggiore consapevolezza delle proprie scelte alimentari e saper dosare e gestire quelli che rappresentano i piaceri della tavola.

Otto buoni consigli per consumare il cioccolato: 

1- in media il contenuto calorico del cioccolato è di circa ottantaquattro chilocalorie per ogni cinquanta grammi, per questo si può mangiare con regolarità ma senza abusarne
2- Si consiglia il consumo nei mesi invernali perchè non solo migliora il tono umorale che può essere influenzato dalle giornate grige ed uggiose, ma aiuta il nostro corpo ad adattarsi con più facilità alle temperature rigide.
3 -La cioccolata contiene inoltre una sostanze che sono dette antiossidanti molto conosciute per la proprietà in esse contenute riguardo la riduzione di rischio tumore, malattie cardiache, anno anche il potere di ritardare l’invecchiamento e rinnovare l’attività celebrale.
4 - A seconda del tipo di cioccolato scelto sono associate proprietà nutrizionali differenti.Stiamo quindi attenti nella scelta che facciamo
5- La cioccolata fondente rispetto contiene più principi nutritivi in quanto è allostato puro rispetto a quello al latte che comunque viene lavorato con altre sostanze.
6- E' un ottimo antidepressivo, ma come per tutte le cose non ne va abusato a causa dl suo alto tenore calorico.
7- Il cioccolato dona luce alla pelle grazie alle proprietà antiossidanti, agisce sull'elastina e il collagene della pelle, contribuendo così a prevenire le rughe e le macchie.Esistono diversi trattamenti per corpo al cioccolato: scrub corpo al cacao e zucchero per eliminare le cellule morte ed ottenere una pelle luminosa; impacchi e bagni di cioccolato fondente per idratare la pelle e aumentare la circolazione; altri trattamenti per il corpo, come pedicure, manicure, massaggi e cere.
8- La teobromina contenuta nel cioccolato aiuta a combattere la cellulite: questa infatti è una sostanza lipolitica, quindi contenuta in molte creme o fanghi adatte per il trattamento della cellulite.




lunedì 31 marzo 2014

SFATIAMO I FALSI MITI SULL'ALIMENTAZIONE

L’uovo crudo è più nutriente di quello cotto?
Falso
Se si cuoce pochissimo l'uovo si migliora la possibilità di assorbire l'albumina, proteina molto utile per l'organismo.
L'albumina dell'uovo crudo, invece, non viene assimilata dall'organismo ma è direttamente eliminata con le feci.
Quando l'uovo arriva alla temperatura di 70°C l'albumina si coagula e può essere assorbita dall'intestino.

 Il colesterolo HDL protegge sempre il cuore?
 Falso
Recentemente all'Università di Harvard è stata individuata una variante di colesterolo "buono"- ovvero di Hdl-colesterolo - in cui era presente una particolare proteina.  Il colesterolo "buono" perderebbe la sua azione protettiva per il cuore quando si lega appunto a questa proteina. Cosa che, per fortuna, non capita sempre.

 Troppi grassi possono influire sulle capacità riproduttive?
 Vero
Almeno a leggere una ricerca condotta a Copenhagen apparsa su l'American Journal of Clinical Nutrition.
Sotto accusa sono soprattutto i grassi saturi, di origine animale, che potrebbero influire negativamente sia sulla quantità che sulla qualità degli spermatozoi presenti nel liquido seminale maschile.

 Il burro in commercio è tutto uguale
 Falso
La UE, con una normativa, ha stabilito alcuni importanti parametri nella produzione del burro, e per il tenore di grasso prevede un minimo dell’82%. L’industria alimentare, però, oggi ha messo in commercio tipi di burro diversi tra loro: il burro leggero (burro 3/4), ha un contenuto di grasso tra il 60% e il 62%; il burro leggero a basso tenore di grasso (burro 1/2) presenta grassi tra il 39% e il 41%; ed esiste anche il tipo a contenuto ridotto di colesterolo.
Questo burro leggero, a freddo, risulta più facilmente spalmabile su pane e fette biscottate. Tutti, però, vanno conservati in frigorifero per evitarne un rapido irrancidimento dei grassi, o più semplicemente il decadimento della qualità.

 Lo yogurt e tipologie di  latte fermentato possono rimanere fuori dal frigo
 Vero
Yogurt e alcuni tipi di latte fermentato sono prodotti acidi che possono essere tenuti fuori dal frigo per qualche ora, senza che vadano a male. La conservazione in frigorifero ne favorisce la conservabilità, oltre a favorire la cremosità così come noi la conosciamo. Al mattino, quindi, questi prodotti possono essere portati a scuola o al lavoro per la merenda di metà mattina. Non bisogna, però, abusare di questo trattamento fuori frigo, e vanno evitati sole e forte fonti di calore dirette.

Il Calcio contenuto negli alimenti è tutto uguale
 Falso
Il Calcio negli alimenti è presente in forma diversa con biodisponibilità differenti e, quindi, non è assimilabile tutto allo stesso modo. Ad esempio l’assorbimento di quello presente in alimenti di origine vegetale, è ostacolato dalle fibre e dai fitati, non digeribili per l’uomo. Al contrario quello presente nei latticini come: latte, yogurt e formaggi, è maggiormente biodisponibile grazie alla presenza di sostanze che ne facilitano l’utilizzo da parte dell’organismo.

 Il forno a microonde cuoce poco gli alimenti?
 Falso
La tecnica è rapida e salutare, visto che non occorre aggiungere condimenti e si conservano meglio alcune proprietà nutritive. E' vero però che il meccanismo di cottura (il microonde cuoce attraverso il surriscaldamento delle particelle d'acqua dell'alimento), può non consentire il raggiungimento di altissime temperature. Quindi, se un rischio c'è, è quello di non consentire una completa distruzione di batteri che possono essere eliminati solo dalle alte temperature. Per questo, almeno per la prima cottura, se temete per l'igiene dell'alimento meglio impiegare la cottura tradizionale.

 Chi è intollerante al lattosio può mangiare lo yogurt?
 Vero
Generalmente le persone intolleranti al lattosio non hanno problemi a consumare lo yogurt, dato che al suo interno sono presenti batteri che parzialmente digeriscono il lattosio. In ogni caso solo il medico può dare informazioni precise sulla quantità di lattosio indicata per ogni persona intollerante, in base alla gravità del quadro.

 La pasta cotta “al dente” si digerisce meglio?
 Vero
Per chi consuma la pasta come primo piatto la cottura al dente è ideale, perché viene digerita meglio e consente di prolungare il senso di sazietà. Attenzione però al condimento. Preferire sughi leggeri, come una semplice salsa di pomodoro con olio d'oliva a crudo.

 La frutta disidratata si digerisce meglio?
 Falso
I frutti cui è stata eliminata gran parte dell'acqua non sono diversi in termini digestivi, rispetto agli omologhi freschi.
Esiste, comunque, una differenza da non sottovalutare. La frutta disidratata, essendo meno ricca d'acqua, tende a concentrare il quantitativo di glucidi, quindi è più calorica a parità di peso

 Una dieta fortemente iperproteica può indurre osteoporosi?
 Vero
Le diete a elevato contenuto di proteine, mantenute per periodi prolungati, possono favorire la demineralizzazione dell'osso. Fondamentale, quindi, è assumere calcio con latte e derivati in quantità corrette, nell'ambito di  un'alimentazione variata che non preveda un eccesso di alimenti proteici come formaggio e carne.

 Tutto il pesce è ricco di iodio?
 Falso
Lo iodio è fondamentale per la salute della tiroide, ma non tutti i pesci ne contengono allo stesso modo. Ne sono particolarmente ricchi i classici pesci dei nostri mari, come saraghi e orate, e i pesci dei Mari del Nord. Tra i
molluschi, vanno benissimo le cozze. Molto più basso è invece il contenuto in iodio dei pesci d'acqua dolce. In questo caso, il contenuto di iodio è inferiore , a titolo esemplificativo, di quello del latte, delle uova e di molti cereali. 

 La spremuta va consumata subito per non perdere la vitamina C?
 Vero
Se è vero che la vitamina C è contenuta in molti alimenti, in particolare frutta (agrumi, kiwi, fragole, frutti di bosco) e vegetali (peperoni e prezzemolo), è altrettanto provato che non sempre il quantitativo "promesso" dalla tabelle nutrizionali si mantiene e può quindi essere disponibile per il nostro organismo. L'acido ascorbico è infatti estremamente sensibile ad una serie di elementi che, purtroppo, lo alterano, come ad esempio l'esposizione alla luce e la  conservazione in frigorifero.

 Il fritto sì, ma solo con il limone?
 Vero
Detto che non bisognerebbe abusare dei cibi fritti e che occorrerebbe sempre effettuare correttamente la frittura, con olio ben caldo,  l'uso del limone ricco di vitamina C può combattere la produzione di radicali liberi nell'organismo indotta da questo metodo di cottura. Del tutto inutile è invece il limone come disinfettante per crostacei e frutti di mare. Solo la cottura può eliminare i germi e i virus eventualmente presenti.

 Il Kiwi può creare allergie crociate?
 Vero
I kiwi possono provocare allergie crociate se il soggetto è sensibile alle graminacee o sindromi da pollini di betulla-noci-frutta a granella. Una reazione crociata è un’allergia di gruppo a proteine simili o imparentate. Chi è sensibilizzato al polline di betulla, per esempio, può quindi reagire in modo allergico anche a kiwi, mele e noci e viceversa.

 Si può ridurre la perdita di vitamina C con la cottura?
 Vero
Per limitare le perdite basta qualche semplice accorgimento. Prima di tutto, meglio consumare al più presto frutta e verdura fresca per ridurre i cali vitaminici già nel frigorifero. I cibi vanno poi preparati curando di tagliare frutta e verdura con coltelli affilati, per evitare di “maciullarli” e distruggere anche la vitamina. Per la cottura, meglio usare poca acqua, aggiungendo i cibi ricchi in vitamina solo nella fase di ebollizione: si forma infatti una “membrana” che protegge
gli alimenti dalla dispersione vitaminica.

Un ananas a fine pasto fa dimagrire?

 Falso
E’ povero di calorie e ricchissimo d’acqua, quindi può favorirel’eliminazione di liquidi, ma non ha azione diretta sul dimagrimento. Semmai, il consumo di ananas alla fine di un pasto può aiutare la digestione. Questo frutto contiene infatti grandi quantità di bromelaina, una sostanza che facilita la “disintegrazione” delle proteine. La bromelaina però si perde con il calore risultando pertanto assente nell’ananas in scatola.

mirtilli proteggono dalla cistite?
 Vero
Almeno per alcune forme di infezione. Infatti in questi frutti di bosco sono presenti particolari composti chiamati antocianosidi, che contengono le antocianine. Queste sostanze sono in grado di combattere alcune famiglie di escherichia coli, un germe presente nell’intestino che a volte risale lungo le vie urinarie sviluppandosi all’interno della vescica.

 Le noci possono aiutare a combattere l’ipertensione legata allo stress?
 Vero
Ma ancora un po' falso in quanto, al momento, i dati di una ricerca che sembra dimostrare questa realtà sono insufficienti per giungere ad una soluzione definitiva.  Lo studio - pubblicato dal Journal of the American College of Nutrition - è stato condotto solo su 22 persone, sane e con alti livelli di colesterolo. Secondo questa ricerca, mangiare 9 noci al giorno diminuirebbe la pressione sanguigna totale, e aiuterebbe a contenere l'aumento della pressione dovuta a situazioni stressanti.

 Le patate hanno le stesse calorie del pane?
 Falso
Le patate sono composte quasi per l'80% d'acqua, e la loro principale componente calorica è legata ai glucidi (zuccheri), che sono presenti sotto forma di amido. Per questo 100gr di patate apportano circa 80 KCal, meno di un terzo di quanto avviene con la stessa grammatura di pane. Nonostante questo, le patate spesso sono "proibite" nelle diete dimagranti, soprattutto a causa dei grassi che vengono aggiunti come condimento, e per l'elevato indice glicemico.

 Bere latte NON aiuta a migliorare la concentrazione.
 Falso
Tra i numerosi elementi nutritivi del latte, ci sono anche particolari grassi chiamati fosfolipidiSecondo una ricerca, pubblicata sul British Food Journal e condotta all'Università di Trier, proprio i fosfolipidi contenuti in quest'alimento potrebbero avere un ruolo nel favorire la capacità di concentrazione e le funzioni cognitive, migliorando anche la risposta allo stress.

 Il piacere per il gusto dolce dipende anche dagli ormoni?
 Vero
 Il Glucagone - ormone che regola il livello di zucchero nel sangue - sarebbe  responsabile anche della sensibilità della lingua ai sapori dolci. Secondo una ricerca dell'Università del Maryland, infatti, proprio bloccando la ricettività delle papille gustative al Glucagone, i cibi sembrano meno dolci.

Cit. http://www.istitutodanone.it/

sabato 15 marzo 2014

toxoplasmosi: cosa c'è da sapere?.... e in GRAVIDANZA?


La toxoplasmosi è una infezione (zoonosi) causata dal parassita Toxoplasma gondii, un microrganismo che compie il suo ciclo vitale solo all'interno delle cellule. Il parassita può infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione. Il Toxoplasma condii è presente su carne, feci di gatto o nel terreno in cui abbia defecato un gatto o un altro animale infetto.

LE INFEZIONI DA TOXOPLASMA GONDII 
La toxoplasmosi si trasmette dagli animali, che spesso non mostrano alcun segno di infezione, alle persone a volte senza causare alcun sintomo. 
Le infezioni da toxoplasmosi umane possono distinguersi in:
- toxoplasmosi in soggetti sani ( spesso infezione asintomatica) 
- toxoplasmosi in pazienti con sistema immunitario indebolito (pazienti immuno compromessi come malati di AIDS e cancro) che sono maggiormente esposti alla condizione di essere infettati dal protozoo.
- toxoplasmosi congenita che parte dal momento della gestazione quando la donna incinta (anche se non ha sintomi) contrae la toxoplasmosi che non viene curata, automaticamente l'infezione passa dalla madre al feto. I bambini che vengono infettati durante il primo trimestre di gravidanza della mamma tendono a manifestare i sintomi più gravi come poi disturbi al cervello e al sistema nervoso causa di attacchi epilettici, problemi nel tono muscolare, difficoltà di alimentazione, perdita di udito , ritardo mentale e danno retinico.
Fino al 90% dei bambini nati con una toxoplasmosi congenita non manifestano sintomi nella prima infanzia, ma una grande percentuale di loro mostrerà segni di infezione mesi o anni dopo.

TRASMISSIONE
Diversi studi hanno dimostrato che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione (dal 30 al 63% dei casi dovuti all’assunzione di carne poco cotta), soprattutto per le gestanti. . È quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. 
Un’altra importante fonte di contaminazione è rappresentata dalla manipolazione della terra degli orti e dei giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che, chi svolge attività di giardinaggio, si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente. 
E' noto che anche il felino che abita quotidianamente nelle nostre case, costituisca uno dei veicoli responsabili della trasmissione infettiva.
Il gatto di casa anche se vive all’interno dell’appartamento, mangia abitualmente cibo industriale (scatolette e/o croccantini), non è mai stato cibato con carne cruda, o prodotti a base di carne cruda comunque può aver contratto l'infezione uscendo magari nei periodi di "calore".
Il vero pericolo per contrarre l'infezione è dai gatti randagi perchè per loro è più facile infettarsi cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.
Quando l'animale si infesta con il protozoo espelle le oocisti (ovvero le uova del parassita) nelle sue feci; quindi nel caso si abbia un pet in casa una opportuna accortezza da adottare è il cambio quotidiano della lettiera. L’espulsione delle uova attraverso le feci del felino avviene per un massimo di 20 giorni consecutivi, dopodiché il gatto acquisisce immunità per il resto della sua vita. 
Sicuramente per evitare di contrarre la toxoplasmosi si consiglia di evitare di mangiare carne cruda o non cotta bene e di lavare accuratamente frutta e verdure che possono essere state contaminate dal concime.
Queste misure cautelative sono soprattutto indispensabili da adottare per la donna in gestazione.

SINTOMATOLOGIA
L’infezione da Toxoplasma gondii si distingue in due fasi successive: 
1- la toxoplasmosi primaria sintomatica: caratterizzata da un periodo compreso fra poche settimane a un paio di mesi in cui il parassita si può ritrovare nel sangue e nei linfonodi in forma direttamente infettante. Questa fase è associata ad ingrossamento delle linfoghiandole, stanchezza, mal di testa, mal di gola, dolore alle ossa, a volte si assiste a febbre e ingrossamento di fegato e milza. 
2-la toxoplasmosi postprimaria asintomatica che si verifica quando il soggetto che ha contratto l'infezione ne resta poi immunizzato per tutta la vita, perché risponde all’infezione con produzione di anticorpi e linfociti specifici.
Questa fase è caratterizzata dall’assenza di segni clinici e di laboratorio dell’infezione acuta, ma con la persistenza del parassita nell’organismo in forma latente (inattiva) non più in grado di manifestare alcun tipo di sintomo, solo in caso di episodi di immunodepressione, l’infezione può nuovamente ricomparire.
Se le difese immunitarie vengono meno (sia per malattia, sia per trattamenti farmacologici), il microrganismo può tornare aggressivo, riprodursi e indurre nuovi danni; in un bambino con sistema immunitario indebolito, la toxoplasmosi congenita può essere fatale.

DIAGNOSI
La difficoltà nella diagnosi risiede nel fatto che spesso la malattia si presenta in forma asintomatica, quindi l'unico modo per diagnosticare con sicurezza la toxoplasmosi è attraverso prove di laboratorio che rilevano i microscopici parassiti nel sangue, nel liquido spinale, nel liquido amniotico,nella placenta, nei linfonodi, nel midollo osseo o altri distretti corporei.
L’infezione induce nel corpo la produzione di immunoglobuline specifiche: nella prima fase della malattia vengono prodotte IgM, successivamente gli anticorpi prodotti sono di classe IgG. 
Il Toxo-test da eseguire su un semplice prelievo sanguigno, permette di verificare l’assenza o la presenza di anticorpi specifici.
Attualmente esistono anche nuovi test genetici capaci di identificare il DNA contenente geni di parassiti della toxoplasmosi dopo che hanno invaso il corpo. Questi test sono utili soprattutto per testare nel liquido amniotico la presenza di toxoplasmosi congenita in un feto, rilevabile anche attraverso gli ultrasuoni. Entrambi i test però non sono ancora sufficientemente accurati e possono dare falsi risultati positivi.

Per la donna in gravidanza il test più attendibile  resta il Toxo-test sul campione di sangue; se la condizione della donna non è nota prima della gravidanza, allora il Toxo-test deve essere prontamente eseguito durante la gravidanza, con la prima serie di esami del sangue entro le prime otto settimane di gestazione. Se la donna è protetta (ha gli IgG) il test non deve più essere ripetuto. Nel caso in cui invece la gestante sia "suscettibile", ovvero non abbia gli IgG né gli IgM, deve eseguire almeno altri due controlli nel corso della gravidanza, a 20 e 36 settimane, per escludere la possibilità di essersi infettata e che quindi il bambino rischi di contrarre una toxoplasmosi congenita.
Nel caso in cui il test dia come risultato la presenza di anticorpi IgM, l’infezione in gravidanza è comunque solo sospetta. Si procede quindi con test sierologici più sofisticati presso centri di riferimento di riconosciuta esperienza sia per accertare la diagnosi sia, eventualmente, per disegnare una terapia. 
Nel caso in cui sia confermata l’infezione, si può eseguire il cosiddetto test di avidità, che è un esame del sangue che consente di sapere se l’infezione è avvenuta nei tre mesi precedenti o ancor prima, e quindi capire se l’infezione è avvenuta quando la gravidanza era già in atto. Se si sospetta che il toxoplasma abbia oltrepassato la barriera placentare ed abbia infettato il bebè, si esegue un’amniocentesi, che consente di verificare con certezza se è il germe è presente nel liquido amniotico”.
Comunque in questi casi, il nascituro, anche se apparentemente sano, dovrà essere seguito per almeno tutto il primo anno di vita da un centro specializzato per poter escludere eventuali danni cerebrali e visivi che insorgano nei mesi successivi.

TOXOPLASMOSI  IN GRAVIDANZA
Va detto che se la mamma contrae l’infezione, non è detto che anche il feto si infetti ma se avviene nei primi mesi di gestazione è comune che si possa verificare un aborto spontaneo, danni al sistema nervoso centrale o lesioni oculari a carico del nascituro. Se invece la mamma contrarre l'infezione verso la fine della gravidanza, il passaggio trans-placentare è più facile, ma i rischi per il bambino sono minori.
Infatti è noto che le probabilità di trasmissione dell’infezione materna al feto aumentano man mano che la gravidanza progredisce. 

Nel caso in cui la donna dovesse essere contagiata durante la gravidanza, è possibile bloccare la trasmissione dell'infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico mirato. Il trattamento più utilizzato è quello con spiramicina, un antibiotico ben tollerato sia dalla madre sia dal feto. Uno studio ha dimostrato che esistono combinazioni antibiotiche più efficaci (pirimetamina e sulfadiazina) almeno nell’impedire la comparsa di postumi all’anno di vita: l’uso di questa combinazione è d’obbligo quando la trasmissione dell’infezione al feto sia dimostrata attraverso l’amniocentesi. Con le attuali possibilità di trattamento, almeno il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visite pediatriche di routine. 

CONSIGLI DI PREVENZIONE IN GRAVIDANZA
  •  cuoci bene la carne, vietate le bistecche al sangue o il carpaccio
  •  Fra i salumi, sono consentiti quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto, no a prosciutto crudo, salame, bresaola, speck , ecc a meno che non vengano consumati cotti nelle pietanze. Anche i wurstel si possono consumare solo cotti
  •  lava le mani con sapone e acqua dopo aver toccato cibi crudi o verdure non lavate
  •  se si vuole mangiare verdura cruda, è importante lavarla con cura, per asportare residui di terriccio. Utile aggiungere nell’acqua di lavaggio un po’ di bicarbonato o di amuchina, che aiutano a rimuovere lo sporco. Risciacquare l'insalata confezionata comprata al supermercato
  •  nessun divieto per la verdura cotta, perchè la cottura è in grado di distruggere il germe
  • congela la carne per qualche giorno prima di cucinarla, perché aiuta a ridurre la probabilità di toxoplasmosi
  •  lava bene i taglieri, gli altri utensili e le superfici della cucina (soprattutto quelle che vengono a contatto con la carne cruda) con acqua calda saponata dopo ogni uso
  • nessuno rischio toxoplasmosi se si consuma pesce crudo, come il sushi, seppure in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella
  •  se sei incinta fai cambiare la lettiera del tuo gatto a qualcun’altro che poi dovrà avere cura di usare detergente o acqua calda per pulirla e di lavarsi bene le mani dopo averlo fatto. Se nessun altro può cambiare la lettiera, indossa dei guanti quando lo fai e lava bene le mani subito dopo
  •  stessa cosa per i lavori di giardinaggio
  •  tieni il tuo gatto sempre in casa per evitare che prenda la toxoplasmosi con gli escrementi,e/o piccoli animali infetti che cerchi di prendere o mangiare
  •  tieni la sabbiera all’aperto e coperta, per evitare che gatti vagabondi la usino come lettiera
  •  non dar da mangiare al tuo gatto carne cruda
  •  tieniti alla larga dai gatti randagi
  •  non prendere un nuovo gatto se sai di essere incinta
  •  usa delle zanzariere per evitare che entrino in casa gli insetti (le feci dei gatti sono il covo preferito di mosche e blatte, e le zanzare potrebbero diffondere le feci, e di conseguenza la toxoplasmosi, sul cibo)