sabato 19 aprile 2014

Il cioccolato tante virtù per la salute e l’umore!


Un po' di storia....
Leggenda narra che la coltura del cacao si fosse sviluppata a partire dal terzo re Maya: Hunahpu. Il frutto della pianta del cacao era considerato talmente prezioso che era utilizzato anche come moneta presso la popolazione Maya e successivamente anche dagli Aztechi. Si riteneva che i semi della pianta del cacao avevano un origine divina: "theobroma", da qui la concezione che il cacao fosse "cibo degli dei" (dal greco Theos che significa “dio” e “bromos” cibo), per i suoi effetti e per le sue proprietà nutrizionali.
Il termine italiano “cioccolato” deriva dall’azteco “chocolatl” attraverso la parola spagnola “chocolate”.
La scoperta del cacao fu poi introdotta in Europa dove l'alimento veniva utilizzato come una medicina.
Successivamente, nell'Europa barocca, il cioccolato fu utilizzato in molti modi stravaganti ed elaborati per accompagnare altre pietanze durante i pasti di aristocratici ed ecclesiastici.
l cioccolato svolse un importante ruolo a livello sociale in tutta Europa e in gran parte del mondo come alimento d'élite.
Nel XVII secolo, la cioccolata aveva conquistato quasi tutti: nutriente, digestiva, stimolante, afrodisiaca, efficace contro l'ipocondria, stimolante, utile per utile per la voce, queste erano le principali qualità riconosciute in questo alimento.



….non  scordiamo le numerose proprietà nutrizionali

Sempre maggiori studi evidenziano l'importanza di un consumo regolare di cioccolato per la salute portando ad una riduzione del rischio cardiovascolare del 37%,del rischio diabete del 31%( agendo positivamente sull'insulino resistenza) e del rischio ictus del 29%.

Nonostante il suo contenuto di grassi saturi, studi dimostrano che mangiare il cioccolato fondente non ha alcun effetto sui livelli di colesterolo ematico.

Il grasso nel cioccolato viene dal burro di cacao, il grasso vegetale che si trova nei semi (il cioccolato al latte ha grassi in più dovuti all’aggiunta di latte). Circa il 36% del grasso nel chicco di cacao è costituito da grassi sia mono che polinsaturi, tra cui, l’acido oleico che costituisce la percentuale più elevata. Chiaramente negli altri tipi di cioccolato il contenuto di colesterolo dipende dalla percentuale di latte in essa presente.

Numerosi studi sostengono che il cioccolato, soprattutto quello fondente concorra alla protezione dei nervi da danno meccanico e infiammazione. I grassi buoni entrano a far parte della struttura mielinica protettiva dei nervi e gli antiossidanti li proteggono dal danno ossidativo.

Il cacao è famoso per il suo contenuto in antiossidanti, in particolare di composti polifenolici, soprattutto flavanoli (epicatechina e proantocianine). Questi composti agiscono come forti antiossidanti alimentari. Il cioccolato fondente contiene più antiossidanti e meno zucchero rispetto al cioccolato al latte.

Fra gli anti ossidanti va ricordato anche il ruolo svolto dai flavonoidi contenuti nel cacao, che esplicano anche attività antinfiammatoria, antiaggregante e favoriscono il rilassamento della parete dei vasi sanguigni con ripercussioni positive per la pressione arteriosa. I flavonoidi, inoltre, migliorano la sensibilità insulinica con riduzione del rischio di sviluppare diabete.

Per esercitare tutti questi effetti positivi è importante che il cioccolato sia di ottima qualità, l'Istituto dei Tumori di Milano consiglia il consumo di circa 6,7 g di cioccolato fondente al giorno, ovvero circa mezza tavoletta a settimana.

Il cioccolato è naturalmente ricco di minerali: , ferro, rame, magnesio e potassio. Fosforo, zinco e calcio

Il cioccolato, soprattutto quello fondente, viene ritenuta una sostanza eccitante; nonostante il suo basso contenuto di caffeina, contiene anche teobromina, un parente della caffeina, ma molto meno potente. La
teobromina è un alcaloide noto per ridurre la pressione sanguigna ed ha anche azione lipolitica.

Oltre che al cuore il coccolato fa bene all'umore e questo grazie alla presenza dell'aminoacido triptofano, feniletilamina e seretonina. Studi condotti in tal senso hanno evidenziato come basterebbe assumere 350 mg di triptofano al giorno per avere un controllo positivo sulla rabbia.

Possiamo quindi affermare che un consumo moderato di cioccolato possa giovare all’umore e alla gestione delle proprie emozioni, l’importante come sempre è non esagerare in quanto si parla di un alimento ad elevato tenore calorico.

Va comunque tenuto presente che bambini che sono in grado di mangiare con moderazione ma regolarmente cioccolato hanno il 22% di probabilità di non essere obesi e in sovrappeso in età adulta rispetto ai bambini che non consumano affatto tale alimento.

E' importante infatti abituare i bambini ad un consumo moderato di cioccolato in modo che da adulto possa avere una maggiore consapevolezza delle proprie scelte alimentari e saper dosare e gestire quelli che rappresentano i piaceri della tavola.

Otto buoni consigli per consumare il cioccolato: 

1- in media il contenuto calorico del cioccolato è di circa ottantaquattro chilocalorie per ogni cinquanta grammi, per questo si può mangiare con regolarità ma senza abusarne
2- Si consiglia il consumo nei mesi invernali perchè non solo migliora il tono umorale che può essere influenzato dalle giornate grige ed uggiose, ma aiuta il nostro corpo ad adattarsi con più facilità alle temperature rigide.
3 -La cioccolata contiene inoltre una sostanze che sono dette antiossidanti molto conosciute per la proprietà in esse contenute riguardo la riduzione di rischio tumore, malattie cardiache, anno anche il potere di ritardare l’invecchiamento e rinnovare l’attività celebrale.
4 - A seconda del tipo di cioccolato scelto sono associate proprietà nutrizionali differenti.Stiamo quindi attenti nella scelta che facciamo
5- La cioccolata fondente rispetto contiene più principi nutritivi in quanto è allostato puro rispetto a quello al latte che comunque viene lavorato con altre sostanze.
6- E' un ottimo antidepressivo, ma come per tutte le cose non ne va abusato a causa dl suo alto tenore calorico.
7- Il cioccolato dona luce alla pelle grazie alle proprietà antiossidanti, agisce sull'elastina e il collagene della pelle, contribuendo così a prevenire le rughe e le macchie.Esistono diversi trattamenti per corpo al cioccolato: scrub corpo al cacao e zucchero per eliminare le cellule morte ed ottenere una pelle luminosa; impacchi e bagni di cioccolato fondente per idratare la pelle e aumentare la circolazione; altri trattamenti per il corpo, come pedicure, manicure, massaggi e cere.
8- La teobromina contenuta nel cioccolato aiuta a combattere la cellulite: questa infatti è una sostanza lipolitica, quindi contenuta in molte creme o fanghi adatte per il trattamento della cellulite.




lunedì 31 marzo 2014

SFATIAMO I FALSI MITI SULL'ALIMENTAZIONE

L’uovo crudo è più nutriente di quello cotto?
Falso
Se si cuoce pochissimo l'uovo si migliora la possibilità di assorbire l'albumina, proteina molto utile per l'organismo.
L'albumina dell'uovo crudo, invece, non viene assimilata dall'organismo ma è direttamente eliminata con le feci.
Quando l'uovo arriva alla temperatura di 70°C l'albumina si coagula e può essere assorbita dall'intestino.

 Il colesterolo HDL protegge sempre il cuore?
 Falso
Recentemente all'Università di Harvard è stata individuata una variante di colesterolo "buono"- ovvero di Hdl-colesterolo - in cui era presente una particolare proteina.  Il colesterolo "buono" perderebbe la sua azione protettiva per il cuore quando si lega appunto a questa proteina. Cosa che, per fortuna, non capita sempre.

 Troppi grassi possono influire sulle capacità riproduttive?
 Vero
Almeno a leggere una ricerca condotta a Copenhagen apparsa su l'American Journal of Clinical Nutrition.
Sotto accusa sono soprattutto i grassi saturi, di origine animale, che potrebbero influire negativamente sia sulla quantità che sulla qualità degli spermatozoi presenti nel liquido seminale maschile.

 Il burro in commercio è tutto uguale
 Falso
La UE, con una normativa, ha stabilito alcuni importanti parametri nella produzione del burro, e per il tenore di grasso prevede un minimo dell’82%. L’industria alimentare, però, oggi ha messo in commercio tipi di burro diversi tra loro: il burro leggero (burro 3/4), ha un contenuto di grasso tra il 60% e il 62%; il burro leggero a basso tenore di grasso (burro 1/2) presenta grassi tra il 39% e il 41%; ed esiste anche il tipo a contenuto ridotto di colesterolo.
Questo burro leggero, a freddo, risulta più facilmente spalmabile su pane e fette biscottate. Tutti, però, vanno conservati in frigorifero per evitarne un rapido irrancidimento dei grassi, o più semplicemente il decadimento della qualità.

 Lo yogurt e tipologie di  latte fermentato possono rimanere fuori dal frigo
 Vero
Yogurt e alcuni tipi di latte fermentato sono prodotti acidi che possono essere tenuti fuori dal frigo per qualche ora, senza che vadano a male. La conservazione in frigorifero ne favorisce la conservabilità, oltre a favorire la cremosità così come noi la conosciamo. Al mattino, quindi, questi prodotti possono essere portati a scuola o al lavoro per la merenda di metà mattina. Non bisogna, però, abusare di questo trattamento fuori frigo, e vanno evitati sole e forte fonti di calore dirette.

Il Calcio contenuto negli alimenti è tutto uguale
 Falso
Il Calcio negli alimenti è presente in forma diversa con biodisponibilità differenti e, quindi, non è assimilabile tutto allo stesso modo. Ad esempio l’assorbimento di quello presente in alimenti di origine vegetale, è ostacolato dalle fibre e dai fitati, non digeribili per l’uomo. Al contrario quello presente nei latticini come: latte, yogurt e formaggi, è maggiormente biodisponibile grazie alla presenza di sostanze che ne facilitano l’utilizzo da parte dell’organismo.

 Il forno a microonde cuoce poco gli alimenti?
 Falso
La tecnica è rapida e salutare, visto che non occorre aggiungere condimenti e si conservano meglio alcune proprietà nutritive. E' vero però che il meccanismo di cottura (il microonde cuoce attraverso il surriscaldamento delle particelle d'acqua dell'alimento), può non consentire il raggiungimento di altissime temperature. Quindi, se un rischio c'è, è quello di non consentire una completa distruzione di batteri che possono essere eliminati solo dalle alte temperature. Per questo, almeno per la prima cottura, se temete per l'igiene dell'alimento meglio impiegare la cottura tradizionale.

 Chi è intollerante al lattosio può mangiare lo yogurt?
 Vero
Generalmente le persone intolleranti al lattosio non hanno problemi a consumare lo yogurt, dato che al suo interno sono presenti batteri che parzialmente digeriscono il lattosio. In ogni caso solo il medico può dare informazioni precise sulla quantità di lattosio indicata per ogni persona intollerante, in base alla gravità del quadro.

 La pasta cotta “al dente” si digerisce meglio?
 Vero
Per chi consuma la pasta come primo piatto la cottura al dente è ideale, perché viene digerita meglio e consente di prolungare il senso di sazietà. Attenzione però al condimento. Preferire sughi leggeri, come una semplice salsa di pomodoro con olio d'oliva a crudo.

 La frutta disidratata si digerisce meglio?
 Falso
I frutti cui è stata eliminata gran parte dell'acqua non sono diversi in termini digestivi, rispetto agli omologhi freschi.
Esiste, comunque, una differenza da non sottovalutare. La frutta disidratata, essendo meno ricca d'acqua, tende a concentrare il quantitativo di glucidi, quindi è più calorica a parità di peso

 Una dieta fortemente iperproteica può indurre osteoporosi?
 Vero
Le diete a elevato contenuto di proteine, mantenute per periodi prolungati, possono favorire la demineralizzazione dell'osso. Fondamentale, quindi, è assumere calcio con latte e derivati in quantità corrette, nell'ambito di  un'alimentazione variata che non preveda un eccesso di alimenti proteici come formaggio e carne.

 Tutto il pesce è ricco di iodio?
 Falso
Lo iodio è fondamentale per la salute della tiroide, ma non tutti i pesci ne contengono allo stesso modo. Ne sono particolarmente ricchi i classici pesci dei nostri mari, come saraghi e orate, e i pesci dei Mari del Nord. Tra i
molluschi, vanno benissimo le cozze. Molto più basso è invece il contenuto in iodio dei pesci d'acqua dolce. In questo caso, il contenuto di iodio è inferiore , a titolo esemplificativo, di quello del latte, delle uova e di molti cereali. 

 La spremuta va consumata subito per non perdere la vitamina C?
 Vero
Se è vero che la vitamina C è contenuta in molti alimenti, in particolare frutta (agrumi, kiwi, fragole, frutti di bosco) e vegetali (peperoni e prezzemolo), è altrettanto provato che non sempre il quantitativo "promesso" dalla tabelle nutrizionali si mantiene e può quindi essere disponibile per il nostro organismo. L'acido ascorbico è infatti estremamente sensibile ad una serie di elementi che, purtroppo, lo alterano, come ad esempio l'esposizione alla luce e la  conservazione in frigorifero.

 Il fritto sì, ma solo con il limone?
 Vero
Detto che non bisognerebbe abusare dei cibi fritti e che occorrerebbe sempre effettuare correttamente la frittura, con olio ben caldo,  l'uso del limone ricco di vitamina C può combattere la produzione di radicali liberi nell'organismo indotta da questo metodo di cottura. Del tutto inutile è invece il limone come disinfettante per crostacei e frutti di mare. Solo la cottura può eliminare i germi e i virus eventualmente presenti.

 Il Kiwi può creare allergie crociate?
 Vero
I kiwi possono provocare allergie crociate se il soggetto è sensibile alle graminacee o sindromi da pollini di betulla-noci-frutta a granella. Una reazione crociata è un’allergia di gruppo a proteine simili o imparentate. Chi è sensibilizzato al polline di betulla, per esempio, può quindi reagire in modo allergico anche a kiwi, mele e noci e viceversa.

 Si può ridurre la perdita di vitamina C con la cottura?
 Vero
Per limitare le perdite basta qualche semplice accorgimento. Prima di tutto, meglio consumare al più presto frutta e verdura fresca per ridurre i cali vitaminici già nel frigorifero. I cibi vanno poi preparati curando di tagliare frutta e verdura con coltelli affilati, per evitare di “maciullarli” e distruggere anche la vitamina. Per la cottura, meglio usare poca acqua, aggiungendo i cibi ricchi in vitamina solo nella fase di ebollizione: si forma infatti una “membrana” che protegge
gli alimenti dalla dispersione vitaminica.

Un ananas a fine pasto fa dimagrire?

 Falso
E’ povero di calorie e ricchissimo d’acqua, quindi può favorirel’eliminazione di liquidi, ma non ha azione diretta sul dimagrimento. Semmai, il consumo di ananas alla fine di un pasto può aiutare la digestione. Questo frutto contiene infatti grandi quantità di bromelaina, una sostanza che facilita la “disintegrazione” delle proteine. La bromelaina però si perde con il calore risultando pertanto assente nell’ananas in scatola.

mirtilli proteggono dalla cistite?
 Vero
Almeno per alcune forme di infezione. Infatti in questi frutti di bosco sono presenti particolari composti chiamati antocianosidi, che contengono le antocianine. Queste sostanze sono in grado di combattere alcune famiglie di escherichia coli, un germe presente nell’intestino che a volte risale lungo le vie urinarie sviluppandosi all’interno della vescica.

 Le noci possono aiutare a combattere l’ipertensione legata allo stress?
 Vero
Ma ancora un po' falso in quanto, al momento, i dati di una ricerca che sembra dimostrare questa realtà sono insufficienti per giungere ad una soluzione definitiva.  Lo studio - pubblicato dal Journal of the American College of Nutrition - è stato condotto solo su 22 persone, sane e con alti livelli di colesterolo. Secondo questa ricerca, mangiare 9 noci al giorno diminuirebbe la pressione sanguigna totale, e aiuterebbe a contenere l'aumento della pressione dovuta a situazioni stressanti.

 Le patate hanno le stesse calorie del pane?
 Falso
Le patate sono composte quasi per l'80% d'acqua, e la loro principale componente calorica è legata ai glucidi (zuccheri), che sono presenti sotto forma di amido. Per questo 100gr di patate apportano circa 80 KCal, meno di un terzo di quanto avviene con la stessa grammatura di pane. Nonostante questo, le patate spesso sono "proibite" nelle diete dimagranti, soprattutto a causa dei grassi che vengono aggiunti come condimento, e per l'elevato indice glicemico.

 Bere latte NON aiuta a migliorare la concentrazione.
 Falso
Tra i numerosi elementi nutritivi del latte, ci sono anche particolari grassi chiamati fosfolipidiSecondo una ricerca, pubblicata sul British Food Journal e condotta all'Università di Trier, proprio i fosfolipidi contenuti in quest'alimento potrebbero avere un ruolo nel favorire la capacità di concentrazione e le funzioni cognitive, migliorando anche la risposta allo stress.

 Il piacere per il gusto dolce dipende anche dagli ormoni?
 Vero
 Il Glucagone - ormone che regola il livello di zucchero nel sangue - sarebbe  responsabile anche della sensibilità della lingua ai sapori dolci. Secondo una ricerca dell'Università del Maryland, infatti, proprio bloccando la ricettività delle papille gustative al Glucagone, i cibi sembrano meno dolci.

Cit. http://www.istitutodanone.it/

sabato 15 marzo 2014

toxoplasmosi: cosa c'è da sapere?.... e in GRAVIDANZA?


La toxoplasmosi è una infezione (zoonosi) causata dal parassita Toxoplasma gondii, un microrganismo che compie il suo ciclo vitale solo all'interno delle cellule. Il parassita può infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione. Il Toxoplasma condii è presente su carne, feci di gatto o nel terreno in cui abbia defecato un gatto o un altro animale infetto.

LE INFEZIONI DA TOXOPLASMA GONDII 
La toxoplasmosi si trasmette dagli animali, che spesso non mostrano alcun segno di infezione, alle persone a volte senza causare alcun sintomo. 
Le infezioni da toxoplasmosi umane possono distinguersi in:
- toxoplasmosi in soggetti sani ( spesso infezione asintomatica) 
- toxoplasmosi in pazienti con sistema immunitario indebolito (pazienti immuno compromessi come malati di AIDS e cancro) che sono maggiormente esposti alla condizione di essere infettati dal protozoo.
- toxoplasmosi congenita che parte dal momento della gestazione quando la donna incinta (anche se non ha sintomi) contrae la toxoplasmosi che non viene curata, automaticamente l'infezione passa dalla madre al feto. I bambini che vengono infettati durante il primo trimestre di gravidanza della mamma tendono a manifestare i sintomi più gravi come poi disturbi al cervello e al sistema nervoso causa di attacchi epilettici, problemi nel tono muscolare, difficoltà di alimentazione, perdita di udito , ritardo mentale e danno retinico.
Fino al 90% dei bambini nati con una toxoplasmosi congenita non manifestano sintomi nella prima infanzia, ma una grande percentuale di loro mostrerà segni di infezione mesi o anni dopo.

TRASMISSIONE
Diversi studi hanno dimostrato che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione (dal 30 al 63% dei casi dovuti all’assunzione di carne poco cotta), soprattutto per le gestanti. . È quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. 
Un’altra importante fonte di contaminazione è rappresentata dalla manipolazione della terra degli orti e dei giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che, chi svolge attività di giardinaggio, si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente. 
E' noto che anche il felino che abita quotidianamente nelle nostre case, costituisca uno dei veicoli responsabili della trasmissione infettiva.
Il gatto di casa anche se vive all’interno dell’appartamento, mangia abitualmente cibo industriale (scatolette e/o croccantini), non è mai stato cibato con carne cruda, o prodotti a base di carne cruda comunque può aver contratto l'infezione uscendo magari nei periodi di "calore".
Il vero pericolo per contrarre l'infezione è dai gatti randagi perchè per loro è più facile infettarsi cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.
Quando l'animale si infesta con il protozoo espelle le oocisti (ovvero le uova del parassita) nelle sue feci; quindi nel caso si abbia un pet in casa una opportuna accortezza da adottare è il cambio quotidiano della lettiera. L’espulsione delle uova attraverso le feci del felino avviene per un massimo di 20 giorni consecutivi, dopodiché il gatto acquisisce immunità per il resto della sua vita. 
Sicuramente per evitare di contrarre la toxoplasmosi si consiglia di evitare di mangiare carne cruda o non cotta bene e di lavare accuratamente frutta e verdure che possono essere state contaminate dal concime.
Queste misure cautelative sono soprattutto indispensabili da adottare per la donna in gestazione.

SINTOMATOLOGIA
L’infezione da Toxoplasma gondii si distingue in due fasi successive: 
1- la toxoplasmosi primaria sintomatica: caratterizzata da un periodo compreso fra poche settimane a un paio di mesi in cui il parassita si può ritrovare nel sangue e nei linfonodi in forma direttamente infettante. Questa fase è associata ad ingrossamento delle linfoghiandole, stanchezza, mal di testa, mal di gola, dolore alle ossa, a volte si assiste a febbre e ingrossamento di fegato e milza. 
2-la toxoplasmosi postprimaria asintomatica che si verifica quando il soggetto che ha contratto l'infezione ne resta poi immunizzato per tutta la vita, perché risponde all’infezione con produzione di anticorpi e linfociti specifici.
Questa fase è caratterizzata dall’assenza di segni clinici e di laboratorio dell’infezione acuta, ma con la persistenza del parassita nell’organismo in forma latente (inattiva) non più in grado di manifestare alcun tipo di sintomo, solo in caso di episodi di immunodepressione, l’infezione può nuovamente ricomparire.
Se le difese immunitarie vengono meno (sia per malattia, sia per trattamenti farmacologici), il microrganismo può tornare aggressivo, riprodursi e indurre nuovi danni; in un bambino con sistema immunitario indebolito, la toxoplasmosi congenita può essere fatale.

DIAGNOSI
La difficoltà nella diagnosi risiede nel fatto che spesso la malattia si presenta in forma asintomatica, quindi l'unico modo per diagnosticare con sicurezza la toxoplasmosi è attraverso prove di laboratorio che rilevano i microscopici parassiti nel sangue, nel liquido spinale, nel liquido amniotico,nella placenta, nei linfonodi, nel midollo osseo o altri distretti corporei.
L’infezione induce nel corpo la produzione di immunoglobuline specifiche: nella prima fase della malattia vengono prodotte IgM, successivamente gli anticorpi prodotti sono di classe IgG. 
Il Toxo-test da eseguire su un semplice prelievo sanguigno, permette di verificare l’assenza o la presenza di anticorpi specifici.
Attualmente esistono anche nuovi test genetici capaci di identificare il DNA contenente geni di parassiti della toxoplasmosi dopo che hanno invaso il corpo. Questi test sono utili soprattutto per testare nel liquido amniotico la presenza di toxoplasmosi congenita in un feto, rilevabile anche attraverso gli ultrasuoni. Entrambi i test però non sono ancora sufficientemente accurati e possono dare falsi risultati positivi.

Per la donna in gravidanza il test più attendibile  resta il Toxo-test sul campione di sangue; se la condizione della donna non è nota prima della gravidanza, allora il Toxo-test deve essere prontamente eseguito durante la gravidanza, con la prima serie di esami del sangue entro le prime otto settimane di gestazione. Se la donna è protetta (ha gli IgG) il test non deve più essere ripetuto. Nel caso in cui invece la gestante sia "suscettibile", ovvero non abbia gli IgG né gli IgM, deve eseguire almeno altri due controlli nel corso della gravidanza, a 20 e 36 settimane, per escludere la possibilità di essersi infettata e che quindi il bambino rischi di contrarre una toxoplasmosi congenita.
Nel caso in cui il test dia come risultato la presenza di anticorpi IgM, l’infezione in gravidanza è comunque solo sospetta. Si procede quindi con test sierologici più sofisticati presso centri di riferimento di riconosciuta esperienza sia per accertare la diagnosi sia, eventualmente, per disegnare una terapia. 
Nel caso in cui sia confermata l’infezione, si può eseguire il cosiddetto test di avidità, che è un esame del sangue che consente di sapere se l’infezione è avvenuta nei tre mesi precedenti o ancor prima, e quindi capire se l’infezione è avvenuta quando la gravidanza era già in atto. Se si sospetta che il toxoplasma abbia oltrepassato la barriera placentare ed abbia infettato il bebè, si esegue un’amniocentesi, che consente di verificare con certezza se è il germe è presente nel liquido amniotico”.
Comunque in questi casi, il nascituro, anche se apparentemente sano, dovrà essere seguito per almeno tutto il primo anno di vita da un centro specializzato per poter escludere eventuali danni cerebrali e visivi che insorgano nei mesi successivi.

TOXOPLASMOSI  IN GRAVIDANZA
Va detto che se la mamma contrae l’infezione, non è detto che anche il feto si infetti ma se avviene nei primi mesi di gestazione è comune che si possa verificare un aborto spontaneo, danni al sistema nervoso centrale o lesioni oculari a carico del nascituro. Se invece la mamma contrarre l'infezione verso la fine della gravidanza, il passaggio trans-placentare è più facile, ma i rischi per il bambino sono minori.
Infatti è noto che le probabilità di trasmissione dell’infezione materna al feto aumentano man mano che la gravidanza progredisce. 

Nel caso in cui la donna dovesse essere contagiata durante la gravidanza, è possibile bloccare la trasmissione dell'infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico mirato. Il trattamento più utilizzato è quello con spiramicina, un antibiotico ben tollerato sia dalla madre sia dal feto. Uno studio ha dimostrato che esistono combinazioni antibiotiche più efficaci (pirimetamina e sulfadiazina) almeno nell’impedire la comparsa di postumi all’anno di vita: l’uso di questa combinazione è d’obbligo quando la trasmissione dell’infezione al feto sia dimostrata attraverso l’amniocentesi. Con le attuali possibilità di trattamento, almeno il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visite pediatriche di routine. 

CONSIGLI DI PREVENZIONE IN GRAVIDANZA
  •  cuoci bene la carne, vietate le bistecche al sangue o il carpaccio
  •  Fra i salumi, sono consentiti quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto, no a prosciutto crudo, salame, bresaola, speck , ecc a meno che non vengano consumati cotti nelle pietanze. Anche i wurstel si possono consumare solo cotti
  •  lava le mani con sapone e acqua dopo aver toccato cibi crudi o verdure non lavate
  •  se si vuole mangiare verdura cruda, è importante lavarla con cura, per asportare residui di terriccio. Utile aggiungere nell’acqua di lavaggio un po’ di bicarbonato o di amuchina, che aiutano a rimuovere lo sporco. Risciacquare l'insalata confezionata comprata al supermercato
  •  nessun divieto per la verdura cotta, perchè la cottura è in grado di distruggere il germe
  • congela la carne per qualche giorno prima di cucinarla, perché aiuta a ridurre la probabilità di toxoplasmosi
  •  lava bene i taglieri, gli altri utensili e le superfici della cucina (soprattutto quelle che vengono a contatto con la carne cruda) con acqua calda saponata dopo ogni uso
  • nessuno rischio toxoplasmosi se si consuma pesce crudo, come il sushi, seppure in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella
  •  se sei incinta fai cambiare la lettiera del tuo gatto a qualcun’altro che poi dovrà avere cura di usare detergente o acqua calda per pulirla e di lavarsi bene le mani dopo averlo fatto. Se nessun altro può cambiare la lettiera, indossa dei guanti quando lo fai e lava bene le mani subito dopo
  •  stessa cosa per i lavori di giardinaggio
  •  tieni il tuo gatto sempre in casa per evitare che prenda la toxoplasmosi con gli escrementi,e/o piccoli animali infetti che cerchi di prendere o mangiare
  •  tieni la sabbiera all’aperto e coperta, per evitare che gatti vagabondi la usino come lettiera
  •  non dar da mangiare al tuo gatto carne cruda
  •  tieniti alla larga dai gatti randagi
  •  non prendere un nuovo gatto se sai di essere incinta
  •  usa delle zanzariere per evitare che entrino in casa gli insetti (le feci dei gatti sono il covo preferito di mosche e blatte, e le zanzare potrebbero diffondere le feci, e di conseguenza la toxoplasmosi, sul cibo)



sabato 1 marzo 2014

Dieta in gravidanza







Durante la gravidanza occorre garantire sia per la neo mamma che per il nascituro le richieste energetiche e nutrizionali a loro necessarie. E’ importante sapere che un'eventuale carenza alimentare del feto viene colmata a spese delle riserve di nutrienti della madre; di contro lo stato di salute materno influenza la crescita e lo sviluppo del feto. Per questo motivo in gravidanza occorre prestare una cura e un'attenzione particolari all'alimentazione.


Che cosa mangiare 

Durante la gravidanza cambiano le richieste e fabbisogni:
• Aumenta la richiesta di proteine, che devono essere assunte possibilmente da tutte le fonti alimentari (pesce, carni magre, uova, latte e latticini).
• Indispensabili i cereali, particolarmente virtuosi quelli integrali aiutano a prevenire la stipsi spesso frequente nella donna incinta.
• Non deve mancare la fonte di grassi fornita soprattutto dall’ olio extravergine di oliva   e alimenti ricchi di Omega 3 essenziale per lo sviluppo del sistema nervoso del nascituro
• La presenza di alcune vitamine e minerali resta indispensabile per mantenere in buona salute madre e bambino: calcio, ferro e folati ( essenziale per il corretto sviluppo del tubo neurale del nascituro), vitamine B1, B2, B12 e vitamina A. Per questo la dieta deve essere particolarmente ricca di latte e latticini e di un'ampia varietà di frutta e ortaggi.

Che cosa evitare
In questa fase particolare della vita della donna, l’assunzione di alcuni alimenti deve essere ridotta o addirittura vietata:
Vietato l'alcol, a causa dei gravi problemi che può causare allo sviluppo del bambino, anche nelle fasi finali della gestazione l'alcol può causare alterazioni e sindrome da dipendenza nel nascituro.

  • Consigliabile evitare cibi di origine animale crudi o poco cotti perché potrebbero essere veicolo di pericolose infezioni. Anche gli insaccati andrebbero limitati.
  • Si raccomanda di lavare accuratamente la frutta e la verdura se consumata cruda. 
  • Consigliabile non eccedere con legumi secchi, che possono provocare coliche gassose. 
Quanto peso è concesso acquistare in gravidanza? 
Varia secondo il peso che si ha prima della gravidanza.
• Per le donne che iniziano la gravidanza sottopeso l'aumento necessario è compreso tra i 12.5 e i 18 Kg.
• Per le donne normopeso è tra 11.4 e 16 Kg.
• Per le donne in sovrappeso tra 7 e 11.5 Kg.
• Per le donne obese di circa 7 Kg.

Dopo il parto spesso si cade nell'errore di voler perdere peso a tutti i costi per ritornare in forma.
Tutte le mamme possono cominciare fin da subito a seguire una dieta che consenta di recuperare il giusto peso e di ritornare alla forma fisica che avevano prima, una dieta, se equilibrata e capace di fornire un corretto apporto di tutti i nutrienti, non altera la quantità e la bontà del latte materno, caratterista questa che invece dipende soprattutto dagli ormoni della donna.
E' essenziale per tutte le mamme seguire sempre uno stile di vita sano e di avere pazienza se non ottengono risultati immediati nella riacquisizione del peso. Per non perdere energia, né tonicità di pelle e muscoli, non bisogna seguire una dieta lampo, bensì un programma a lungo termine, magari abbinato a un po' di leggera attività fisica.

Quando cominciare ad intraprendere un regime dietetico appropriato
Solitamente durante la gravidanza, si accumulano nove o dieci chili in più rispetto al peso di partenza, se si accumula più peso, probabilmente la donna durante il periodo di gestazione si è alimentata in modo sbagliato; soprattutto in questi casi si corre il rischio che la neo mamma dopo il parto si auto imponga diete esageratamente ferree che potrebbero nuocere a lei e al nuovo nato. In questi casi, dunque, è consigliato farsi prescrivere una dieta personalizzata da personale esperto.
Alle altre mamme, invece, sono più fortunate e dopo il parto hanno da smaltire circa quattro o cinque chili. In questo caso basterà intraprendere, appena il medico darà il via, un piano appropriato di attività fisica, continuando ad alimentarsi in modo bilanciato e appropriato

La dieta mediterranea 
Resta la dieta migliore anche per tutte le neomamme che hanno da perdere i classici quattro o cinque chili che comunemente vengono acquistati nei nove mesi di gravidanza, riducendo in modo appropriato e sotto la guida di una figura professionale, le quantità abituali, evitando gli alimenti più grassi, come salumi, fritti, dolci elaborati, e di mangiare fuori pasto.
Molto importante, inoltre, bere almeno due litri d'acqua naturale al giorno, essenziale soprattutto per chi sta allattando. Oltre all'acqua, sono utili anche le tisane facendosi guidare nella scelta dal nutrizionista onde evitare sostanze nocive per il bambino se si sta allattando.
Per insaporire i piatti, meglio affidarsi agli aromi e alle spezie puttosto che al sale, che favorisce la ritenzione idrica e aumenta la pressione arteriosa.



sabato 15 febbraio 2014

DOPO LA GRAVIDANZA TI VUOI RIMETTERE IN FORMA? ECCO COME FARE

Dopo la gravidanza e per rimettersi in forma dopo il parto, è giusto riacquistare la forma fisica facendo una corretta attività fisica, basta che sia effettuata in modo adeguato e graduale, senza eccessi. 


SPORT DOPO PARTO NATURALE





  • Dopo tre-quattro giorni, rientrata a casa dall'ospedale, si può subito affrontare passeggiate quotidiane di mezz'ora - un'ora (meglio all'aria aperta se la stagione lo permette), approfittando di andare a fare la spesa, spingendo la carrozzina al parco, stando all'aria aperta. L'importante però è non arrivare a stancarsi. 
  • Dopo una settimana sono consigliabili esercizi di stretching, anche dieci minuti circa per sciogliere i muscoli, da ripetere se il bambino e gli impegni da neo mamma lo permettono, anche nel corso della giornata. Anche per cominciare a ritagliarsi ogni tanto nel corso della settimana un pò di spazio per se stesse, sarebbe interessante cominciare ad avvicinarsi a pratiche quali yoga e pilates che hanno la capacità di rafforzare gradualmente e senza sforzo la muscolatura. Tali attività possono essere svolte anche da casa semplicemente acquistando video appositamente creati che guidano alla buona pratica. Il progressivo benessere che si trae dal prendersi cura di se può aiutare psicologicamente a ristabilire il corretto equilibrio psicofisico che può essersi perso nel corso dei nove mesi di gravidanza. 
  • Dopo due settimane l'impegno fisico può progressivamente diventare più intenso, compatibilmente con il ritmo delle poppate e la stanchezza. Due volte alla settimana, la neomamma può provare ad andare in palestra per esercizi di ginnastica dolce effettuata da personale specializzato. Altra valida alternativa potrebbe essere quella di effettuare corsi di nuoto libero o acqua gym in piscina. L'importante è affrontare la pausa ginnastica con serenità, avendo sufficiente tempo a disposizione e lasciando il bambino serenamente in mani fidate. 
  • Dopo un mese si può ricominciare a praticare lo sport che veniva fatto anche prima della gravidanza come ad esempio: camminate a passo veloce, palestra, nuoto, sci, golf, tennis. Va benissimo due volte alla settimana da integrare con lezioni di yoga / pilates se piace.
SPORT DOPO PARTO CESAREO
Dopo il parto cesareo occorre mostrare una certa attenzione prima di inziare a fare sport o altra attività fisica. 
  • Dopo 10 giorni, se non ci sono state complicazioni e se la neo mamma si sente in grado ( mai sforzarsi se non ci si sente di fare qualcosa), è possibile cominciare ad effettuare camminate a passo svelto; l'ideale è camminare tutti i giorni, aumentando via via il tempo (fino una mezz'oretta) e la velocità dell'andatura. Si può così gradualmente arrivare ad effettuare circa 40 minuti di camminata spedita anche tre-quattro volte alla settimana. Va benissimo anche uscire con la carrozzina, che consente di allenare anche la muscolatura del tronco. 
  • Dopo un mese la neomamma può farsi un programma di allenamento a casa, compatibile con la gestione del bebè. Si comincia con esercizi soft di respirazione e, dopo un paio di settimane, si passa alla tonificazione. 
- Gli esercizi di respirazione dopo un mese. Dopo quattro settimane dal parto cesareo, non prima (per non correre il rischio che si aprano i punti di sutura), comunque sempre a seguito del benestare del proprio ginecologo, si possono fare esercizi di respirazione profonda, utili al recupero della funzionalità dei muscoli più profondi, in particolare della zona pelvica, quelli che durante la gravidanza hanno sostenuto il peso del pancione e che dopo il parto sono molto allungati. Oltretutto tali esercizi risultano anche essere un ottimo rimedio antistress.


- Gli esercizi di tonificazione dopo 50 giorni. Dopo una o due settimane di esercizi di respirazione, a seconda del recupero di ciascuna mamma e del consiglio del ginecologo, è possibile cominciare con gli esercizi di tonificazione vera e propria, da eseguire a casa per circa 15 o 20 minuti almeno tre volte a settimana. In questo modo sarà possibile rassodare l'addome rilassato, glutei, braccia, petto e spalle. tali esercizi risulteranno molto utili alle neo mamme che sono costrette a tenere in braccio i piccoli per lunghe ore durante il giorno. Oltre tutto tali esercizi permettono al seno a recuperare tono e la schiena a ritrovare la postura corretta dopo tanti mesi con il pancione. 

- In palestra. Dopo un mese e mezzo dal parto cesareo, in alternativa agli esercizi di tonificazione a casa, la neomamma può praticare qualche disciplina leggera, sempre con cautela e dietro consiglio medico. Potrebbero essere ottimi attività dolci come ginnastica posturale, Pilates di primo livello, aquafitness e stretching.

Per poter arrivare ad allenarsi in palestra in modo più strong bisogna attendere invece tre-quattro mesi dal parto cesareo, per dare il tempo al taglio superficiale e alle ferite interne di rimarginarsi completamente. Non è consigliabile fare sforzi eccessivi come corsi di aerobca, step, bosu, gag e analoghi. Se non si ama la palestra ottimi sono anche il nuoto o la bici».


PROGRAMMA "MAMMAFIT": MAMMA IN FORMA

Dall'idea di due neo mamme (Elaine Barbosa e Monica Taranto), è stato elaborato il programma di ginnastica per le neo-madri in cui la fanno da padrone esercizi e passeggiate veloci con tanto di passeggino: il manubrio diventa un appoggio per fare stretching o affondi, mentre il pupo viene continuamente cullato godendosi i movimenti della mamma ginnica.
Tale programma permette alle neo-mamme di esercitarsi in compagnia dei propri bambini, senza creare quindi distacco dai piccoli e di altre mammine. 
In questo modo le mamme possono condividere esperienze comuni e scambiarsi consigli attivi, oltre che stare assieme al proprio piccolo che durante il programma può socializzare con gli altri bebè e contemporaneamente essere continuamente cullato dai movimenti ripetuti attraverso il passeggino che è lo strumento maggiormente utilizzato dalle mammine in questo programma di fitness.
Gli allenamenti si possono fare anche con il marsupio: in questo caso il bimbo, a contatto con la mamma, fa anche da peso e amplifica lo sforzo negli esercizi. 
Il programma di allenamento concilia la tonificazione muscolare e il benessere psicofisico della mamma, in quanto rappresenta è un momento di comunione con sè stesse, con il proprio corpo, con il proprio bambino.
Sicuramente è dedicato alle mamme che hanno partorito da almeno sei settimane a cui il ginecologo ha dato l'ok per allenare tutti i distretti muscolari, ponendo particolare attenzione nel recupero progressivo della muscolatura addominale e pelvica.

I benefici legati a tale tipo di attività sono: 
  • Migliora la circolazione sanguigna 
  • Aumento della coscienza corporea 
  • Diminuzione dello stress 
  • Aiuto nel controllo del peso 





E' consigliabile eseguire un programma di tonificazione di questo tipo da una a tre volte alla settimana.



lunedì 10 febbraio 2014

LE PASSEGGIATE CHE MIGLIORANO LA VITA






Tutti sappiamo che lo sport fa bene alla salute, allora come mai anche gli ultimi dati provenienti dai rapporti dell'Istituto Superiore di Sanità si scopre che un italiano su tre è sedentario?
Si stima che oltre la popolazione di "ultra pigri" si somma circa un 40% di persone che segue un'attività fisica talmente modesta da essere lontana dai parametri previsti dalle linee guida riconosciute a livello internazionale.



CAMMINARE: un toccasana per l'intera popolazione, senza contro indicazioni!
Per garantire un buono stato di salute ad ogni età non occorre fare salti mortali anzi!!! Poichè è risaputo che l'eccesso di sport possa essere anche dannoso, è importante comprendere quale è la corretta attività sportiva da adottare.
Basta muovere camminare con costanza, tutti i giorni, abbandonando abitudini spesso consolidate come parcheggiare l'auto sotto casa o davanti al lavoro; cercando di allungare la strada per fare shopping o scendere dall'autobus due fermate prima della destinazione.
Queste buone norme di vita, non hanno limitazioni nè di età nè di status: camminare fa bene ai ragazzi, come alle donne in gravidanza, gli anziani, soggetti affetti da patologie cardiovascolari, obesità, ecc...
Camminare permette di mantenersi attivi anche in stati in cui ogni altra pratica sportiva verrebbe sconsigliata.
I benefici sono infiniti: potenzia gradualmente il tono muscolare, facilita la perdita di peso, mantiene il buon umore, migliora il benessere psicofisico.....l'importante è non esagerare e muoversi del proprio passo in relazione allo stato in cui siamo, ma almeno 30 minuti al dì!
E' infatti noto che minore è lo sforzo, maggiore è in percentuale la quota di grassi eliminata dall'organismo.
Dall'Università di Verona, arriva la notizia che alla velocità del ritmo da passeggiata, il 40% delle calorie bruciate deriva dai grassi; quando la velocità aumenta, il consumo dei grassi si ferma al 20% e le altre calorie l'organismo le va a prendere altrove: nei carboidrati. 

PASSEGGIATE CHE AIUTANO A SCONFIGGERE IMPORTANTI PATOLOGIE
malattie cardiovascolari (infarto, ipertensione arteriosa, ischemia);
diabete di tipo 2;
obesità
depressione;
osteoporosi;
malattie degenerative del cervello (demenza senile, Alzheimer);
alcuni tipi di tumore (in particolare il cancro alla prostata e al colon-retto).

I ricercatori hanno poi concluso il lavoro con alcuni consigli pratici:
• per gli adulti fino ai 65 anni sono consigliabili 150 minuti a settimana di passeggiate, ovvero circa mezz'ora per cinque giorni su sette;
• chi fa abitualmente jogging e mantiene un ritmo di passi più elevato può limitarsi a 20 minuti tre volte la settimana;
• le persone anziane non devono smettere di muoversi, a meno che non ci siano controindicazioni gravi;
• per aumentare i benefici dell'attività fisica occorre non fumare e seguire una dieta equilibrata.

Piano piano si arriva lontani...

L'ideale sarebbe stimato in circa diecimila passi al giorno ( computo totale di circa sette chilometri per un tempo indicativo di 60-80 minuti)...ma non ci si deve far spaventare da questi numeri!

Sarebbe ottimo camminare più volte al giorno, non perdendo alcuna occasione per muoversi nell'arco della giornata. Così, è possibile mettere nel conto i passi percorsi per andare e tornare dall'ufficio, per fare la spesa, per recarsi dal giornalaio, per portare a spasso il cane e così via.
Sarà importante apprendere che i nostri diecimila passi consigliati, non innescano l'appetito e quindi non inducono a recuperare immediatamente quanto si è appena bruciato. Infatti, camminare è un esercizio muscolare moderato e perciò non porta a esaurimento delle scorte di glucosio, con la stessa rapidità che è propria di un'attività intensa come la corsa. Così, lo stimolo dell'appetito resta modesto o addirittura non si manifesta.
E' altresì importante sapere che il solo camminare non serve a perdere peso ma permette di garantire il mantenimento del peso forma; nel caso ci sia bisogno di perdere peso è chiaro che tale pratica debba essere associata ad una corretta alimentazione e ad un'appropriata attività aerobica ( nel caso lo stato di salute lo permetta).



sabato 1 febbraio 2014

Soia e i suoi derivati: tutto quello che bisognerebbe sapere!


La soia è un legume ricco di proteine vegetali ad elevata qualità biologica, contenente molti elementi preziosi per la nostra salute.
Gli isoflavoni contenuti nella soia hanno dimostrato avere un'azione protettiva sulla cartilagine articolare e sulla cute, stimolando i fibroblasti a produrre collagene e acido ialuronico, questa sostanze sono dunque capaci di contrastare l'invecchiamento della pelle e delle articolazioni. Inoltre gli isoflavoni, sono dei fitoestrogeni ( del tutto analoghi dal punto di vista chimico agli estrogeni endogeni) e come tali capaci di contrastare i fenomeni legati alla menopausa (caldane e sbalzi umorali); d'altro canto vanno assunti con parsimonia dalle donne affette da tumore ormone-dipendente ( utero e mammella).


Le proteine della soia potrebbero essere un ottimo sostituto della carne, poiché prive di colesterolo e con un discreto valore biologico, come tutti i legumi però la soia è carente di aminoacidi solforati ed in particolare di metionina. La soia inoltre contiene fitati: sostanze che inibiscono l'assorbimento di minerali come lo zinco. In alcuni particolarmente predisposti, la soia potrebbe rappresentare un alimento non facilmente digeribile e per tanto provocare fastidiosi fenomeni di meteorismo.

Sicuramente le proteine della soia non possono sostituire completamente quelle della carne e del pesce (massimo 20% del fabbisogno proteico). L'apporto di metionina può invece essere riequilibrato semplicemente consumando dei cereali insieme alla soia.
Per conoscenza è bene sapere che esistono molti tipi di soia:
- Soia gialla: quella maggiormente impiegata
-Soia verde: della specie Vigna radiata, conosciuta in Cina col nome di fagiolo "mung"
-Soia rossa: della specie Phaseolus angularis, nota come "azuki"

DERIVATI DELLA SOIA
Olio di soia: viene ricavato dai semi della soia gialla e viene ottenuto mediante estrazione dai semi della soia attraverso una lavorazione particolare con l'utilizzo di solventi chimici. Se si riuscisse a trovare in commercio quello spremuto a freddo e non trattato chimicamente si avrebbe un prodotto ricco in acidi grassi polinsaturi e in vitamina E per tanto molto utile per prevenire le malattie cardiovascolari, soprattutto se utilizzato in sostituzione di burro, margarina ed oli tropicali (bastano 20 grammi di olio di soia non raffinato per soddisfare il fabbisogno giornaliero di grassi essenziali). Ppurtroppo invece quello che si trova comunemente è lavorato a temperature altissime e con mezzi chimici per poterne estrarre di più dal seme. Si tratta perciò solamente di grasso e neanche più tanto ricco di polinsaturi (che con i trattamenti si denaturano).
Dato il punto di fumo piuttosto basso si presenta inadatto per la frittura, in quanto ad elevate temperature tende a formare l'HNE altamente tossico.
Sicuramente è ingiustificato e improprio il termine commerciale che lo vede "più leggero" perché tutti gli olii contengono la stessa quantità di grassi e quindi di calorie.
Latte di soia: può essere prodotto a partire da soia intera o da farina di soia grassa. La soia essiccata viene posta in acqua per una notte ovvero da un minimo di tre o più ore, in relazione alla temperatura dell'acqua. La soia reidratata viene quindi sottoposta a macinatura ad umido con l'aggiunta dell'acqua necessaria a conferire la consistenza finale desiderata. Il rapporto in peso acqua/soia dovrebbe essere di 10:1. Il risultante impasto liquido o purea viene portato a ebollizione per migliorarne il valore nutrizionale tramite inattivazione degli inibitori della tripsina, per migliorare il suo aroma e per sterilizzare il prodotto. centrifugazione ed addizione di nutrienti per equilibrare il valore nutritivo (zuccheri, grassi, vitamine e sali minerali) segue l'omogeneizzazione finale per circa 15-20 minuti e una volta terminato si procede alla rimozione di un residuo insolubile (la cosiddetta okara, polpa di soia) tramite filtrazione.
Tra i pregi legati al latte di soia troviamo l'elevata digeribilità in quanto evita gli effetti legati all'intolleranza al lattosio e alla caseina, il contenuto nullo di colesterolo e la contemporanea presenza di lecitina ed acidi grassi polinsaturi. D'altronde però è privo di vitamina D e calcio, per questo vengono artificialmente addizionati, con lo svantaggio di non essere analogamente assimilati dall'organismo rispetto agli elementi naturali. Il contenuto in ferro è superiore, anche se è presente in una forma meno assorbibile.
Grazie al suo basso indice glicemico ( paragonabile a quello del latte tradizionale), risulta indicato per i diabetici.


Tofu: è il formaggio ottenuto dalla soia, si ottiene cagliando il latte di soia a 75°C con il tradizionale caglio giapponese, il nigari che può essere sostituito da aceto, succo di limone, o sali minerali alcalini. Assomiglia al tomino, compatto, tenero, di colore bianco-crema e ha sapore delicato e piuttosto insipido. È ricco di calcio e foforo e contiene pochi grassi, quasi tutti insaturi. Si cucina in padella, a tocchetti o sbriciolato da solo o con verdure miste, ottimo anche alla piastra o fritto (Aburage).
Germogli di soia: si ricavano dalla pianta appena nata e dal punto di vista nutrizionale hanno caratteristiche nutrizionali comuni sia ai legumi che alle verdure.
Hanno un basso contenuto calorico e sono più digeribili dei semi di soia in quanto la germinazione trasforma parzialmente l'amido e i grassi contenuti nel chicco. Hanno un discreto contenuto in proteine, vitamina C, vitamine del gruppo B, ferro, calcio, zinco. Sono inoltre ricchi di acido folico, una vitamina molto importante per le gestanti e per contrastare gli effetti negativi dell'omocisteina.
Carne di soia: si ottiene dalla farina sgrassata, trattata con agenti chimici e calore per dare vita alla così detta “ristrutturazione”, si ottiene così lo “spezzatino di soia”, di dimensioni variabili e di consistenza simile alla carne, ma a differenza di questa è povera di proteine
Pane e pasta di soia in cui la soia è insieme a quella di frumento.
Tempeh: molto diffuso in Indonesia, è fatto con i semi di soia gialla bolliti e inoculati con un fungo (Rhizopus oligosporus) per un giorno intero. Si ottengono panetti alti circa 2 cm. Può essere tagliato a fettine e fritto oppure arrostito, si impiega anche per zuppe o ripieni di verdure e lasagne.
Miso: è ottenuto dalla lunga fermentazione della soia con acqua e sale e spesso con l’aggiunta di un cereale, solitamente riso o orzo. Dopo una fermentazione di due anni in tini di cedro, si ottiene una pasta scura dall’aroma intenso e caratteristico. Il miso contiene dal 14 al 17% di proteine già in parte digerite e quindi facilmente assimilabili. Contiene vitamine, sali minerali e fermenti lattici.
Salsa di soia: è una salsa fermentata ottenuta dalla soia, grano tostato, acqua e sale. Ha qualità antiossidanti, ma di contro, il contenuto di sale e glutammato non ne rende consigliabile l'uso in diete povere di sodio. Sebbene esistano molti tipi di salsa di soia (lo Shoyu molto usata nella cucina giapponese, che prevede anche l’aggiunta del frumento e più economica ed il Tamari tipica invece della cucina cinese, senza frumento, più densa e particolarmente salata), tutte consistono in un liquido di colore brunastro e dal gusto molto saporito. Il tipico gusto della salsa di soia viene definito in lingua giapponese "umami" ed è in parte dovuto al contenuto naturale di glutammato monosodico. Per essere naturale deve essere ottenuta per lunga fermentazione ( anche 2-3 anni), senza aggiunta di zucchero e conservanti e non deve essere pastorizzata.


Tamari: stessa procedura della salsa di soia, ma usando solo la soia; si usa per brodi, verdure, pesce, uova. E' più proteica della precedente e più saporita.
Tao-you: simile alla salsa di soia ma con soia nera, erbe aromatiche, anice stellato e zucchero di palma
Natto di soia: ottenuto con la soia fermentata grazie all'aggiunta di Bacillus natto, un batterio presente nella paglia di riso (in cui in antichità il processo fermentativo avveniva proprio su un letto di paglia di riso ). Durante la fermentazione le proteine e i glucidi della soia si decompongono e producono i filamenti caratteristici del natto, che si possono allungare fino a 6 metri.
Il natto ha un odore particolare che alcuni trovano disgustoso. Ma i semi filanti sono nutrienti. Durante la fermentazione si producono le vitamine B2 , vit K2( molto simile alla Vit D), ferro, calcio e potassio, . Inoltre il natto contiene enzimi che aiutano la digestione. Nel natto è stata anche trovata la nattochinasi, un enzima che scioglie i coaguli del sangue.

I PERICOLI....
Non tutti gli amanti della soia e dei suoi derivati sa che andrebbe mangiata SOLO la soia fermentata, mentre l'altra soia può addirittura essere DANNOSA per la salute!

Soia FERMENTATA si trova in:
• Natto ( tipico cibo giapponese di fagioli di soia, fatta fermentare da certi batteri, ndt)
• Miso (pasta di soia, preparato con riso o orzo e soia e lasciato fermentare per parecchi mesi, ndt)
• Tempeh (ottenuto dalla fermentazione dei semi di soia, ndt)

Soia NON FERMENTATA si trova in:
• tofu

• gelato di soia

• yogurt di soia
• carne di soia
• lecitina di soia


Perchè non va bene la soia NON fermentata?
La soia contiene grandi quantità di tossine naturali o "antinutrienti", fra questi rientrano gli inibitori di enzimi che bloccano l'azione della tripsina e di altri enzimi essenziali per la digestione delle proteine.
Questi inibitori sono proteine ​​complesse, fortemente ripiegate, che non vengono completamente disattivate ​​durante la normale cottura. Possono produrre gravi disturbi gastrici, una digestione ridotta delle proteine e insufficienze croniche nell’assorbimento degli amminoacidi. Negli animali da laboratorio, le diete ad alto contenuto di inibitori della tripsina hanno causato patologiche del pancreas, compreso il cancro.
La soia contiene anche emoagglutinina, una sostanza che favorisce la formazione di coaguli e fa in modo che i globuli rossi del sangue si raggruppino insieme. Gli inibitori della tripsina e l’emoagglutinina sono inibitori della crescita; iI vitelli svezzati nutriti con farine contenenti soia non fermentata, non riuscivano a crescere normalmente.
La soia contiene anche goitrogeni, sostanze che inibiscono la funzione tiroidea anche in presenza di iodio.
Una grande percentuale di soia è inoltre geneticamente modificata e presenta anche un'alta parcentuale di contaminazione da pesticidi; è infatti ormai noto che la maggior parte proviene da colture USA OGM, manipolata con il Rundup, il tremendo erbicida della Monsanto, che produce sia i semi di soia pronti "al roundup" che l'erbicida stesso.
La soia, come la crusca e la cuticola di tutti semi, è ricca di acido fitico, sostanza che può bloccare l'assorbimento di minerali essenziali come calcio, magnesio, rame, ferro, e specialmente zinco, nel tratto intestinale. C'è da dire che la soia presenta il più alto livello di fitati rispetto a qualsiasi altro cereale o legume, inoltre i fitati presenti nella soia sembrano essere estremamente resistenti alle tecniche normalmente usate per ridurli, come la lunga e lenta cottura. Solo un lungo periodo di fermentazione riduce significativamente il contenuto di fitati della soia.

Quando i prodotti della soia precipitati, come il tofu, vengono consumati con della carne l’effetto di bloccare l’assimilazione dei minerali, normalmente causato dai fitati, è ridotto. I giapponesi mangiano tradizionalmente una piccola quantità di tofu o miso come ingrediente di un brodo di pesce ricco di minerali, seguito da una porzione di carne o pesce. Le persone che sostituiscono la carne con il tofu possono quindi avere gravi carenze di minerali.

I vegetariani che consumano tofu come sostituti della carne e dei latticini rischiano gravi carenze di minerali. Gli effetti della carenza di calcio, magnesio e ferro sono ben noti; quelli dello zinco sono meno conosciuti, ma sono altrettanto negativi. Lo zinco è chiamato il minerale dell’intelligenza perché è necessario per lo sviluppo e il funzionamento ottimale del cervello e del sistema nervoso. Gioca un ruolo importante nella sintesi delle proteine ​​e nella formazione del collagene; è coinvolto nei meccanismi di controllo dei livelli di glicemia ed in questo modo protegge dal diabete; inoltre è necessario per un sistema riproduttivo sano.

D'altro canto sappiamo che le aziende della lavorazione industriale della soia si sono impegnate per cercare di eliminare questi antinutrienti dal prodotto finito, in particolare la proteina ​​di soia isolata (SPI), che è l'ingrediente chiave nella maggior parte dei cibi a base di soia che imitano la carne e i latticini, includendo i preparati per bambini e alcune marche di latte di soia, ma anche questo processo non è scevro da rischi.
La produzione avviene in stabilimenti industriali in cui un impasto liquido di soia viene prima miscelato con una soluzione alcalina per estrarre le fibre, quindi, fatto precipitato e separato mediante un lavaggio acido ed infine neutralizzato in una soluzione alcalina. Il lavaggio acido in serbatoi di alluminio immette alti livelli di alluminio nel prodotto finale. I cagli risultanti sono vaporizzati ed essiccati ad alte temperature per produrre una polvere ad alto contenuto di proteine. Per finire il fagiolo di soia è il trattamento di estrusione ad alta pressione e alta temperatura delle proteine di soia isolate per produrre proteine tissutali vegetali (TVP).
I nitriti, che sono potenti agenti cancerogeni, si formano durante l’essiccamento delle particelle vaporizzate mentre durante il processo di alcalinizzazione si forma una tossina chiamata lisinoalanina.

Negli esperimenti di alimentazione, l'uso di SPI aumentava i requisiti per le vitamine E, K, D e B12 e creava sintomi da carenza di calcio, magnesio, manganese, molibdeno, rame, ferro e zinco. L'acido fitico rimanendo in questi prodotti di soia inibisce notevolmente l'assorbimento di zinco e ferro; animali da laboratorio nutriti con SPI hanno sviluppato organi ingrossati, in particolare il pancreas e la tiroide, e un maggiore accumulo di acidi grassi nel fegato.

Gli isoflavoni di soia come considerarli?
La FDA è stata costretta ad affrontare il tema degli effetti da blocco dei minerali, inibitori enzimatici, goitrogenici, alterazione del sistema endocrino, problemi riproduttivi e sulle maggiori reazioni allergiche derivanti dal consumo di prodotti di soia.

Il Ministero della Salute israeliano ha avvertito che i bambini non dovrebbero più mangiare soia, e comunque non dovrebbero mangiare soia più di una volta al giorno, fino ad un massimo di tre volte alla settimana, e che gli adulti devono stare attenti per l’aumento del rischio di cancro al seno e gli effetti negativi sulla fertilità, può compromettere l’apparato digerente, il sistema immunitario e il sistema neuroendocrino del corpo umano e contribuisce all’aumento dell’infertilità, all'ipotiroidismo e ad alcuni tipi di cancro, tra cui il cancro alla tiroide e i tumori pancreatici. Sicuramente ha avvertito sulle pericolose ripercussioni che si possono avere sulla salute da adulto se somministrata nel periodo dello svezzamento per coloro che risultavano intolleranti al lattosio e/o caseina.
Il Ministero ha concluso che gli ormoni vegetali simili agli estrogeni presenti nella soia possono causare effetti negativi sul corpo umano e hanno esortato i consumatori a ridurre al minimo il consumo di cibi a base di soia.