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mercoledì 27 maggio 2020

CANDIDOSI: benefici dall'alimentazione



Candida albicans è un fungo saprofita (ovvero capace di trarre beneficio dal corpo umano senza arrecargli danno o apportare benefici) presente nel cavo orale, nel tratto gastrointestinale e nella vagina.
La proliferazione della candida è controllata dal sistema immunitario, dai batteri probiotici che popolano l'intestino e dai lattobacilli della flora vaginale. Solo quando tali difese vengono minate da fattori come uno stress severo, l'uso di antibiotici ed un'igiene vaginale eccessiva, la candida può iper proliferare dando origine alla candidosi ovvero alla forma patologica.
La candida vaginale è una delle più frequenti infezioni che colpiscono l’apparato genitale femminile; si stima infatti che il 75% delle donne abbia avuto nel corso della propria vita un episodio infettivo.
A livello vaginale si manifesta con sintomi molto fastidiosi, come prurito intenso, bruciore, dolore durante la minzione e nei rapporti sessuali. La mucosa si presenta inoltre gonfia e molto spesso sono visibili secrezioni dense e biancastre che ricordano il latte cagliato o la ricotta.
Non tutte le forme infettive però sono sintomatiche, soprattutto se ad essere colpiti sono gli uomini; i sintomi maschili comprendono infiammazione e bruciore in corrispondenza solo del glande (balanite) o anche del prepuzio (balanopostite), con la possibile comparsa di chiazze rosse e, più raramente, di perdite dense e biancastre dal cattivo odore.

Spesso la causa dell'insorgenza della candida è una disbiosi intestinale (squilibrio della flora microbica intestinale) determinata da terapie antibiotiche, diabete, Aids, o più semplicemente da condizioni che indeboliscono il sistema immunitario come malattie virali o periodi di stress intenso; eventi in cui microrganismi patogeni come la candida possono prendere il sopravvento e causare l’insorgenza dell’ infezione.
In alcune donne però fattori favorenti l'insorgenza della patologia possono essere:
- predisposizione individuale
- lievi modificazioni del pH vaginale virante verso un profilo basico, visto che è proprio l'ambiente vaginale acido ad ostacolare la crescita di batteri dannosi. Tali variazioni possono essere determiante dal ciclo mestruale, rapporti sessuali, uso di detergenti neutri
- indossare come biancheria intima tessuti sintetici o pantaloni troppo aderenti
- alta concentrazione di estrogeni che modificano il livello degli zuccheri della mucosa vaginale, creando un ambiente favorevole alla riproduzione del fungo
- gravidanza
- assunzione della pillola anticoncezionale

Seguire regole alimentari, volte a riequilibrare la microflora locale e ridurre la carica funghinea è importante ma per non incorrere in un tipo di alimentazione monotona, troppo restrittiva che potrebbe causare alla lunga deficit nutrizionali, è fondamentale rivolgersi ad una figura esperta in materia, come un medico od un nutrizionista.




Cosa mangiare, e cosa no

Alimenti vietati
Le regole base per sconfiggere la candida impongono l'allontanamento di tutti i tipi di dolci (industriali o casalinghi) ricchi di zuccheri semplici, alcolici e cibi ricchi di lieviti e micotossine.
Per quanto riguarda gli alimenti lievitati, come il pane, non ci sono evidenze scientifiche che provino la necessità di evitarlo, basta evitare l’uso di pane pizza, focaccia, dolci confezionati o prodotti con l'utilizzo di farine raffinate e prediligere la lievitazione naturale o ancora meglio scegliere alimenti senza lievito.
Non eliminare ma moderare il consumo di cereali; non ci sono dei dati che giustifichino l’eccessiva riduzione dell’apporto dei carboidrati come invece viene spesso raccomandato: sì ai cereali integrali ricchi di fibre, utili per ripulire e purificare l’intestino.
Sono da evitare anche i formaggi stagionati, quelli a crosta fiorita (es brie) e quelli che contengono muffe (es gorgonzola). Meglio preferire invece quelli freschi (ricotta, fiocchi di latte, stracchino), tenendo presente che il consumo di latticini dovrebbe in ogni caso essere moderato.
Per quanto riguarda le bevande, è da evitare in primo luogo la birra in quanto si tratta di un prodotto di fermentazione ricco di lieviti. Anche l’alcol, in generale, non va d’accordo con la candida e può acuire i disturbi esistenti. Banditi quindi i cocktail, sopratutto se zuccherati.
Sulla lista nera anche i cibi affumicati, gli insaccati, le spezie piccanti, il the, il caffè e il cioccolato. Sono sconsigliati inoltre le arachidi, i funghi, l’aceto e la salsa di soia.
  • Moderare il consumo di latte (il lattosio è uno zucchero): prediligere lo yogurt bianco al naturale e kefir; limitare il consumo di frutta (2-3 frutti al giorno), sopratutto la frutta secca perché ricca di zuccheri
  • Evitare pasti di grandi dimensioni e procedere al pasto successivo dopo il compimento della digestione (particelle troppo grosse di cibo potrebbero fermarsi parte terminale dell’intestino nutrendo la flora patogena)
  • Evitare l'assunzione degli zuccheri perché nutrono la candida: non si parla solo del classico saccarosio (zucchero bianco) ma di tutti i dolcificanti naturali, i dolci, le bevande zuccherate, la frutta sciroppata, i prodotti da forno e quelli confezionati
  • Non sostituire lo zucchero con dolcificanti (errore comunemente fatto)
  • Evitare gli alimenti ricchi di conservanti e affumicati
  • Evitare gli yogurt alla frutta
  • Evitare bevande alcoliche (di conseguenza alle sostanze che lo contengono, come l’aceto)

Alimenti Utili
La dieta da prediligere per contrastare la candida incentiva quindi il consumo di yogurt non zuccherato, di integrazioni probiotiche e prebiotiche, dell'aglio, della curcuma e di vari cibi fermentati come il misio o il kefir.
Consentiti il pesce, le uova, la carne magra, l'olio di oliva ed altri oli di semi, il riso integrale, le verdure (ben lavate), succo di limone come condimento da usare al posto dell'aceto




Alimenti consentiti
Alimenti da eliminare
Pane senza lievito, gallette di riso
o di mais

Prodotti ottenuti da farine raffinate come pane, pizza, focaccia e dolci da forno
Formaggi freschi (ricotta, fiocchi di latte, stracchino)
Formaggi stagionati, a crosta
fiorita e quelli che contengono
muffe, come il gorgonzola

Frutta e verdura
Dolci, cibi ricchi di zuccheri

Riso integrale
Alcol, birra, cocktail
Yogurt al naturale
Bibite zuccherate
Olio di oliva
Spezie piccanti
Aglio, curcuma
Cibi affumicati
Uova
Insaccati
Caffè d’orzo
Caffè e tè
Carni e pesci magri
Cioccolato

Ecco qualche suggerimento pratico per creare un menu giornaliero anti-candida.
Colazione
caffè d’orzo, yogurt bianco, kefir, cereali integrali, fette biscottate e ricotta, frutta a basso tenore di zucchero (mele,pere, fragole, albicocche, arance, pesche, frutti di bosco), acqua e succo di limone
Spuntini
frutta a basso tenore di zucchero (mele,pere, fragole, albicocche, arance, pesche, frutti di bosco), yogurt bianco, kefir
Pranzo
pasta integrale, farro e riso, oli di semi, olio extravergine d’oliva, verdure (soprattutto carciofo, finocchio), spezie (soprattutto quelle con attività antimicrobica, es. aglio, zenzero, timo e rosmarino), sale, succo di limone
Cena
pesce, uova, carni magre, oli di semi, olio extravergine d’oliva,verdure (soprattutto carciofo, finocchio), gallette di mais, riso o integrali, pane azzimo, spezie (soprattutto quelle con attività antimicrobica, es. aglio, zenzero, timo e rosmarino), sale, succo di limone.

In generale è bene prediligere ricette che prevedano cotture al vapore, evitando il consumo di alimenti di difficile digestione, come intingoli, fritture e alimenti ricchi di grassi. Una buona funzione digestiva evita che all’intestino giunga cibo non correttamente digerito che possa poi diventare un substrato ideale per la crescita della candida e di altri microrganismi patogeni.
Inoltre la dieta dovrebbe contenere cibi ricchi di fibre e vitamine antiossidanti, anche per favorire la regolarità intestinale.
A queste strategie alimentari viene consigliato di abbinare uno stile di vita salutare, che preveda tutte le attività che possano contribuire a favorire l'eliminazione delle tossine da parte dell'organismo: movimento fisico, sonno regolare, assunzione abbondante di acqua. Durante la fase acuta bere molta acqua è importante anche per evitare che le urine si concentrino, andando a irritare, durante la minzione, le mucose già infiammate, aumentando quindi i disturbi.
Anche assumere probiotici, particolarmente del genere dei lattobacilli, può apportare dei benefici e ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. Ciò permetterà di rinforzare le difese immunitarie e di recuperare gradualmente uno stato di benessere.

Reintroduzione alimentare dopo la fase acuta

Nella fase acuta potrebbe essere utile eliminare dalla propria dieta, per circa 8 settimane, i seguenti alimenti:
- cibi affumicati (salmone, tonno, scamorza..)
- alimenti preparati con farine e zuccheri raffinati
- alimenti contenenti lieviti come birra, formaggi erborinati (gorgonzola, roquefort, brie, camembert)
- aceto
- prodotti precotti, preconfezionati, ricchi di conservanti
- bevande quali: bevande alcoliche, succhi di frutta e bevande zuccherate
- dolci: zucchero bianco, prodotti da forno, cereali per colazione, cioccolata, canditi
- patate
- yogurt alla frutta
- frutta troppo ricca di zuccheri come ad esempio cachi, banane, uva, frutta secca, arachidi, frutta sciroppata

Successivamente è possibile procedere ad una graduale reintroduzione in base al seguente schema settimanale:
- Settimane 9 e 10: la frutta secca, le noci, i succhi di frutta, la salsa di soia, l’aceto, i legumi, i popcorn
- Settimana 11, 12 e 13: frumento e derivati, alimenti raffinati
- Settimana 14-15: zuccheri e dolci
- Settimana 16: latte e derivati
Probiotici

Si rivelano estremamente utili per contrastare la candidosi i probiotici, soprattutto contenenti batteri del genere Lactobacillus, prebiotici (FOS ed inulina), integratori a base di acido caprilico, acido sorbico e sorbati, complementi a base di fibre solubili (pectina, gomma di guar, semi di psillio e di lino).
La fitoterapia suggerisce in caso di candidosi l'uso di
  • alcuni oli essenziali (origano, menta, timo e melaleuca), da assumersi esclusivamente sotto forma di opercoli (se non attentamente dosati sono molto pericolosi)
  • semi di psillio, l'inulina da cicora e i semi di lino
  • spezie digestive e antinfiammatorie quali aglio, origano, menta, timo, curcuma, cannella, cumino, finocchio, anice e zenzero
  • piante officinali come l'uncaria tomentosa, il pau d'arco e l'echinacea, la propoli, ed il rizoma essiccato di Hydrastis canadensis.


Quando la candida si presenta  recidiva

Quando si parla di candidosi recidiva vanno pressi in esame molteplici fattori che promuovono nel tempo il ritorno e il persistere della patologia.
Esiste infatti una predisposizione biologica per cui il colon si manifesta più vulnerabile alla tensione emotiva: il sistema neurovegetativo provoca drastici e rapidi cambiamenti del pH e dell’ambiente del lume del colon, in cui vivono milioni di batteri di diverso tipo.
L’uso di antibiotici altera la flora batterica del colon che normalmente vive in un equilibrio dinamico, consentendo la proliferazione incontrollata di lieviti e funghi, tra cui, appunto, la candida.
In caso di recidiva è ancora più importante controllare la dieta:
- ridurre la percentuale di zuccheri semplici nella dieta
- ridurre drasticamente tutti i cibi a base di glucosio come cioccolatini, biscotti, dolci e caramelle
- è possibile invece continuare l’assunzione di riso, oltre che di pasta integrale (che contengono amidi e quindi zuccheri complessi), nonché di verdura, frutta, uova, pesce, carne e olio di oliva
- ridurre i cibi lievitati: pizza, pane, focacce, birra e così via. I lieviti contenuti in questi alimenti concorrono infatti ad una alterazione degli ecosistemi del colon a vantaggio della candida
- ridurre i formaggi stagionati, preferendo formaggi freschi come la ricotta
Sotto consiglio e prescrizione del medico curante, sarebbe necessario intraprendere ciclicamente una terapia antimicotica da far seguire anche al partner, a meno che la coppia non usi stabilmente il profilattico.
In fase di infezione è oppurtuno effettuare una visita ginecologica che possa andare ad escludere una possibile vestibolite vulvare: un’infiammazione cronica del vestibolo vaginale, caratterizzata da bruciore, dolore.Nelle fasi di infezione acuta, e a maggior ragione se è presente la vestibolite vulvare, è necessario non indossare pantaloni aderenti e preferire un vestiario che lasci traspirare i tessuti; evitare collant, body e tessuti sintetici; non accavallare le gambe, per non mettere in tensione i muscoli che circondano la vagina, riducendo il flusso sangiugno e l’ossigenazione tessutale
Fondamentale è ridurre lo stress quindi occorre praticare sport con regolarità: basterebbe anche mezz’ora-quaranta minuti di passeggiata veloce al giorno.

mercoledì 23 gennaio 2019

ASMA e ALIMENTAZIONE: cibi pro e contro

Anche se non esiste una vera e propria dieta anti-asma, scegliere accuratamente i cibi da portare in tavola può aiutare a tenere sotto controllo i sintomi asmatici. Il legame tra cibo e asma è ancora poco conosciuto, ma sembra che un'alimentazione equilibrata basata sul modello della dieta mediterranea, possa migliorare la qualità di vita degli asmatici; cosi come assumere certi cibi e/o bevande possa peggiorare il controllo dell'asma bronchiale.
Ogni giorno portiamo sulla tavola, inconsapevolmente, circa 3 mila gli additivi utilizzati nella produzione e conservazione dei cibi, alcuni dei quali responsabili nel favorire reazioni di sensibilità nei soggetti asmatici.

Tra i principali imputati compaiono:
- i solfiti, utilizzati come conservanti di vino, frutta secca, pesce congelato, sottaceti
- i benzoati, conservanti di bevande alcoliche e non alcoliche
- la tartrazina, un colorante artificiale di caramelle, bibite, confetture, dolci confezionati

Fra questi additivi, i solfiti sono i più pericolosi in quanto in grado di innescare gravi crisi di broncospasmo: sono sufficienti pochi milligrammi di solfiti per indurre la sintomatologia.


Alimenti da evitare in caso di asma

Il soggetto asmatico dovrebbe prestare particolare attenzione al consumo di:

Grassi saturi
Presenti in molti degli alimenti, soprattutto nei cibi fritti, nella carne rossa, negli alilmenti preparati industrialmente quindi altamente processati e nei dolciumi.
Chi soffre d'asma dovrebbe prediligere alimenti ricchi in acidi grassi Omega 3 come pesce azzurro, semi di lino e noci); si suggerisce inoltre, in questi casi, una regolare supplementazione di integratori a base di Omega 3.

Latticini interi
I latticini e i formaggi presentano un'elevata quantità di acidi grassi per tanto l'abuso di questi alimenti potrebbe portare al peggioramento della sintomatologia asmatica. È importante quindi che chi soffre di attacchi d'asma scelga di portare in tavola prodotti scremati. Meglio evitare quindi zuppe cremose, dolci ripieni, gelati, caffè macchiati, frullati, burro, ecc. Pare inoltre che i latticini aumentino la produzione del muco con conseguente aumento la congestione.

Carni rosse
ricche di grassi saturi soprattutto se bovine o suine; fanno eccezione le carni di agnello sicuramente più magra. Per chi soffre d'asma meglio optare per pollo, tacchino e pesce.

Agrumi e pomodori
Entrambi sono ricchi di principi nutritivi e fibre, ma anche componenti che potrebbero peggiorare i sintomi nelle persone asmatiche; non vanno eliminate, basta ridurne il consumo. In moltissimi casi chi è sensibile ai pollini o agli acari della polvere, può soffrire, per reazione crociata, di allergie alimentari sopratutto a carico di frutta e verdura.

Sale
L’eccesso di sodio può esercitare effetti negativi sui pazienti con asma, innescando un aumento della risposta immunitaria, scatenando quindi la sintomatologia asmatica.
Meglio quindi evitare cibi processati, conservati, precotti snack; non aggiungere il sale alle pietanze già servite a tavola. Spesso il sodio si trova in maniera occulta in alcuni insospettabili alimenti anche dolci! L'importante qindi è prestare bene attenzione nella lettura delle etichette.

Grassi vegetali
Questo tipo di grassi si ottengono mediante un processo in cui l'olio vegetale incorpora idrogeno. Sono ricchi di questi grassi la margarina, i cibi fritti e gli oli parzialmente idrogenati, biscotti e dolciumi di produzione industriale.
La scelta dovrebbe invece ricadere su grassi virtuosi come quelli apportati dall'olio d’oliva, dai semi e dalla frutta secca.

Cibi che aiutano il soggetto asmatico 

Nella dieta di una persona che soffre d’asma non possono mancare alimenti ricchi di magnesio, minerale utile per rilassare i muscoli e l’apparato respiratorio agendo come antinfiammatorio e broncodilatatore.
Il magnesio è presente in frutta e verdura cruda, così come nei legumi e nella frutta secca. Per chi soffre d'asma non dovrebbe mancare nella propria alimentazione:

semi di sesamo e di zucca
soia (in tutte le sue forme)
legumi (lenticchie, ceci, piselli)
germe di grano
frutta secca a guscio
avena
aglio

Importante inoltre raticare regolare esercizio fisico che dovrà essere svolta secondo le indicazioni mediche per evitare che si trasformi in un boomerang e peggiori lo stato di salute.






venerdì 5 ottobre 2018

L’artrosi può migliorare con l’alimentazione?


Di artrosi si parla poco anche se a soffrirne sono circa quattro milioni di italiani a partire dai 45 anni di età; le più colpite le donne, soprattutto con il sopraggiungere della menopausa.
L’artrosi è una malattia cronica degenerativa delle articolazioni, che colpisce principalmente la cartilagine di rivestimento delle giunture di mani, ginocchia, schiena, spalle, gomiti e anca.
Sono molti i fattori eziologici che portano all’insorgenza dell’artrosi: predisposizione familiare, stile di vita sedentario, età, sovrappeso, usura e possibili traumi.
E’ interessante sapere che alimentarsi in modo corretto ed equilibrato, non solo consente di migliorare lo stato di salute del soggetto affetto da artrosi, riducendo l’assunzione dei comuni farmaci antinfiammatori, ma permette anche di prevenire l’insorgenza di questa patologia spesso invalidante.

Alimenti per chi soffre di artrosi

Uno stile di vita corretto che contempli una dieta vicina a quella vegetariana ricca di verdure della famiglia delle crucifere (come cavolfiore, cavolo cappuccio, verza, broccoli ecc.); farine e cereali integrali, poco sale, combinata ad una corretta attività fisica, rappresenta uno dei fattori più importanti nella prevenzione dell’artrosi.
Si consiglia anche di integrare la regolare alimentazione con cibi antiossidanti e ricchi di omega 3: i primi perché aiutano a combattere i radicali liberi, i secondi perché sono noti antinfiammatori.

I cibi consigliati per contrastare l’artrosi:

  • Crucifere: cavoli, cavoletti, cavolfiori e broccoli ricchi di sulforafano, un composto che svolge un’azione benefica nel prevenire e rallentare artrosi. Il sulforafano blocca gli enzimi responsabili della distruzione delle articolazioni, modificando così l’attività infiammatoria
  • Verdura a foglia verde: lattuga, spinaci, bietole, sono tra gli ortaggi più ricchi di omega 3, che giocano un ruolo importante nella riduzione dell’infiammazione articolare
  • Frutti rossi: come frutti di bosco, mirtilli e more, sono ricchi di antiossidanti, utili nel contrastare lo stress ossidativo associato alle malattie reumatiche
  • Ananas: perfetto perché contiene un enzima, la bromelina, che riduce l’infiammazione
  • Pesce: da prediligere sardine, aringhe e salmone che contengono elevati quantitativi di omega 3 che, come già ricordato, svolgono un’importante azione antinfiammatoria
  • Semi e frutta secca: altra fonte di omega 3 i semi oleosi, come semi di lino, le noci, le mandorle e le nocciole
  • Cereali integrali: i cereali non raffinati hanno proprietà antinfiammatorie e sono ricchi di sali minerali
  • Olio extra-vergine di oliva: grazie alla presenza di oleocantale svolge un’importante azione antinfiammatoria ed è inoltre ricco di sostanze che contrastano l’azione dei radicali liberi
  • Tè verde: l’epigallocatechina gallato, tra i principi attivi del tè verde, vanta un importante effetto antinfiammatorio. La presenza di polifenoli, inoltre, riduce il danno alla cartilagine e l’erosione delle ossa
  • Cucurma: si tratta di una pianta erbacea dal potente effetto antiossidante e antinfiammatorio che viene per questo impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni, dolori articolari
  • Alghe: come dulse, kombu sono ricche di antiossidanti, minerali e vitamine, le alghe sono utili nella prevenzione dell’artrosi, favorendo peraltro la riduzione del dolore e migliorando la facilità di movimento
  • Legumi: come principale fonte proteica dall’azione non acidificante e incapaci di promuovere processi infiammatori

In caso di artrosi è corretto utilizzare integratori a base di Boswellia serrata; Ribes nero abbinato ad Ampelopsis e al Pino montano

Inoltre è possibile trovare in commercio prodotti composti da un mix di principi attivi tutti mirati al buon funzionamento delle articolazioni, quali la glucosamina e condroitina associate all’MSM (metilsulfonilmetano), composto organico contenente zolfo con spiccata attività antinfiammatoria.

Per attenuare il dolore locale è possibile fare uso di pomate a base di capsicina e artiglio del diavolo, da applicare più volte al giorno sulla parte dolente.

Alimenti da evitare in caso di artrosi

La prevenzione delle cartilagini e il mantenimento di un buono stato di salute ossea, viene garantito dal controllo glicemico, dal grado di acidità e infiammazione, contrastando l’azione dei radicali liberi. Ecco di seguito gli alimenti nemici dell’artrosi:

  • eccessivo consumo di proteine animali, siano esse fornite da carne rossa, bianca, pesce, tuorlo d’uovo, formaggi e latticini, è responsabile dell’aumento dei processi infiammatori e dei dolori legati all’artrosi a causa dell’azione acidificante da essa promossa; inoltre l’eccesso proteico favorisce la perdita di calcio dalle ossa rendendo lo scheletro più fragile. Si consiglia quindi di assumere le proteine animali in modo vario all’interno della settimana, in porzioni di quantità limitata. Anche i latticini andrebbero consumati con moderazione sia per i grassi saturi in essi contenuti, capaci di promuovere la sintesi delle prostaglandine (sostanze ad alto tasso infiammatorio), che per l’azione acidificante responsabile di determinare un aumento dell’infiammazione
  • le solanacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni) contengono la solanina, tossica se ingerita in eccesso; meglio scegliere altri tipi di ortaggi come carote, zucchine, fagiolini, ecc…
  • chi soffre di artrosi dovrebbe largamente evitare alimenti fritti e zuccherati, comprese le bevande; la loro azione acidificante accentua l’infiammazione in corso. Sostituire la frittura con la cottura al forno e scegliere come bevanda di elite la semplice acqua naturale. Gli alimenti zuccherati causano picchi di insulina (l’ormone secreto dal pancreas per abbassare il tasso di glicemia), portando da un lato all’accumulo di tessuto adiposo (con aumento dell’infiammazione) e dall’altro alla liberazione di radicali liberi: fattori che mettono entrambi a rischio la salute delle articolazioni
  • recenti studi hanno portato all’evidenza come alimenti contenenti glutine siano in grado di promuovere / innescare fenomeni infiammatori anche in quei soggetti non affetti da Morbo Celiaco. Sarebbe quindi consigliabile per chi chi soffre di artrosi di limitare il consumo dei prodotti ricchi di glutine
  • il caffè per la sua spiccata azione acidificante dovrebbe essere abbandonato in caso di artrosi; non fa eccezione il decaffeinato, via libera al tè verde e gli infusi alle erbe







giovedì 24 maggio 2018

DIABETE: la corretta alimentazione da seguire


Il Diabete Melliti di Tipi II  è una  patologia che interessa il metabolismo del glucosio che una volta assorbito dal tratto intestinale e riversato nel sangue, non viene ricaptato in maniera sufficientemente efficace a causa di un'alterazione ormonale a carico dell'insulina oppure per un mal funzionamento dei recettori periferici preposti a tale funzione; in questo modo il glucosio resta in circolo determinando una serie di reazioni metaboliche negative che si rercuotono sulla corretta fisiologia dell'organismo
Il Diabete Mellito Tipo 2 è un disturbo che comprende numerosissime sfaccettature, ma ciò che accomuna tutti i quadri clinici è una situazione di iperglicemia (>110 mg/dl), eventualmente accompagnata da iperinsulinemia ed iperlipidemia ( ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia LDL ); ovviamente, questo determina frequentemente sovrappeso, ipertensione, glicazione delle proteine plasmatiche, aumento del rischio di aterosclerosi, retinopatia, neuropatia, nefropatia e piede del diabetico.

Fare una tempestiva diagnosi di diabete di tipo 2 è essenziale per trattare la patologia nel migliore dei modi ed evitare ripercussioni sullo stato di salute che portano ad abbassare la qualità e l'aspettativa di vita del paziente. Le complicanze legate a questa patologia possono risultare anche molto gravi, soprattutto a livello della retina, del rene e del cuore.


DECALOGO COMPORTAMENTALE
Il primo approccio che il paziente diabetico deve affrontare è quello dietoterapeutico al fine di : raggiungere e/o manteniere un peso corporeo desiderabile, prevenire l’iper o l' ipoglicemia, ridurre il rischio di sviluppare l’aterosclerosi e le complicanze micro vascolari quali retinopatia e insufficienza renale.
In caso di sovrappeso o obesità è fondamentale ridutte il peso per ristabilire i livelli ematici di glucosio e abbassare i fattori di rischio cardiovascolare. Valori della circonferenza addominale superiori a 94 cm nell'uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato", valori superiori a 102 cm nell'uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un "rischio elevato".
Adottare uno stile di vita più attivo come andare al lavoro a piedi, in bicicletta, parcheggiare lontano, fare le scale evitando l’uso dell’ascensore risulta fondamentale per eliminare il grasso in eccesso, attivare il metabolismo di base e promuovere il corretto dimagrimento. Quando è possibile è raccomandabile praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana sia di tipo aerobico, che anaerobico.
Imparare a leggere le etichette dei prodotti è importante per valutare il contenuto in zuccheri spesso presenti anche in forma occulta; meglio evitare gli alimenti “senza zucchero” in quanto sono spesso ricchi di grassi e di conseguenza ipercalorici oltre che ricchi di edulcoranti.

DECALOGO DIETETICO
- ridurre il consumo di zuccheri semplici
- ridurre il consumo di grassi saturi
- incrementare il consumo di fibra
- non saltare la colazione
- consumare pasti completi (carboidrati + proteine + verdura + frutta) a pranzo e cena
- evitare periodi di digiuno prolungato quindi spezzare la giornata con adeguati spuntini



ALIMENTI SCONSIGLIATI
- zucchero bianco, zucchero di canna o fruttosio per dolcificare le bevande
- marmellata e miele
- dolci quali torte, pasticcini, biscotti, frollini, gelatine, budini, caramelle
- frutta sciroppata, candita, mostarda di frutta
- bevande zuccherine come cola, acqua tonica, tè freddo, succhi di frutta
- salse contenenti zucchero tipo ketchup
- condimenti grassi come burro, lardo, margarine
- insaccati
- superalcolici

ALIMENTI CONSENTITI CON MODERAZIONE
- frutta poiché contiene naturalmente zucchero (fruttosio). È importante rispettare le quantità indicate nella dieta e limitare al consumo occasionale i frutti più zuccherini (uva, banane, fichi, cachi, mandarini).
- dolcificante
- prodotti da forno dietetici per diabetici, ricordando che seppur senza zucchero non sono ipocalorici, ma hanno un valore calorico pressoché uguale agli analoghi tradizionali
- vino
- sale limitando il consumo di quello aggiunto in fase di cottura e degli alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità come cibo in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia)
- castagne, patate e il mais sono importanti fonti di amido quindi sono da considerarsi sostituti di pane, pasta e riso
- legumi rappresentano un’importante fonte di proteine vegetali ma contengono carboidrati, quindi è importante rispettare le quantità indicate nella dieta

ALIMENTI CONSENTITI
- verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti
- pesce (fresco o surgelato) non meno di due-tre volte alla settimana
- carboidrati complessi (pane, pasta, riso, fette biscottate) e cereali integrali
- olio d’oliva, aggiunto a crudo e con moderazione
- formaggi da consumare un paio di volte alla settimana; il Grana Padano D.O.P. o Parmigiano possono essere consumati con moderazione con maggior frequanza
- affettati più magri come prosciutto cotto, crudo, bresaola, speck, arrosto di tacchino e pollo privandoli del grasso visibile
- carne sia rossa che bianca proveniente da tagli magri e che sia privata del grasso visibile; pollame senza pelle
- latte e yogurt scremati o parzialmente scremati
- acqua oligominerale almeno 1,5 litri al giorno 


INDICE GLICEMICO DEGLI ALIMENTI
È utile per il paziente diabetico imparare a distinguere gli alimenti in base all’indice glicemico in modo da mantenere sotto controllo i livelli di glicemia ematica.
L’indice glicemico (IG) di un alimento indica l’incremento glicemico indotto dall’ingestione di una porzione di quell’alimento rispetto ad uno di riferimento (glucosio o pane bianco), a parità di contenuto di carboidrati.

I fattori che possono far variare l’IG degli alimenti:
- il grado di maturazione della frutta, più questa è matura maggiore sarà l'indice glicemico, in quanto è aumentato il tenore zuccherino 
- la zona di coltivazione e le variazoni legate al clima e al territorio, può influenzare l'indice glicemico di un particolare alimento
- la cottura dell'alimento, che può far variare l'IG a causa del diverso contenuto di zuccheri tra un alimento crudo e uno cotto
- il grado di cottura degli alimenti a base di amido: maggiore èil tempo di cottura e maggiore risulterà l'IG di quell'alimento; ciò dipende dal rilascio di amido che è maggiore nei cibi più cotti
- la masticazione: più si mastica più si alza l'indice glicemico di un alimento, poichè si va a liberare un maggior contenuto di zuccheri
- il contenuto di fibre solubili presenti in un alimento, un alimento ricco in fibre solubili avrà un IG basso poichè le fibre riducono l'assorbimento del glucosio e riducono quindi il picco glicemico
- il processo di raffinazione dei cereali per cui si eliminano gran parte o tutte le fibre in essi contenute, farà si che un cereale raffinato presentiun IG maggiore rispetto ad uno non raffinato o integrale. 

Alimenti ad ALTO indice glicemico: da 55 a 100 in su
da 55 -60 IG
riso rosso, riso soffiato, cereali special K, semola di grano duro, porridge, riso lungo, mais in chicchi, riso di camargue, pane al latte, orzo perlato, nespole, papaya, melone, castagne, banana matura, datteri, albicocche, bibite gassate, miele, maionese industriale, cioccolato in polvere zuccherato, ovomaltina, senape, ketchup, sciroppo d'acero, Nutella

da 65 – 70 IG
pane di segale con il 30% di segale, pane nero, farina semi - integrale, farina di granturco, farina di grano tenero, riso comune, fette biscottate, polenta, miglio, pane bianco, pane di riso, pane azzimo con farina bianca, amaranto soffiato, patate lessate con buccia, barbabietola cotta, zucca, uva passa, farina di castagne, tamarindo, fave cotte, zucchero di canna integrale.
da 75 – 85 IG
tapioca, pop corn, riso soffiato, riso precotto, crackers, maizena, farina di grano bianco, latte di riso, anguria, purè di patate, rape cotte, sedano rapa, carote cotte 

da 90 - 100 IG e oltre
farina di riso, pane bianco, riso parboiled, fecola di patate, patate al forno, glucosio, sciroppo di mais, birra, sciroppo di glucosio, maltodestrine, datteri secchi

Alimenti a MEDIO indice glicemico: da 40 a 50 
IG 40
farro, pane azzimo realizzato con farina integrale, farina di quinoa, fiocchi di avena, kamut, avena, pane integrale, grano saraceno, pasta integrale, succo di mela senza zucchero, latte di cocco, succo di carota senza zucchero, fave crude, fagioli rossi, prugne secche, cicoria.
IG 45
farina di farro, grano, cous cous integrale, pane di kamut, farina di kamut, bulgur, riso basmati integrale, spaghetti cotti al dente, segale, pane di segale, farina di segale, piselli,: succo di arancia, succo di mango, succo di pompelmo, succo d'uva, mirtillo, uva, salsa di pomodoro, banana non matura, ananas fresco, carote crude

IG 50
mango, litchi, kiwi, cachi, topinambur, patate dolci, succo di mela, succo di mirtillo, succo di ananas, riso basmati, riso integrale, muesli, pane realizzato con il 65% di farina di quinoa, cereali tipo All brain, surimi di granchio, pesche sciroppate, ananas sciroppato, sushi

Alimenti a BASSO indice glicemico: da 0 a 35 
IG 0
tutti i tipi di pesce, tutti i tipi di carne, frutti di mare, uova; the e caffè senza zucchero, acqua, tutti i tipi di olio, parmigiano, formaggio di capra 
IG 5
crostacei, aceto, spezie, erbe aromatiche (prezzemolo, basilico, e così via)
IG 10-15
cipolle, funghi, bietola, broccoli, olive, asparagi, ravanelli, cavolini di bruxelles, finocchio, pinoli, sedano, insalata belga, peperoni, scalogno, cavoli, spinaci, zucchine, cavolfiori, soia, lupini, mandorle, ribes nero, nocciole, noci, arachidi, crusca (sia di grano che di avena), tofu, zenzero, peperoncino
IG 20-25
melanzane, carote, germogli di bambù, carciofi, limone, ciliegie, lamponi, more, anacardi, pompelmo, mirtilli, uva spina, fragole, ribes, lenticchie verdi, fagioli di soia, piselli secchi, fagiolo nano, yogurt di soia, cioccolato fondente, cacao in polvere, orzo, farina di soia
IG 30
fagiolini, aglio, pomodoro, barbabietole, rape, mandarini,passion fruit, pere, fagioli cannellini, lenticchie, lenticchie gialle, ricotta, latte scremato, formaggi freschi, latte di mandorla, latte di avena, latte di soia
IG 35
succo di pomodoro, sedano rapa, melagrana, banane acerbe, albicocche, prugne, arance, mela, fico, pesca, noce di cocco, ceci, fagioli neri, fagioli rossi, fagioli Azuki, fagioli borlotti, quinoa, amaranto, semi di girasole, lievito di birra.








mercoledì 2 maggio 2018

Morbo di Crohn: la corretta nutrizione



CARENZE VITAMINICHE NEL MORBO DI CROHN

La zona più colpita dal Morbo di Crohn, malattia infiammatoria cronica a carattere genetico ed autoimmune dell'apparato digerente, è l'ileo terminale (porzione finale dell'intestino tenue) e il colon (intestino crasso).

A livello dell'ileo terminale l’intestino svolge l’azione di captare Vitamina B12 e di riassorbire i sali biliari immessi dalla cistifellea durante la digestione.
La Vitamina B12 svolge all’interno dell’organismo delle importantissime funzioni; assieme al fattore intrinseco secreto nello stomaco, questa vitamina compone il fattore di maturazione eritrocitario, che porta alla maturazione dei globuli rossi a livello del midollo osseo. Inoltre la Vitamina B12 è implicata nella sintesi del DNA e regola il metabolismo dei glucidi, dei lipidi e delle proteine.
Nei soggetti sani, la Vitamina B12 viene stoccata nel fegato; pertanto è molto difficile valutarne un deficit se non a distanza di anni. Contrariamente a quanto avviene in un quadro fisiologico, nel Morbo di Crohn queste riserve epatiche vengono compromesse, quindi la carenza di Vitamina B12 si instaura velocemente portando ad un’alterazione dei globuli rossi, all’insorgenza di uno stato anemico per carenza di ferro. Un deficit da Vitamina B12 è associato a debolezza, pallore, ittero, stanchezza, lingua liscia, talvolta pruriginosa e arrossata, formicolii, ridotta percezione del dolore, irritabilità, mal di testa, tendenza alla depressione, riduzione dell'efficienza mentale, compromissione dell'equilibrio ed alterazioni del sonno. Non rari i casi riscontrati di possibili alterazioni in gravidanza a carico del feto a causa di malformazioni irreversibili proprio a causa del fatto che la Vitamina B12 rappresenta un fattore metabolico cellulare coinvolto nella sintesi nucleica. Le donne gravide affette da malattia di Crohn devono integrare questa vitamina in maniera più accurata rispetto a coloro che non ne sono affette.


I soggetti colpiti da Morbo di Chron non riescono a promuovere il corretto riassorbimento dei sali biliari a livello dell'ileo terminale; questi stazionano quindi nel lume intestinale dove esplicano la loro naturale funzione trattenendo gran parte della porzione grassa presente negli alimenti. Ciò provoca steatorrea (condizione patologica caratterizzata da presenza di notevoli quantità di sostanze grasse non digerite nelle feci) e la riduzione dell’assorbimento di molecole liposolubili, tra cui principalmente vitamine, che così vengono espulse continuamente provocando ipovitaminosi. Le vitamine principalmente coinvolte nel malassorbimento lipidico sono la vitamina K (importante fattore di coagulazione) e la vitamina D; una sua carenza provoca un'alterazione del metabolismo osseo (rachitismo, osteomalacia e osteoporosi) e porta ad un aumento del rischio di contrarre malattie cardiovascolari.

Nel Morbo di Crohn si riscontra sovente l'alterazione della flora batterica intestinale, talvolta eccessivamente stimolata, mal nutrita o addirittura modificata (a causa della steatorrea e della compromissione generale dell'intestino). I batteri intestinali rappresentano un vero esercito a difesa dell’organismo nei confronti degli attacchi dei patogeni esterni.



DIETA PER LA FASE CRONICA


La dieta comune da adottare in caso di Morbo di Crohn non richiede accorgimenti particolari, ma si può rivelare indispensabile per alleviare i sintomi e i disturbi più importanti apportando un certo sollievo al soggetto malato. Sicuramente è importante prestare attenzione ad una corretta cottura delle pietanze; i metodi più adeguati sono la bollitura, la cottura a vapore, la cottura in pentola a pressione e la cottura a bassa temperatura. Sono da escludere le fritture, le cotture alla griglia e piastra. Da moderare i metodi di stufatura e brasatura, come anche saltatura in padella e gli arrosti al forno.
In questo modo non solo è possibile ridurre l’utilizzo dei grassi, ma anche la presenza di cataboliti tossici che si possono generare durante la cottura come composti di Maillard, acrilamide, acroleina, formaldeide ecc).
Anche nel corso della fase asintomatica, meglio escludere il consumo di latte ed i latticini se non si è abituati ad assumerli con regolarità; questi alimenti contengono infatti elevate quantità di lattosio che necessita della presenza attiva e funzionante dell’enzima intestinale lattasi per essere digerito. Nell’adulto questo enzima inducibile (ovvero attivato dalla presenza di substrato -lattosio) tende a scomparire. Lo zucchero (lattosio) non assorbito, staziona nel lume intestinale esercitando potere osmotico sulla mucosa, richiamando così acqua dai tessuti periferici verso il lume intestinale causando diarrea e disidratazione. Una situazione di questo genere provocherebbe in coloro che sono affetti da Morbo di Chron un riacutizzarsi della patologia; la diarrea acquosa che caratterizza questa malattia è legata infatti già da un ridotto assorbimento glucidico. E’ proprio la diarrea a causare l'alterazione dell’equilibrio elettrolitico di calcio, magnesio e potassio che si manifesta con l'insorgenza di alcuni disagi a carico di nervi periferici e muscoli portando a crampi e ridotta efficienza di contrazione. 

Il kefir essendo una sostanza altamente digeribile, in grado di regolarizzare l’intestino e migliorare lo stato di benessere in pazienti affetti da patologie intestinali come colite, morbo di Crohn e malattie digestive, potrebbe rappresentare una valida alternativa al latte anche per coloro che presentano intolleranza al lattosio. Il Kefir infatti stimola la digestione promuvendo le secrezioni salivari, gastriche e pancreatiche; stimola inoltre la produzione di anticorpi e aumenta le difese immunitarie; grazie all'elevata concentrazione di batteri lattici in esso presenti, protegge e rinforza la flora batterica intestinale. 

Colui che è affatto da Morbo di Chron non ne deve però abusare nel consumo in quanto il Kefir promuove la peristalsi intestinale quindi l'eccesso potrebbe scatenare le crisi diarroiche.
Sempre al fine di tenere l’intestino “a riposo” è consigliabile limitare l'impiego incucina di zucchero e sale (saccarosio raffinato e cloruro di sodio), spezie urticanti (capsaicina del peperoncino, piperina del pepe, gingerolo dello zenzero, isotiocianato del rafano, allicina dell'aglio e della cipolla ecc), bevande alcoliche e alimenti o bevande che contengono stimolanti della peristasi intestinale (bevande o alimenti che contengono caffeina o analoghi, come teobromina, teina ecc).
Una particolare attenzione va posta agli additivi, in particolare quelli contenenti tracce di titanio, considerato un acceleratore dell'infiammazione per il Morbo di Crohn.
Meglio limitare il consumo di funghi: tutti i funghi, anche quelli commestibili, producono una piccola quantità di sostanza venefica; inoltre, questi alimenti, in particolare quelli raccolti, possono contenere tracce significative di inquinanti oltre a risultare difficili da digerire.

In fine è saggio evitare il consumo elevato di alimenti scarsamente digeribili e potenzialmente fermentativi quali frutta, ortaggi, cereali e legumi; come anche l’eccesso di alimenti grassi e/o contenenti grassi di bassa qualità come quelli idrogenati.
Di fondamentale importanza per coloro che sono affetti da Morbo di Chron è il mantenimento del corretto trofismo della flora batterica intestinale. Quindi è giusto assumere una buona dose di molecole prebiotiche (rappresentate principalmente da fibra solubile) da assumere anche in concomitanza a probiotici, in modo tale da aumentare la naturale barriera contro gli attacchi esterni. Altrettanto importanti sono gli acidi grassi essenziali Omega 3 (per la loro capacità antinfiammatoria) e gli antiossidanti naturali (utilissimi nella lotta contro i radicali liberi, l'infiammazione ed la trasformazione neoplastica). Altrettanta attenzione va prestata alla Vitamina B12 che può essere reperita attraverso il consumo di alimenti di origine animale, come il fegato, la carne rossa, il pesce, rosso d’uovo, formaggi stagionati; là dove l’alimentazione non soddisfi i fabbisogni dell’individuo, è possibile ricorrere ad integrazione mediante preparati opportunamente formulati.
Sarebbe invece corretto prestare attenzione all’eccessivo consumo di fibre insolubili presenti nella crusca, nella buccia dei legumi, nella frutta e negli ortaggi, responsabili di incrementare il rischio di diarrea, meteorismo e dolori addominali.

Solitamente il soggetto affetto da Morbo di Chron dovrebbe seguire una dieta a basso residuo fisso, in cui viene limitato il consumo di fibre (che favoriscono la peristalsi) e di alcuni alimenti che vengono digeriti con difficoltà; in questo modo i movimenti intestinali vengono ridotti per non esacerbare i sintomi dolorosi annessi al Morbo di Crohn, come i crampi, la pancia gonfia, la diarrea, i gas intestinali.
Spesso per poter individuare con maggior precisione i cibi che danno fastidio (variabili da individuo ad individuo) si consiglia di annotarli su un diario in modo da poterli riferire allo specialista che deciderà se ridurli o eliminarli dalla dieta.


cibi da evitare

Pane, pasta e riso integrali, cereali integrali, frutta secca, verdure crude, alcune verdure cotte come broccoli, cavoli, mais, cavolfiore, cipolle; carni grasse, carni e salumi affumicati, fagioli e lenticchie, succhi di frutta, marmellate molto dolci, conserve, spezie come peperoncino, curry; edulcoranti sia naturali che chimici; caffè, alcolici, bibite gassate, fritture e dolci elaborati. I latticini, così come il grano, sono da bandire in caso di intolleranze accertate, altrimenti il loro consumo va limitato perché irritante l’intestino.


cibi permessi

Pane bianco e crackers senza semi, riso bianco, verdure di stagione cotte e private di buccia e/o semi, come asparagi, carote, zucchine, fagiolini, zucca, patate, carne bianca o rossa magra, tenera e morbida, uova, pesce frutta cotta.

Si raccomanda di bere molto, fare piccoli pasti durante la giornata, masticando piano e a lungo, per accorciare e favorire il processo digestivo.